La procrastinazione: i rischi del “farlo domani” – Psicologa Roma Acilia Ostia – Psicoterapeuta Infernetto Casal Palocco – Online
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La procrastinazione: i rischi del “farlo domani”

Continuare a rimandare impegni e decisioni importanti: è solo pigrizia? Cosa c’è dietro la tendenza a procrastinare e come uscirne.

Non c’è niente di così faticoso come sostenere l’eterno peso di un compito non concluso.

(W. James)

La procrastinazione è la tendenza a rimandare continuamente un impegno o un’attività, con l’intenzione di prendere tempo o di non fare quello che si dovrebbe.

Se occasionalmente può capitare a tutti di rimandare qualche incombenza, quando la procrastinazione è continua e pervasiva rivela non, come si potrebbe pensare, pigrizia o cattiva volontà, ma una vera e propria difficoltà di gestione di stress, ansia e conflitti interiori.

Infatti, questa forma del rimandare non dipende tanto dall’assenza di autocontrollo ed organizzazione, quanto da un potente meccanismo interno che impedisce di portare a termine determinati compiti ed impegni, per precise ragioni, spesso inconsce.

Procrastinazione, evitamento e lo strano compromesso

La persona, attraverso la procrastinazione, evita il confronto con le emozioni spiacevoli associate al cimentarsi nel compito che sta rimandando: può trattarsi di ansia, senso di inadeguatezza, timore di fallire, legati ad una bassa autostima, oppure paura di decidere ed assumersi la responsabilità delle proprie azioni, causata da insicurezza o conflitti.

In qualche modo, si sceglie il “male minore”: meglio rimproverarsi per la propria presunta pigrizia e disorganizzazione, che affrontare le paure più profonde, sentirsi incapaci, rischiare di fallire, o confrontarsi con un doloroso conflitto interiore.

La procrastinazione ha una funzione di compromesso: non sia abbandona il proposito, si continua semplicemente a spostare nel tempo la realizzazione dell’azione, di fatto ad evitarla, senza prendersi la responsabilità né di portarla a compimento né di rinunciarci definitivamente.

Le cause del continuo rimandare

Le cause della procrastinazione sono molteplici e complesse, variano da persona a persona e caso per caso, per questo vanno analizzate individualmente con uno specialista, che aiuti a individuarle e a risolverle.

Possiamo portare avanti qui alcune riflessioni generali e passare in rassegna le più frequenti dinamiche legate al rimandare.

Bassa autostima, ansia e insicurezza

Chi ha una bassa autostima fatica ad affrontare nuovi compiti o impegni, perché ha paura di non essere all’altezza, di non riuscire bene, di dimostrare tutta la propria (presunta) incapacità.

Il fatto di impegnarsi veramente e rischiare di fallire è uno scenario così devastante che è meglio percepirsi come pigri o disinteressati, oppure accampare “scuse” come la mancanza di tempo e le richieste degli altri che non lascerebbero spazio all’impegno, in realtà temuto.

Anche chi è ansioso ha difficoltà a confrontarsi con le sfide e le incognite, spesso nella sua mente presunti ostacoli o pericoli sono amplificati, dunque posticipare diventa il modo di evitare di affrontare le proprie paure.

Il perfezionismo, una tendenza legata sia all’ansia sia alla bassa autostima, può portare a rimandare continuamente una prestazione perché la pretesa, più o meno conscia, è che il risultato sia perfetto e questa inflessibile ricerca di perfezione risulta paralizzante.

Il procrastinatore può manifestare un pensiero “tutto-o-nulla”: se non faccio tutto perfettamente, meglio non iniziare proprio, con la conseguenza, in effetti, di non iniziare mai, perché “l’ottimo è nemico del bene”, cioè la perfezione è uno standard irraggiungibile, nemico delle cose fatte bene, o anche semplicemente fatte.

Conflitti interni o esterni, autosabotaggio

Un altro scenario possibile è quello del conflitto: se una parte di noi vorrebbe fare qualcosa, ma un’altra parte vorrebbe l’opposto, rimandare l’impegno o la decisione diventa una via di fuga dal conflitto interiore, più o meno conscio, che andrebbe invece affrontato e risolto alla radice.

Il conflitto può essere anche di tipo relazionale: se ci sono pressioni esterne che spingono verso impegni a cui, in realtà, ci si vorrebbe sottrarre, posticipare può essere espressione di una ribellione e di una rabbia che non si è in grado di far uscire allo scoperto, un tentativo (disfunzionale) di recuperare il controllo e non cedere alle richieste altrui.

La procrastinazione può essere anche una forma di autosabotaggio per chi non pensa di meritare un successo, o per chi teme che quel successo potrebbe creare tensioni e squilibri all’interno del proprio contesto di vita.

Una soluzione fallimentare ed un lavoro da fare

Ogni evitamento conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara l’evitamento successivo.

(G. Nardone)

Purtroppo, la procrastinazione è un meccanismo che tende ad aumentare, non certo a ridurre, l’ansia, l’insicurezza e i conflitti: i pensieri del procrastinatore si agitano attorno alle questioni evitate in modalità ossessive, che amplificano il disagio e le paure immaginarie, e l’inazione porta a sentirsi ancora più fragili e incapaci, oltre a creare stress e tensioni con l’ambiente circostante.

Anche quando crede di aver accantonato il pensiero dell’impegno evitato, il peso del sospeso, o il senso di colpa per stare venendo meno ai propri doveri, seguono come un’ombra nera il procrastinatore, abbassando ulteriormente la sua autostima e inquinandone l’umore ed i pensieri.

In ogni caso, la procrastinazione è segno di una lotta interiore: se la parte di sé che crea la paralisi è una parte ansiosa e spaventata, in terapia si lavorerà sull’autostima e la sicurezza, se è una parte ostile ed arrabbiata, bisogna farla uscire allo scoperto e dialogarci, se è una parte infantile che non sa prendersi le proprie responsabilità o sottrarsi alle richieste esterne, si lavorerà sull’autonomia e sulla crescita interiore.

Per informazioni e appuntamenti: contatti.

Psicologa Psicoterapeuta Acilia (Ostia, Infernetto, Casal Palocco-Axa), Roma.

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