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Oltre il divano

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SOS adolescenza: a cosa deve stare attento un genitore

Tutti i genitori si preoccupano per i figli adolescenti. Ma a cosa deve assolutamente stare attento un genitore per aiutare il figlio ad affrontare e superare al meglio questa fase della vita?

L’adolescenza è il periodo della vita più impegnativo dal punto di vista della sviluppo psichico, perché è caratterizzata da repentine e profonde trasformazioni sia fisiche che psicologiche. L’adolescente deve lasciare la sua “pelle” di bambino e mettersi alla ricerca della propria identità adulta. In questo viaggio “naviga a vista”, dovendo abbandonare i precedenti punti di riferimento, senza averne ancora di nuovi.

Per questo, l’adolescenza è per tutti complessa ed è difficile, in questa fase, la gestione del rapporto con i figli, che cambiano, si ribellano e si chiudono in se stessi. Una certa dose di conflitto con i genitori e di ribellione è assolutamente normale, anzi dovremmo fare attenzione alle adolescenze troppo tranquille, ai “ragazzi perfetti”, che non mostrano mai malessere, né mettono mai in difficoltà i genitori, perché questa potrebbe essere la spia di un disagio più profondo.

Un adolescente “normale” è in continuo cambiamento, soffre, si ribella, si mette alla prova nelle relazioni, vive le prime piccole grandi delusioni, si strugge per amore, vive in simbiosi con gli amici, tagliando fuori mamma e papà. Ma è un momento nella vita in cui è più che mai importante che un genitore non si tiri indietro e non abdichi al suo compito di tutela e cura, perché il figlio ha più che mai bisogno di lui.

Per trovare se stesso, l’adolescente deve prendere le distanze dai genitori, così come sono stati vissuti nell’infanzia, cioè come figure “onnipotenti” e idealizzate, e trovare una nuova e diversa modalità di rapporto con loro. Ma allo stesso tempo, ne ha più che mai bisogno come fondamentale punto di riferimento, per quanto contestato, e “porto sicuro, in cui trovare conforto e fiducia.

Uno dei conflitti fondamentali dell’adolescenza, infatti, è quello tra emancipazione e spinta all’autonomia, da una parte, e bisogno di dipendenza dall’altra. Questo conflitto può risolversi positivamente solo se l’adolescente si sente appoggiato nella sua esplorazione di sé e del mondo, rassicurato dal fatto di poter sempre contare sui genitori come guida autorevole, fonte di sicurezza e rifornimento affettivo.

Un genitore che, messo in crisi dai cambiamenti repentini del figlio o dai suoi comportamenti, si ritiri in se stesso, si mostri ostile, ipercritico, controlli troppo o viceversa lasci il figlio a briglie sciolte, non tutelando la sua incolumità, non gli fornirà la base sicura per i suoi processi di crescita, per cui si possono innestare svariati problemi.

In questo senso, un rapporto mediamente buono genitore-figlio è una dei principali fattori che garantisce un esito positivo del processo adolescenziale. Non c’è bisogno che un figlio ci racconti per fila e per segno tutte le proprie giornate o i suoi pensieri, se c’è alle spalle una buona comunicazione ed un rapporto di fiducia, sapremo di lui le cose importanti e potremmo monitorarlo e guidarlo, alla giusta distanza, trovando di volta in volta la modalità più opportuna. Questo non garantisce affatto che non ci siano problemi o tumulti, che in parte sono appunto “fisiologici”, ma permette che ad ogni problema venga, con pazienza, trovata un’adeguata soluzione.

Naturalmente, nessun genitore è perfetto, né dovrebbe esserlo, per questo parliamo semplicemente di un rapporto “sufficientemente” buono, di rispetto, ascolto, comprensione e cura. In molti casi, le problematiche di rapporto che si presentano in adolescenza erano già presenti precedentemente, ma la crisi adolescenziale le ha portate ad esplodere. Talvolta, invece, genitori che non avevano avuto problemi nella cura e gestione di un bambino “piccolo”, ubbidiente ed affettuoso, si trovano in difficoltà con un adolescente che li mette in discussione.

A cosa stare attenti: cosa è “normale” e cosa dovrebbe farci riflettere

Abbiamo detto che l’adolescenza è un periodo di profondi cambiamenti che mettono a dura prova i figli, e di conseguenza i genitori. Questi cambiamenti riguardano sia il corpo che la psiche: l’adolescente deve trovare se stesso, letteralmente costruire la propria identità adulta, e rispondere alle nuove richieste di maturità e responsabilità che l’ambiente e la società gli pongono.

Considerando questo duro lavoro, alcune reazioni e comportamenti sono naturali e tipici dell’età:

  • grande attenzione all’aspetto fisico, poiché l’adolescente deve integrare le trasformazioni corporee e le pulsioni legate all’emergere della sessualità adulta;
  • repentini cambiamenti di atteggiamenti, opinioni, gusti: l’adolescente, nella ricerca della propria identità, si cambia mille “abiti” cercando quello più giusto per lui;
  • sfida all’autorità ed alle regole degli adulti, per scoprire le “proprie regole”, il proprio senso morale e costruire una personale visone della vita;
  • grande investimento nel gruppo dei pari e “simbiosi” con gli amici del cuore: nei coetanei, l’adolescente si rispecchia, alla ricerca di se stesso, e sperimenta varie e nuove modalità di relazione;
  • fluttuazioni dell’umore, intolleranza alle frustrazioni, rabbia, apatia: l’adolescente è assediato da pressioni interne ed esterne, difficili da gestire e che si traducono in emozioni e comportamenti fuori controllo;
  • conseguente tendenza agli agiti, cioè alla traduzione dei propri stati interni in comportamenti impulsivi;
  • regressione a comportamenti infantili, come modalità di affrontare lo stress;
  • isolamento e ritiro: l’adolescente si rifugia nella propria camera, nella vita fantastica o nel mondo virtuale, per mettere in “pausa” le pressioni interne ed esterne e gestire le proprie paure e insicurezze.

Quando cercare aiuto

Per quanto l’adolescenza sia un momento di ribellione, di distanza e di “tumulto”, forti manifestazioni di malessere emotivo, comportamenti distruttivi o autodistruttivi, bruschi cali del rendimento scolastico, cattivi rapporti con i pari, eccessivo isolamento e altri segnali di disagio non vanno affatto sottovalutati, anzi possono essere la spia che il ragazzo, e la sua famiglia, stanno avendo difficoltà a compiere la transizione adolescenziale ed hanno per questo bisogno di aiuto.Anche gravi problematiche di rapporto con i genitori sono la spia che qualcosa non sta andando per il verso giusto, soprattutto se la rabbia e la conflittualità non lasciano mai spazio a momenti di sano confronto, affetto, comunicazione positiva.

Ma quali sono le principali manifestazioni del disagio in adolescenza?

Depressione: persistente e significativa alterazione dell’umore, caratterizzata da tristezza, svogliatezza, pianto, caduta della concentrazione, indecisione, pessimismo, autosvalutazione, pensieri di suicidio, ma anche senso di grandezza, iperattività, agitazione, loquacità. Tipicamente è associata a ansia, disturbi dell’alimentazione e del sonno. In adolescenza, raramente si presenta un quadro completo, inoltre può essere difficile distinguere una vera a propria depressione dalle fluttuazioni dell’umore tipiche dell’età. Bisognerebbe porre particolare attenzione ai segnali che spesso, in questa fase, compaiono al posto dell’umore depresso e mascherano la sofferenza (cosiddetti “equivalenti depressivi”): forte irritabilità, disobbedienza, noia, faticabilità, disturbi fisici, ipocondria, esibizionismo, impulsività eccessiva.

Ansia: sentimenti pervasivi di preoccupazione e agitazione, associati a sintomi fisici difficili da controllare, irrequietezza, affaticabilità, difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria, irritabilità, tensione muscolare, alterazioni del sonno, o disturbi fisici quali mal di testa, mal di stomaco, nausea e vomito. In adolescenza, si manifesta spesso con preoccupazioni eccessive relative ai compiti scolastici o alle prestazioni in generale e tendenza al perfezionismo, che genera impegno eccessivo o paralisi ed evitamento. Particolare attenzione dovrebbe essere data all’emergere di attacchi di panico ed alla presenza di fobie o ossessioni.

Disturbi dell’identità: parliamo di disturbi, piuttosto che semplice “crisi” d’identità, tipicamente adolescenziale, quando la confusione, le incertezze ed i dubbi rispetto a sé e gli altri si prolungano nel tempo, comportano elevati livelli d’ansia e creano grave disagio e limitazioni nella sfera personale, delle relazioni, nelle scelte scolastiche o lavorative.

Altre aree di manifestazione tipica di un malessere adolescenziale che meriterebbe un opportuno approfondimento sono:

  • La sfera alimentare con i suoi disturbi (anoressia, bulimia, alimentazione incontrollata). Bisogna porre particolare attenzione alle diete sfuggite di mano, all’eccesso di attività fisica, ai regimi alimentari eccessivamente selettivi e rigidi.
  • L’abuso di sostanze (alcol, droghe, farmaci) in modalità auto-curativa, diversa dalla “semplice” sperimentazione.
  • disturbi psicosomatici (cefalee, problematiche gastrointestinali, disturbi dermatologici, asma, ecc.), come traduzione sul piano fisico di un malessere psichico che non può essere contenuto sul piano mentale o agito all’esterno.
  • disturbi della condotta, i comportamenti antisociali o l’autolesionismo, come espressioni di un’aggressività esplosiva e non elaborata, che si rivolge violentemente all’esterno o contro il soggetto stesso.
  • Difficoltà sociali: cattivo rapporto con i pari, paura dei contesti sociali, ansia da prestazione, eccessivo timore del giudizio, isolamento. Particolare attenzione andrebbe posta all’assenza totale di amicizie ed al ritiro sociale.
  • Problematiche scolastiche: le difficoltà ad applicarsi allo studio e dirigere i propri processi cognitivi di attenzione, concentrazione, pianificazione, possono essere la traduzione di un malessere emotivo che paralizza il piano mentale. Andrebbero indagate le ragioni alla base dei cali del rendimento scolastico, che possono essere dovuti a difficoltà di gestire le pressioni pulsionali, senso di inadeguatezza, ansia, depressione o esperienze “traumatiche”.

Non bisognerebbe esitare, in caso di dubbi, a contattare un professionista, cioè uno psicoterapeuta esperto in adolescenza, perché un intervento sull’adolescente e sulla famiglia in questa fase della vita, così “mobile” dal punto di vista dello psichismo, può dare risultati molto difficili da ottenere in una fase successiva, quando il disagio si sarà ormai strutturato e cronicizzato.

Bibliografia

Ammanniti M. (2002), Manuale di Psicopatologia dell’adolescenza, Raffaello Cortina Editore, Milano.