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I miei genitori non mi apprezzano: gli effetti di ipercritica e svalutazione genitoriale

Non c’è niente di più doloroso del non sentirsi amati per quello che si è, ma solo per ciò che “si dovrebbe” essere. Questo è il triste destino dei figli di genitori ipercritici e svalutanti. Quali sono le conseguenze?

Fai il bravo, impegnati un po’ di più

Non sei stato abbastanza veloce

Da renderci felici

Ti ameremo, proprio come sei

Se sarai perfetto

(A. Morrissette)

Quello tra genitori e figli è un rapporto complesso, fatto d’amore, identificazioni, proiezioni, bisogni e desideri più o meno consapevoli che chiedono un loro appagamento, ostilità e rabbia se tale appagamento viene frustrato.

Prima della nascita di un figlio, ogni genitore nutre delle “fantasie”: come sarà il bambino, le proprie caratteristiche come mamma o papà, il tipo di legame che si instaurerà, come sarà la vita familiare.

Queste “fantasie” sono immagini interne fatte di un misto di aspettative, speranze e paure, ci sono sempre, anche se il genitore non ne è consapevole, e sono fortemente condizionate dalle esperienze infantili del genitore stesso.

Il figlio “reale” non corrisponderà mai a questo figlio “immaginato”, anche se potrà avvicinarsi ad esso in misura maggiore o minore, a seconda dei casi.

In condizioni sufficientemente buone, il genitore sarà in grado di accogliere ed amare il figlio così come è, anche se si distante dalle sue aspettative, che saranno pian piano rimodellate sul figlio “reale”.

Aspettative genitoriali: quando qualcosa va storto

Purtroppo, i genitori che non hanno fatto i conti con il proprio passato e con i propri bisogni infantili non elaborati, possono avere problemi ad accettare un figlio che non fornisca loro l’appagamento narcisistico di cui hanno un disperato bisogno.

In particolare, i genitori narcisisti hanno grandi difficoltà in tal senso, poiché investono i figli di forti aspettative relative al loro “Io ideale”: i figli sono vissuti come un prolungamento di sé e inconsciamente incaricati di colmare i vuoti del genitore, risarcirlo di ciò che non ha avuto, riuscire dove lui/lei ha fallito.

Vivrò attraverso te: se sarai il migliore, forse lo sarò anche io

I genitori narcisisti si identificano eccessivamente con il figlio: si preoccupano troppo di questioni che sono state rilevanti nella loro infanzia (accettazione nel gruppo dei pari, riuscita negli studi o nello sport, ecc), immaginando che lo siano anche per il figlio, mentre stanno facendo solo una grande confusione e sovrapposizione.

Nella convinzione di agire “nel bene” del figlio, lo spingono ad essere/fare ciò che loro avrebbero voluto per se stessi, gli danno tutto ciò che loro avrebbero desiderato, non riconoscendolo nella sua identità e separatezza.

Così, i figli si trovano a fare i conti con problemi che non gli appartengono, ma sono “trasmessi” loro dalle precedenti generazioni, prendendo sulle proprie fragili spalle il peso della storia familiare (si può facilmente risalire a tematiche che coinvolgono la generazione dei nonni, ma si potrebbe virtualmente risalire ancora più indietro).

Non chiedo tanto, con tutto quello che faccio per te!

I genitori narcisisti sono esigenti e perfezionisti. Possono essere sia autoritari sia permissivi e iperprotettivi, in ogni caso risultano controllanti, poiché vivono il figlio come un proprio prolungamento, godendo dei suoi “successi” (di cui si prendono il merito) e soffrendo delle sue difficoltà, come fossero le proprie.

Possono passare velocemente dall’idealizzazione alla svalutazione, trattando il figlio come un “principino” e poi rimproverandolo e denigrandolo se non si adegua ai propri standard. Spesso fanno paragoni per “spronare” il figlio, con il risultato di farlo sentire sempre inadeguato.

Spesso giudicano e criticano. Dal canto loro, sono molto permalosi: si offendono facilmente e non accettano le critiche. La responsabilità o la colpa è sempre altrove, mai loro.

Tendono a fare le vittime e a farsi passare per genitori “perfetti”, le loro frasi tipiche sono: lo dico/lo faccio solo per il tuo bene, con tutto quello che faccio per te, io non ho avuto tutto quello che hai tu, ecc.

Non è come pensi, lo faccio per il tuo bene

I genitori narcisisti ricorrono spesso alla manipolazione e al ricatto emotivo: tendono a suscitare nei figli sensi di colpa immotivati, li fanno sentire responsabili per i propri stati d’animo, con una conseguente inversione di ruolo: sono più i figli a prendersi cura dei genitori, a livello affettivo, che i genitori dei figli.

Questa inversione di ruolo può essere difficile da notare, poiché le loro carenze non riguardano il piano concreto e materiale, ma sono di tipo psicologico e affettivo.

Spesso generano nei figli confusione mentale, poiché non riconoscono la natura della loro invadenza e tendono a farla passare per genuino amore genitoriale, rendendo ai figli molto complicato ribellarsi senza sentirsi in colpa.

Conseguenze di un genitore ipercritico e svalutante

Purtroppo, le conseguenze a livello psichico sono gravi, poiché un figlio che viene riconosciuto e rispecchiato non nei propri bisogni, ma secondo quelli distorti e proiettati del genitore, avrà difficoltà a costruire una propria identità autonoma e separata.

Il bambino, per conoscere se stesso ed entrare in contatto con le proprie emozioni ed i propri bisogni autentici, ha bisogno che il genitore gli faccia da “specchio”. Il genitore deve essere capace di sintonizzarsi emotivamente con il figlio e restituirgli un’immagine adeguata, che il bambino userà come base per la costruzione del Sé.

Purtroppo, il genitore narcisista, gravemente carente di empatia, sarà per il figlio uno specchio deformato: il bambino, negli occhi del genitore, non troverà se stesso, ma le aspettative e i bisogni del genitore, costruirà dunque un “falso Sé”, attraverso cui cercherà di adattarsi alle richieste dell’ambiente.

Il figlio avrà difficoltà a capire i propri stessi bisogni e desideri, sarà insicuro, ansioso, depresso, “disturbato”, non si sentirà mai all’altezza, poiché niente di ciò che è stato o che ha fatto è stato mai “abbastanza”.

Potrà anche reagire ribellandosi, con comportamenti oppositivi e provocatori, iperattività, difficoltà d’attenzione, ma anche in questo caso rimarrà la confusione circa i propri autentici bisogni e le proprie emozioni e la profonda mancanza di autostima.

Potrà lui stesso sviluppare aspetti narcisistici e sarà a rischio per diversi disturbi psichici, che potranno manifestarsi già nell’infanzia o esplodere in adolescenza e permanere, se non trattati, in età adulta, compromettendo la qualità della vita e le relazioni interpersonali.

Per informazioni e appuntamenti: contatti.

Psicologa Psicoterapeuta Acilia (Ostia, Infernetto, Casal Palocco-Axa) e Corso Trieste, Roma.

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