Narcisismo. Cosa si nasconde dietro l’amore eccessivo per se stessi – Psicologa Roma Ostia – Psicoterapeuta Roma Ostia / Acilia Infernetto Casal Palocco Axa Eur Corso Trieste
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Narcisismo. Cosa si nasconde dietro l’amore eccessivo per se stessi

Narcisismo: l’amore, la considerazione di sé. Attorno a questo termine vi è una gran confusione. Quando è sano? Quando diventa patologico? Ecco le risposte a tutte le vostre domande.

Lasciatelo andare dove vuole, può solo trovare tanta bellezza e valore quanto ne porta.

(R.W. Emerson)

Spesso usiamo il termine “narcisismo” con un’accezione negativa: ci viene in mente il mito di Narciso, caduto in uno stagno nel vano tentativo di abbracciare il proprio riflesso, dunque morto di troppo amore per se stesso. In realtà, il narcisismo “normale” non è altro che quell’amore e quella stima di sé che sono alla base della salute psicologica, delle relazioni sane e di un’esistenza felice.

Abbiamo poi il vasto campo dei problemi del narcisismo: le personalità narcisistiche, che manifestano una vulnerabilità a questo livello, e gli individui affetti da un vero e proprio disturbo narcisistico della personalità. In entrambi i casi, il forte bisogno di grandiosità e ammirazione copre delle profonde lacune interne, soprattutto a livello della stima di sé.

Come riconoscere un narcisista (o il narcisismo che è in noi)

 “Tu mi dai fastidio perché ti credi tanto un dio.”

“Beh, dovrò pur prendere un modello a cui ispirarmi, no?”

(W. Allen)

La persona narcisista, in modo più o meno evidente, pone se stessa continuamente al centro. Segretamente o platealmente, coltiva un senso di “eccezionalità”, che si può manifestare nelle fantasie o nei comportamenti: esagera risultati e talenti, crede che tutto gli sia dovuto, pretende trattamenti di favore. È costantemente assorbito in fantasie di successo, potere, fascino, bellezza o amore ideale. Si crede invidiato, in realtà è lui che invidia, spesso senza rendersene conto.

Il narcisista ha relazioni difficili, a causa delle pretese eccessive e delle costanti richieste di attenzione e ammirazione che pone agli altri, mentre lui manca di sensibilità verso i loro sentimenti e i loro bisogni. Può sfruttare i rapporti interpersonali, approfittando degli altri per i propri scopi e mostrandosi talvolta senza scrupoli nel manipolare e calpestare il prossimo, mancando più o meno gravemente di empatia.

Può aver raggiunto una buona posizione sociale, ma l’eccessivo perfezionismo, insieme all’intolleranza alla critica e alle sconfitte, possono alla fine danneggiare le prestazioni lavorative e i rapporti sociali. Tende a essere meticoloso, pignolo, ossessivo nelle sue pretese: tutto deve essere “perfetto”, affinché lui si senta perfetto. Spesso sceglie un partner di bell’aspetto, vissuto come un “accessorio”, ama la frequentazione di ambienti esclusivi o altolocati, sentendosi valorizzato solo dai rapporti con persone “speciali” come lui, o che esaltino la sua “superiorità”.

Il narcisismo si nasconde dove meno te lo aspetti

La timidezza possiede una strana componente di narcisismo,

una convinzione che come appariamo e come agiamo

sia davvero importante per gli altri.

(A .Dubus)

In realtà, ci sono due tipologie di personalità narcisistiche: da una parte il narcisista “scoperto”, arrogante, presuntuoso, che crede di avere tutti i diritti e non si mette mai in discussione. Dall’altra il narcisista “nascosto”, afflitto da un cronico senso di vuoto e depressione, più difficile da individuare (se non si hanno gli strumenti).

Entrambi hanno bisogno di essere perfetti per sentirsi bene, mentre nutrono profondi sentimenti di vergogna e insicurezza. La vulnerabilità dell’autostima li rende eccessivamente sensibili alle critiche o alle frustrazioni. Anche se non lo danno a vedere, ogni critica può tormentarli, umiliarli, avvilirli nel profondo. Possono reagire con sdegno, rabbia, contrattaccare con insolenza, ma nascondono sempre una grande ferita, un dolore, uno “svuotamento”. La controparte del celato disprezzo di sé, è il disprezzo per gli altri: sono loro a essere inadeguati, ridicoli, senza valore, a meritare di essere trattati come mezzi per il raggiungimento dei propri fini. Possono mostrare una parvenza di umiltà per proteggere il Sé grandioso o, di fronte a serie minacce alla propria autostima, arrivare al ritiro sociale, abbandonando (momentaneamente) il “campo di battaglia” e rifugiandosi in fantasie grandiose di vittoria e riscatto.

I sentimenti cronici di vergogna, umiliazione e le pesanti autocritiche interne possono portare a vissuti depressivi o a stati di esaltazione “maniacale”, che costituiscono una difesa estrema dalla sottostante depressione. È possibile anche l’uso di sostanze (soprattutto cocaina), lo sviluppo di disturbi alimentari o di comportamenti compulsivi (shopping, palestra), sempre volti ad arginare il vuoto depressivo e a puntellare la fragile autostima.

Dove nascono i problemi del narcisismo

“Non avremmo esagerato con l’adorazione incondizionata?

Ha 10 anni, come farà ad affrontare la realtà”?

“Modifichiamogliela”!

(L. Recanatini)

L’amore per noi stessi, l’energia vitale, l’autostima, nascono e si sviluppano a partire dai rapporti primari con le figure che ci accudiscono: il genitore, oltre alle sue funzioni di cura e guida, è per il bambino un “oggetto” che svolge funzioni essenziali per la costruzione del proprio Sé.

Nella sua funzione di rispecchiamento, riflette al bimbo la sua immagine come in uno specchio: ma gli occhi della mamma e del papà sono uno specchio particolare, che “luccica” nel guardare il figlio, perché lo amano e lo ammirano, e questo restituisce al piccolo il senso del proprio valore, la possibilità di essere amato, ammirato, perché amabile, desiderabile, “speciale”. Una persona che non abbia potuto “cullarsi” in questo vissuto di grandiosità e onnipotenza da piccola, che non lo abbia potuto interiorizzare come base pulsante della propria personalità, lo ricercherà in continuazione nelle proprie esperienze da adulto, con tutte le frustrazioni e i problemi che ne derivano.

L’altra funzione fondamentale del genitore è quella del prestarsi al figlio come “oggetto” da idealizzare: il bimbo deve poter vivere l’altro come grande, forte e degno di ammirazione, sia per sentirsi al sicuro, protetto dalla forza del genitore, sia per sperimentare i limiti alla propria onnipotenza, che finisce dove ci sono il valore e la potenza dell’altro. Un bambino che non può guardare “dal basso all’alto” il genitore, che non può affidarsi alla sua forza e confrontarsi con essa, che non può viversi come “piccolo” in un mondo di grandi, svilupperà gravi lacune sia nell’autostima, sia nell’empatia, sia nel senso di realtà, che sono proprio i problemi del narcisismo.

A volte il bambino viene “ingannato”: trattato come un principino onnipotente quando è ancora piccolo e fragile, squalificato come debole quando vuole farsi grande, vissuto come “prolungamento” dei genitori, che attraverso lui vogliono prendersi le proprie rivincite sulla vita, amato e ammirato esclusivamente per le sue prestazioni e i suoi successi, oppure adorato incondizionatamente in quanto “specchio” del narcisismo dei genitori. Di fronte a questo, il bimbo sviluppa una corazza, un “falso Sé” che lo porta ad accondiscendere alle richieste dell’ambiente, svuotandosi interiormente e ricercando per tutta la vita quel senso di autostima e vitalità interiore che non ha mai potuto costruire. Queste situazioni sono più frequenti di quello che si possa pensare, spesso non sono così evidenti, ma molto sottili e sfumate, e i genitori non ne sono assolutamente consapevoli (nella maggior parte dei casi), essendo essi stessi vittime di un fragile assetto narcisistico.

Si può “guarire” dal narcisismo?

Imparare a distogliere lo sguardo da sé è necessario per vedere “molto”.

(F. Nietzsche)

Le persone con problemi di narcisismo, poiché hanno così bisogno di coprire le loro vulnerabilità, il poco amore di sé, i vissuti depressivi e di vuoto sotto la coltre della superiorità e del disprezzo, generalmente non chiedono aiuto per risolvere l’altra faccia di questa medaglia: problemi relazionali, comportamenti distruttivi, tristezza e frustrazioni nascoste.

Quando si rivolgono a un terapeuta, spesso lo fanno spinti dalle persone care che non li sopportano più, non portando una motivazione personale al cambiamento. Altre volte arrivano colpiti da una “crisi di mezz’età”, perché mal sopportano il passare del tempo, l’invecchiamento da cui si sentono “depotenziati”. Ancora, può essere un fallimento, un divorzio, una malattia, la perdita del lavoro o dello status sociale a destabilizzarli.

Quando, a causa di situazioni di vita che li hanno messi in crisi, soffrono molto e si sentono più vulnerabili, allora è più facile che accettino, se adeguatamente supportati, di mettere in discussione il proprio assetto narcisistico, ovviamente con grande fatica e sofferenza. Del resto, è l’unica strada per trovare un nuovo equilibrio, che non sia fragile, dispendioso e problematico come il precedente.

Psicologa Psicoterapeuta Acilia (Ostia, Infernetto, Casal Palocco-Axa) e Corso Trieste, Roma.

Bibliografia

American Psychiatric Association (2013), Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione (DSM V), Tr. It. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014.

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