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Oltre il divano

Approfondimenti e novità dal mondo della psicologia

Aiutare i bambini ad amare la scuola

Quanto è importante che i bambini abbiano un buon rapporto con la scuola? Ci sono rapporti tra intelligenza, emozioni, autostima e risultati scolastici?

L’intelligenza cresce e porta frutti solo nella gioia. La gioia di imparare è indispensabile agli studi come la respirazione ai corridori.
S. Weil

La scuola, dopo la famiglia, è il principale contesto di sviluppo del bambino. Non è solo, né principalmente, luogo di istruzione, cioè di apprendimento di nozioni di storia, italiano o matematica, ma è una vera e propria palestra di vita, dove il bambino impara a pensare, stare con gli altri, essere autonomo e responsabile, farsi domande e, non da ultimo, impara ad imparare, cioè a gestire i processi di apprendimento che gli permetteranno, per tutta la vita, di padroneggiare cose diverse e sempre più complesse.

È molto importante che i nostri figli siano aiutati e sostenuti nello sviluppare un rapporto positivo con la scuola, perché l’esperienza scolastica, inevitabilmente, condizionerà il loro senso di valore personale ed il loro futuro.

Per apprendere bisogna stare bene. Ansia e paure bloccano il pensiero

È fondamentale comprendere che i processi cognitivi alla base delle capacità di apprendimento (attenzione, concentrazione, memoria, pianificazione, ecc.), non sono a sé stanti rispetto al resto del funzionamento psichico, ma strettamente connessi.

Un bambino, per applicarsi allo studio, deve avere sufficiente tranquillità emotiva e fiducia in se stesso e nelle proprie capacità. Se prevalgono i vissuti negativi, l’ansia, le paure e la mancanza di autostima, il bimbo manifesterà disagio in diverse forme, tra cui svogliatezza, disattenzione, iperattività o rifiuto dello studio. Il rapporto con la scuola diventerà così un campo di battaglia, in cui esprimerà tutto il proprio malessere, uscendone sempre perdente.

Attenzione al braccio di ferro tra genitori e figli

Un continuo braccio di ferro con i genitori non può che esasperare la problematica e far precipitare la situazione. Il bambino si sentirà incompreso e ancora più incapace, mentre dovrebbe essere aiutato ad approcciarsi allo studio con fiducia e curiosità.

Ogni bambino ha il diritto di vivere i percorsi di apprendimento legati alla scuola come possibilità di imparare cose nuove e di essere sempre più autonomo e capace, piuttosto che come terreno su cui venire sempre misurato, giudicato o umiliato.

Gli atteggiamenti da evitare:

  • interessarsi eccessivamente ai voti dei nostri figli
  • pressarli per fare i compiti
  • controllarli in continuazione
  • criticarli
  • fare i compiti al posto loro
  • giustificarli se non hanno studiato o non mandarli a scuola il giorno dopo

sono tutti modi di porre l’attenzione esclusivamente sui risultati, in termini di voti e di giudizio degli insegnanti, piuttosto che sui processi di apprendimento e crescita, che sono ciò che invece andrebbe valorizzato.

Anche assolvere sempre i figli o criticare gli insegnati è deleterio, perché non insegna loro il senso di responsabilità.

A cosa serve studiare?

Il bambino, approcciandosi allo studio, sviluppa alcune capacità fondamentali per la sua vita futura, e soprattutto per il suo benessere personale:

  • trovare la motivazione, anche se impulsivamente preferirebbe fare altro, quindi essere responsabile;
  • focalizzare lattenzione, distogliendola da altri stimoli, e mantenersi concentrato;
  • pianificare le attività in vista di un fine e organizzare il loro svolgimento in relazione al tempo a disposizione;
  • elaborare i contenuti, andando oltre la superficie e facendo collegamenti con ciò che già si conosce;
  • gestire l’ansia rispetto alle proprie capacità, alla prestazione ed al giudizio esterno.

Una delle principali acquisizioni che il bambino fa attraverso le esperienze di apprendimento senso di controllo interno, cioè la consapevolezza che gli eventi della nostra vita, i risultati che otteniamo, non dipendono dal caso, dalla fortuna o dagli altri, ma sono il frutto dei nostri comportamenti e della nostra volontà.

Il bambino, inoltre, sviluppa il senso di responsabilità, per questo deve essere in prima persona responsabile delle proprie attività scolastiche, gestire il proprio studio, prendersi cura del materiale scolastico, preparare la cartella per il giorno successivo, annotare i compiti ed eseguirli in autonomiaIn questo modo, rafforza la propria autostima, basata sul fatto di essere capace di realizzare i propri obiettivi, portare a termine i propri doveri e sentirsi competente.

Mai sostituirsi ai figli! Non siamo noi i protagonisti

Il genitore che diventa protagonista della vita scolastica del figlio, che lo controlla eccessivamente o si sostituisce a lui nei compiti, oppure lo travolge con le proprie ansie ed aspettative, lo priva della possibilità di sperimentarsi e potenziare queste capacità fondamentali, che sono molto più importanti, nella vita del voto nella verifica del primo quadrimestre!

In questo senso, anche premi e punizioni per i compiti o i voti sono fuorvianti, perché non fanno che porre l’accento sui risultati, invece che sul processo. Il bambino deve trovare in se stesso la motivazione ed il piacere per lo studio, che è il piacere di riuscire, di sentirsi competente, di ampliare i propri orizzonti e le proprie capacità, di vedere i frutti del proprio impegno, non certo di ottenere regali o concessioni!

No all’ansia da prestazione, sì alle passioni

I genitori dovrebbero in ogni modo alleviare, o per lo meno non stimolare, l’ansia da prestazione dei figli, mostrando loro chiaramente di tenere più ai loro sentimenti ed alle loro esperienze che ai voti, evitando i paragoni e non alimentando mai la competizione.

Bisognerebbe spiegare ai bambini che l’intelligenza non ha niente a che fare con i voti e che i progressi personali non si misurano confrontandosi con gli altri, perché ognuno ha i propri punti di forza e di debolezza, i propri interessi e le proprie capacità.

Bisognerebbe, inoltre, incoraggiarli nelle loro passioni e materie preferite, aiutandoli con quelle in cui riescono meno bene, ma senza ossessionarli, anzi spiegando loro che è perfettamente normale riuscire meglio in delle materie piuttosto che in altre, che però potrebbero un giorno darci soddisfazioni se impariamo ad amarle. In altre parole: se vostro figlio ama il disegno, e meno la matematica, andate a cercare un bravissimo maestro … di arte!

Un bambino che riesce a studiare bene è un bambino sereno

Un bambino che riesce a portare a termine i propri dovere scolastici è più sereno, perché la continua sensazione di essere venuto meno al proprio dovere, di non essere capace, la conseguente vergogna ed il senso di inadeguatezza, lavora profondamente nei bimbi, anche in quelli che non lo danno a vedere apertamente. Viceversa, applicarsi con soddisfazione allo studio permette al bambino di sentirsi capace, autonomo, di aver fiducia in se stesso, quindi nel proprio futuro.

È importante ricordare che studiare bene non è studiare troppo: un bambino che si rifugia nello studio, fa i compiti in maniera maniacale ed è ossessionato dai voti, anche se è il primo della classe, non è un bambino felice. Un rapporto sereno con la scuola è più importante di un 10 e lode!

I bambini esprimono il proprio malessere psicologico ed emotivo in due modi fondamentali: volgendolo all’interno, con tristezza, ansia, depressione o somatizzazioni, oppure esplodendo all’esterno, con comportamenti oppositivi, provocatori o iperattività. Gli adulti di riferimento, sia genitori che insegnanti, sono meno portati a comprendere ed accogliere questa seconda modalità, anche perché obiettivamente più fastidiosa e disturbante, anche se questi bambini non soffrono assolutamente meno di quelli che si mostrano tristi e remissivi.

I bambini non vanno etichettati!

Ci sono bambini che si mettono sui libri ma non riescono ad assimilare, altri che si distraggono in continuazione o diventano iperattivi e non riescono a stare seduti, altri ancora che mostrano svogliatezza, oppositività, rabbia. Molti di questi bimbi preferiscono rifiutare attivamente lo studio, piuttosto che affrontare i pensanti vissuti di fallimento e inadeguatezza relativi al non riuscire.

Per questo, bisognerebbe stare molto attenti a non etichettare i bambini come “svogliati” o “patologici”, senza comprendere le ragioni profonde delle difficoltà di apprendimento. Non tutte le difficoltà scolastiche sono dovute a disturbi specifici dell’apprendimento, e tanto meno a cattiva volontà del bambino!

Accettare le difficoltà ed aiutare a superarle

È importante comprendere ed accettare le difficoltà dei nostri figli, senza cercare di nasconderle o sminuirle, perché una buona autostima si basa su un senso di sé realistico, non inflazionato né deprezzato, e il confronto con la realtà è il terreno più sicuro per accettarsi e migliorarsi.

Bisognerebbe insegnare si bambini a tollerare i fallimenti, piuttosto che negarli, e ad imparare dagli errori. E, soprattutto, che il proprio valore non è nei risultati ottenuti, ma in noi stessi, e che le prestazioni possono sempre migliorare, se capiamo dove abbiamo sbagliato e troviamo le giuste soluzioni, che sono quelle adeguate e su misura per noi.