ANCHE ONLINE !
+39 348 490 8170

Oltre il divano

Approfondimenti e novità dal mondo della psicologia

L’inconscio: siamo padroni a casa nostra?

La nostra mente è costituita da una “piccola” parte cosciente, più o meno sotto il nostro controllo, ed una grande parte sommersa, i cui processi operano in parallelo e al di fuori della consapevolezza. Che ruolo ha questa parte nelle nostre vite?

Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino.

(C.G. Jung)

Forse non si può dire che la psicoanalisi abbia “scoperto” l’inconscio (anche se talvolta si dice), ma sicuramente è stata la prima a sottoporlo a indagine scientifica.

Di fronte all’irrazionalità dei comportamenti umani, il padre dell’analisi, Freud, si è chiesto se veramente le persone abbiano il controllo della propria mente, se il loro “Io” cosciente e razionale sia  padrone a casa sua, o ci sia nascosto qualche servo infedele che si diverte a mettere tutto sottosopra quando il proprietario di casa è girato.

Si è arrivati a una conclusione sconcertante, che oggi tutti diamo più o meno per scontata (anche se di fatto, spesso, ce ne dimentichiamo), ma un tempo ha dato grande scandalo: non solo l’Io non è il padrone di casa, ma non è neppure il più importante degli inquilini.

Si dice che tre scoperte abbiano dato il “colpo di grazia” al narcisismo umano: la scoperta che la terra non è al centro dell’universo, ma umilmente gira, insieme agli altri pianeti, attorno al sole; la scoperta che l’uomo discende dalle scimmie, dunque è un animale come un altro, e la scoperta dell’inconscio: non solo siamo animali, ma pure “posseduti” è troppo!

Di tutte queste incredibili scoperte, quella dell’inconscio mi sembra la più affascinante, perché per quanto possa essere interessante esplorare lo spazio, l’esplorazione del nostro mondo interno è un viaggio ancora più avventuroso e indispensabile.

Vediamo un po’, in estrema sintesi, i risultati delle indagini che da più di un secolo la psicoanalisi porta avanti sul mondo inconscio, oggi anche con l’aiuto delle neuroscienze (ovviamente è una presentazione molto parziale, mi scuso per le semplificazioni).

La nostra mente è più sofisticata del più moderno computer … e lavora anche alle nostre spalle

La nostra mente lavora in continuazione processando ed elaborando una mole impressionante di informazioni, anche quando ci sembra di non pensare a niente di particolare. Questo perché, come confermato dalle neuroscienze, i processi mentali operano simultaneamente e in parallelo, e quando a livello cosciente siamo impegnati a pensare qualcosa, la nostra psiche continua a lavorare a livello inconsapevole e sotterraneo a moltissimo altro.

materiali che la nostra mente “tratta” sono di diverso tipo: dati sensoriali, immagini, rappresentazioni di vissuti emotivi e varie tipologie di pensieri, dai più concreti (oggetti, azioni), ai più astratti (relazioni, simboli).

Per rendere conto di queste modalità parallele di funzionamento psichico, la psicoanalisi parla di processi psichici primari, o inconsci, e secondari, o coscienti.

Ciò che conosciamo di noi è solamente una piccola parte di ciò che siamo a nostra insaputa.

(L. Pirandello)

La mente parla due lingue …

Il processo primario lo è anche per genesi: attivo alla nascita (e forse anche prima), opera attraverso “intuizioni”, immagini intrise di sensazioni corporee ed emotive, al di là dei limiti della logica. Per avere un esempio vivido di ciò di cui stiamo parlando, pensiamo ai sogni, ma anche alle libere associazioni e ad alcune fantastie ad occhi aperti.

Il processo secondario è invece logico e razionale: procede per analisi e astrazioni, rispetta i principi d’identità e non contraddizione (se una cosa è A non può essere B), le leggi della temporalità e della spazialità (c’è un prima e un dopo, un davanti e un dietro, un sotto e un sopra).

Con lo sviluppo, i processi secondari si rinforzano e prendono le distanze da quelli primari, diventando le modalità familiari del pensiero cosciente, del nostro intelletto, mentre ad un livello profondo le due forme di pensiero rimangono intrecciate e reciprocamente dipendenti. I processi secondari sono “intrisi” e influenzati da quelli primari, anche se non ce ne rendiamo conto.

 … e mille dialetti

Abbiamo visto come la nostra mente operi continuamente a diversi tipi di livelli, ma cosa significa questo? Cerchiamo di semplificare al massimo: ci sono i processi espliciti, in cui consapevolmente e volontariamente dirigiamo la nostra attenzione su qualcosa e pensiamo o ragioniamo su di essa. Poi ci sono i processi consapevoli ma involontari: pensieri che arrivano all’improvviso, in modo apparentemente inspiegabile, associazioni più o meno “strane”, fantasticherie a occhi aperti. A volte ci ritroviamo a pensare una determinata cosa, senza volerlo e senza capire perché. Il lavorio sotterraneo della mente all’improvviso esce allo scoperto, si “alza il volume” dei pensieri preconsci, cioè alla soglia della consapevolezza, e questi diventano coscienti. Così, ci sorprendiamo a pensare a qualcosa che in quel momento non era nella “lista” delle nostre priorità, ma stava, per qualche motivo, lavorando a livello implicito.

Veniamo all’inconscio: abbiamo diversi tipi di processi che avvengono fuori dalla consapevolezza, anche perché fisiologicamente non possiamo tenere presente a livello conscio tutte le attività della nostra mente. Ci sono quei pensieri che non sono mai diventati consapevoli, il “conosciuto non pensato”, cioè tutte le impressioni sensoriali, i vissuti emotivi, le esperienze e i dati che la nostra mente non ha potuto mai trasformare in pensieri. Poi abbiamo i pensieri rimossi o negati, che sono stati consapevoli, anche per un breve momento, ma ora non lo sono più, perché “non abbiamo voluto” più pensarli. Solo quest’ultima categoria costituisce l’inconscio psicodinamico, creato cioè dalle nostre dinamiche psicologiche. Il resto sono i processi impliciti, che fanno parte della struttura e del funzionamento della nostra psiche.

 Di cosa è fatto l’inconscio?

L’inconscio è il mare del non dicibile, dell’espulso fuori dai confini del linguaggio, del rimosso in seguito ad antiche proibizioni.

(I. Calvino)

Partiamo dal presupposto che non esiste un “muro di Berlino” che divida coscienza e inconscio, processi primari e secondari: parliamo più di una barriera semi-permeabile, in cui continuamente i dati passano da una parte all’altra. Ci sono tante zone grigie, ad esempio il fantasticare semiconscio, e scambi reciproci tra i due “regni”, per cui quello che un attimo prima era inconscio può balzare alla coscienza, e viceversa quello a cui stavamo pensando consciamente può continuare a lavorare a livello inconscio, se ci distraiamo o pensiamo ad altro.

Diversi tipi di eventi quotidiani rendono evidenti questi meccanismi “on-off”: vi è mai capitato, mentre sognate, vicini al risveglio, di riuscire a prendere le “redini” del sogno e concluderlo in un certo modo? Questo è un esempio di come il processo secondario subentri al primario lavorando sullo stesso materiale.

Abbiamo poi tutti gli “scherzetti” che ci fa il nostro inconscio “dinamico”, cioè legato a dati, pensieri, emozioni, che rimuoviamo o neghiamo (inconsapevolmente) perché fastidiosi, dolorosi o non in linea con le nostre idee coscienti. Pensiamo ai famosi lapsus. Un marito chiede scherzosamente alla moglie “preferiresti me o trecentomila euro?” e lei risponde: “ovviamente, tre!”. Negli atti mancati, invece, il nostro comportamento è influenzato da un conflitto inconscio: dobbiamo andare a un importante appuntamento di lavoro, ma una parte di noi non vuole quel posto o ha troppa paura di fallire. Possiamo “dimenticarci” l’appuntamento, oppure “ammalarci”: può venirci una brutta febbre (reale, non simulata!). Nell’ultimo esempio, il campo si allarga a come i processi psichici influenzano quelli corporei, a livello immunitario, ormonale, neuronale, ecc. Di questi meccanismi abbiamo ampissime prove grazie alla letteratura scientifica e non ci sono dubbi a riguardo. -> Disturbi da sintomi somatici

Tutto molto interessante, ma a cosa ci serve sapere queste cose?

In generale, i comportamenti umani sono motivati da forze inconsce, qualunque siano le spiegazioni razionali che attribuiamo loro in seguito.

(A. Jodorowsky)

Tutto quello che ci accade, dalla nostra nascita alla nostra morte, è immagazzinato negli scaffali del nostro inconscio, che ci piaccia o meno. In realtà, più che degli scaffali, m’immagino un pentolone in ebollizione, con migliaia di ingredienti, spezie, profumi che sempre si aggiungono e si mescolano senza che nulla vada perso. Prima dei tre anni, solitamente non si ha memoria degli eventi della nostra vita, se non per alcuni frammenti. Questo perché le strutture deputate alla memoria autobiografica (ippocampo) sono immature, mentre sono attive quelle collegate alla memoria emotiva (amigdala). Questo vuol dire che possiamo avere vivide tracce emotive anche degli eventi che non ricordiamo. Il fatto di non poter recuperare la memoria di quegli eventi, non ci consente di elaborarli a livello verbale, quindi rimangono un’eredità silente, che nel bene e nel male farà da “base emotiva” per le nostre esperienze future, ma sarà anche plasmata da esse, non rimanendo certo un’eredità immobile.

Rispetto alla dialettica tra memoria esplicita e implicita, sappiamo che anche nel corso di eventi traumatici, l’ippocampo si “disattiva”, per questo possiamo avere ricordi frammentati e confusi, ad esempio di un incidente, mentre rimangono vivide emozioni di spavento e panico che continuano a perseguitarci a lungo, se abbiamo pensato di rischiare la vita.

Nella nostra esistenza, non ci sono solo questo tipo di traumi, legati a eventi circoscritti, ma esistono le situazioni traumatiche, o traumi cumulativi, che caratterizzano la vita di individui cresciuti in contesti trascuranti e abusanti, dove non sono stati protetti dall’impatto di emozioni violente. Anche tutti questi vissuti permangono, in parte a livello inconscio, costituendo una cassa di risonanza di insicurezze e paure.

Ma l’inconscio non è solo il nostro lato oscuro, anzi ha a che fare con i nostri aspetti più vitali, più “energetici”: l’esperienze interiorizzate delle cure ricevute da piccoli, delle modalità con cui i genitori ci hanno aiutato da alleviare le tensioni e regolare le emozioni, le esperienze di gioco, le sensazioni di conforto e fiducia che abbiamo assorbito nello stare insieme alle persone care. Possiamo pensare a queste tracce emotive come a un magma incandescente, che costituisce il materiale e l’energia dei processi mentali, la base del funzionamento psichico.

C’è anche chi ritiene che l’inconscio non riguardi solo il singolo individuo, ma la specie umana: sia cioè il serbatoio di miti, simboli condivisi, paure ancestrali, risorse psichiche trasmesse attraverso le generazioni attraverso lo stesso meccanismo (genetico) che trasmette le caratteristiche fisiche dei popoli.

 Rendere conscio l’inconscio ci serve a vivere meglio?

Quando la mente coscia e la mente inconscia sono in conflitto, l’inconscio vince sempre.

Ovviamente non si può rendere conscio tutto l’inconscio (ci mancherebbe!), ma possiamo essere un pochino più consapevoli di quella parte dell’inconscio che è fatta di materiale rimosso, negato, spostato, ma anche di potenzialità e risorse a cui non pensiamo di poter attingere.

Se nella nostra casa devono convivere il Sé cosciente (che pare siano in realtà molti, ma ora non complichiamoci troppo la vita) e coinquilini “incoscienti”, è meglio conoscerli il più possibile e, per quello che si può, “mettersi d’accordo” per fare andare al meglio le cose.

Uno dei modi per far questo (e solo uno tra i tanti), è mandare tutte queste parti di noi a prendersi un tè nel salotto dell’analista.