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Mal di testa: è dimostrato che la psicoterapia può curarlo

La cefalea può avere conseguenze pesanti nella vita di una persona, spesso porta ad abuso di farmaci e tende a diventare un disturbo cronico. La buona notizia è che la psicoterapia è una cura efficace.

La cefalea rappresenta uno dei disturbi più diffusi nella popolazione generale, qualificandosi tra i motivi più comuni di consultazione medica. In alcuni casi si presenta occasionalmente, in altri è così frequente e severa da compromettere significativamente la vita di chi ne soffre.

Si stima che tra il 60% ed il 90% degli individui abbia almeno un attacco di cefalea nel corso di un anno, mentre soffrono di cefalee ricorrenti almeno il 20% degli uomini ed il 40% delle donne. Circa il 2-5% della popolazione generale soffre di cefalea cronica. Circa in un terzo dei casi è associata ad abuso di farmaci, estremamente dannoso per la salute e che non risolve il problema (Diener, Limmroth, 2004).

La vita del paziente con cefalea può essere molto difficile: spesso viene compromesso il funzionamento della persona, si hanno difficoltà a portare avanti gli impegni quotidiani, il lavoro o lo studio. Anche i rapporti interpersonali possono risentirne, con l’emergere di problematiche relazionali con partner, figli, familiari, amici, colleghi.

La persona vive una dimensione di sofferenza e dolore che spesso non è ben compresa dall’ambiente che lo circonda: gli altri possono non capire l’entità della crisi di cefalea, l’imprevedibilità delle stesse, la paura di stare male, il ritiro e l’isolamento, l’ansia e la depressione che ne conseguono. E’ difficile confrontarsi con una dimensione “intangibile” come quella del dolore da cefalea, un dolore che esiste, ma non si vede e di cui non si conosce la causa. Il paziente spesso si sente incompreso.

Anche la sofferenza dei familiari è tanta, poiché si sentono impotenti e non hanno strumenti per aiutare il proprio caro. L’ambiente in generale può reagire in modi ambivalenti: il paziente può essere sostenuto, ma anche talvolta colpevolizzato, accusato di “esagerare” o “non reagire” nel modo opportuno.

Purtroppo, un approccio esclusivamente medico tende a non risolvere il problema. Infatti, è dimostrato che i fattori psicologici e sociali influenzano la vulnerabilità ed il decorso dei disturbi medici, anche se il loro peso relativo può variare da malattia a malattia, da individuo a individuo, ed anche da un episodio all’altro della stessa malattia nello stesso individuo. In particolare, il peso dei fattori psicosociali è forte per i cosiddetti disturbi psicosomatici.

Alcuni disturbi sono legati alla psiche: cosa ci dice la scienza

Le somatizzazioni, o disturbi psicosomatici, sono disturbi fisici legati a fattori psicologici, emotivi, relazionali ed allo stress. Sono molto più comuni di quanto si pensi e possono causare grave disagio e limitazioni, oltre a far “impazzire” la spesa sanitaria, i medici e i pazienti. I più diffusi sono: mal di testa, disturbi cardiovascolari, problemi gastrointestinali o dermatologici, dolori muscolo-scheletrici, problematiche respiratorie e disturbi alimentari.

I disturbi psicosomatici sono riconosciuti dalla scienza ufficiale. Le classificazioni diagnostiche del DSM-V (APA, 2013) e dell’ICD-10 (OMS, 1992) li includono nella categoria dei Disturbi da sintomi somatici, caratterizzati dalla presentazione di sintomi fisici, in assenza di reperti organici dimostrabili o di meccanismi fisiopatologici noti, alla base dei quali, con molta probabilità, vi sono conflitti e disagi psicologici.

Spesso, le persone che soffrono di questi disturbi passano da un medico all’altro, da una visita specialistica a un costoso accertamento diagnostico, senza trovare mai una soluzione al loro problema. Alla fine, vengono liquidati con un generico: “si riguardi, è lo stress“, con l’etichetta di “ipocondriaci“, o peggio, con una diagnosi sbagliata, dunque con una cura altrettanto sbagliata che non farà che peggiorare la situazione.

Va innanzitutto condotto un accurato esame medico che escluda la base organica di tali sintomi. Spesso, i pazienti giungono in terapia psicologica dopo anni di controlli medici dall’esito negativo, dunque ci sono forti probabilità che il disturbo abbia implicazioni di tipo psicologico e che possa essere affrontato con la psicoterapia.

Va anche considerato che convivere con un problema fisico cronico e talvolta invalidante, anche di origine non psicosomatica, può essere di per sé un’indicazione per la psicoterapia, quando il disagio, il dolore, le difficoltà che ne derivano compromettono il funzionamento della persona dal punto di vista psicologico, relazionale e lavorativo.

Dunque, la psicoterapia può far luce sui meccanismi del disturbo, ma può anche aiutare il paziente a gestire i problemi ad esso connessi e ad affrontare le ripercussioni negative sul proprio stile di vita.

L’efficacia della psicoterapia nella cura della cefalea

Le ricerche dimostrano come la cefalea sia legata a cause psichiche almeno una volta su quattro, anche se questo aspetto viene spesso sottovalutato e vi è una resistenza dei pazienti stessi verso un approccio psicologico al problema, in quanto tendono a considerare il proprio dolore come esclusivamente organico e ad aspettarsi, dunque, una risposta medico-farmacologica.

Si conosce ormai l’associazione tra cefalea e stati ansiosi e depressivi. Naturalmente queste dimensioni si rafforzano a vicenda: al crescere delle crisi di cefalea crescono ansia e depressione e viceversa, in un circolo vizioso che si autoalimenta ed alimenta anche il senso di colpa ed impotenza del paziente.

Soprattutto per alcune forme di cefalea, si ipotizza che il dolore sia il risultato dell’azione di fattori scatenanti psicosociali (problematiche emotive, conflitti interpersonali, stress lavorativo, ecc.), che insieme ad altri fattori (ormonali, geoclimatici, ecc.) vanno ad impattare su una personalità sensibile, con una alta suscettibilità al dolore.

Il complesso rapporto tra fattori fisici, psicologici, familiari e sociali alla base della cefalea mette in luce l’importanza di un approccio terapeutico che possa comprendere soluzioni di natura psicologica, oltre che farmacologica.

Lo studio condotto dal Policlinico Umberto I di Roma, in collaborazione con l’Istituto di Ricerche Europee in Psicoterapia Psicoanalitica, a cui ho partecipato seguendo i pazienti cefalalgici, ha dimostrato come la psicoterapia psicodinamica, da sola, sia efficace nel trattamento della cefalea cronica, tanto quanto la terapia farmacologica con Valporato di Sodio (Petolicchio et al., 2013).

Come accade in altri disturbi ad espressione somatica, le cefalee esprimono eventi bio-psico-sociali complessi e riflettono disagi e conflitti psichici che travalicano le capacità di gestione della persona, spesso senza che questa ne sia pienamente consapevole. Per questo è importante affiancare alle valutazione medica una valutazione psicologica , per poter intraprendere i percorsi terapeutici più efficaci, evitando che la cefalea, come spesso purtroppo accade, diventi una condizione patologica cronica.

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Bibliografia

Biondi M. (2013), Una psicosomatica della terapia, in Atti del Congresso Internazionale “La diagnosi in psicoterapia e psichiatria”, Centro Congressi Frentani, 11-12-13 Ottobre 2013, Roma.

Diener H.C., Limmroth V. (2004), Medication-overuse headache: a worldwide problem, Lancet Neurology, 3, 475–83.

Gabbard G.O. (2007), Psichiatria psicodinamica, Raffaello Cortina, Milano.

Petolicchio B. et al. (2013), Short-term psychodynamic therapy versus pharmacological treatment in chronic headache: an observational study, Journal of Headache and Pain, 1