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Come non farsi manipolare

Consigli pratici per non lasciarsi manipolare e tutte le tecniche per sopravvivere al rapporto con un manipolatore.

Il termine “manipolazione” si riferisce a quell’insieme di atteggiamenti e comportamenti volti a controllare e manovrare l’altro al fine di raggiungere i propri scopi.

Se occasionalmente tutti possiamo mettere in atto, consapevolmente o meno, una sorta di manipolazione per ottenere ciò che vogliamo, la personalità manipolatrice lo fa in modo diffuso e sistematico.

Riconoscere un manipolatore

Il manipolatore tipicamente mente, rigira la frittata, non ammette i propri errori, non si assume alcuna responsabilità, ma colpevolizza sempre l’altro, in modo diretto o indiretto. Critica, svaluta, umilia, per acquisire potere e sentirsi superiore. Fa spesso la vittima e si fa commiserare, o si presenta come un “santo“, irreprensibile, inattaccabile.

Queste personalità sono molto pericolose, perché agiscono in modo subdolo. Possono essere prepotenti, oppure molto seduttivi, o nascondersi dietro la maschera della gentilezza e dell’altruismo.

Comunque ci fanno sentire a disagio, inadeguati o in colpa e ci spingono, più o meno apertamente, a dire o fare quello che non faremmo spontaneamente.

La cosa importante da comprendere è che, in questo tipo di personalità, la manipolazione non è un fatto occasionale, ma l’unica modalità di rapporto con l’altro. Siamo a tutti gli effetti nel campo della psicopatologia.

Per capire come riconoscere un manipolatore leggi: Manipolazione affettiva: la trappola invisibile.

Rinunciare alla speranza

Il primo passo, dopo aver riconosciuto il manipolatore e il potere che esercita su di noi (cosa non banale), è accettare che non avremo mai una comunicazione “normale” con lui. Questo è estremamente difficile perché, spesso, il manipolatore è qualcuno a cui vogliamo bene, o con cui desideriamo comunque avere una buona relazione.

Quello che ci tiene “legati” al manipolatore è la speranza, più o meno consapevole, che possa finalmente cambiare, vedere le cose come le vediamo noi, capire la sofferenza che ci procura, ma questo è impossibile a causa del suo patologico egocentrismo e del suo deficit di empatia: gli manca “strutturalmente” la capacità di mettersi nei panni dell’altro.

Dobbiamo guardare in faccia la realtà: il manipolatore non cambierà mai, semplicemente perché non conosce un altro modo di mettersi in relazione con l’altro: per lui non esistono rapporti di vero rispetto, ascolto, reciprocità, ma solo di controllo e di potere.

Rifiutare la responsabilità

Il fatto che il manipolatore non possa cambiare, non dipende da voi, né da questioni legate all’affetto, all’amore, all’impegno. Non è che lui non voglia rapportarsi con voi in modo “normale”, o che voi non siate degni d’amore e di rispetto, è che non può.

La personalità manipolatrice si costruisce durante l’infanzia, si consolida in adolescenza e tende a cristallizzarsi, a meno di grandi sconvolgimenti o di un lungo percorso terapeutico, in cui il soggetto si dovrebbe realmente impegnare (cosa che raramente avviene). Dunque, un manipolatore può essere solo arginato, non può essere cambiato.

Lo scopo segreto del manipolatore, sia che agisca con aggressività, oppure con lusinghe e finto “altruismo”, è destabilizzarvi emotivamente per esercitare il suo potere, e attraverso questo potere salvaguardare l’autostima e l’amor proprio, che a livello profondo sono carenti. Il manipolatore è sempre un grande insicuro, anche quando sembra l’esatto contrario.

Le armi per difendersi

L’unica possibilità per difendervi è distaccarvi emotivamente da lui, cosa che vi permetterà di diventare, piano piano, indifferenti alle sue manovre, e usare tecniche di “contro-manipolazione” per reagire ai suoi attacchi e arginare il suo potere distruttivo.

Contro-manipolare il manipolatore è l’unico modo di ottenere da lui una parvenza di “rispetto” e riportare il rapporto su un piano più civile e meno malsano.

Il potere dell’indifferenza

La prima tecnica fondamentale di contro-manipolazione è mostrarsi indifferenti, anche quando, purtroppo, non lo si è affatto. Bisogna tenere al minimo l’emotività e puntare tutto sulla razionalità, per quanto il manipolatore cerchi di confondere le acque e annebbiarvi le idee.

La vostra indifferenza lo destabilizzerà profondamente. Cercherà allora di farvi sentire in colpa, accusandovi di egoismo, cattiveria, insensibilità. Per quanto possa mostrarsi sicuro di sé, aspetterà con ansia una vostra reazione, per rassicurarsi di avere ancora il suo ascendente su di voi.

Questo è il momento di tenere duro, di essere inflessibili. La cosa migliore è rispondere ad ogni sua accusa con aria di sufficienza (pensa quello che ti pare), non provare a farlo ragionare, né a convincerlo di nulla. Ci avete già provato abbastanza: è perfettamente inutile e significherebbe restituirgli lo scettro del potere.

Tagliare corto

Una tecnica fondamentale per contrastare la manipolazione è “tagliare corto”. Il manipolatore è un maestro nel deviare la conversazione, saltare da un discorso all’altro, rimanere nel vago, sostenere tutto e il contrario di tutto.

Tipicamente il manipolatore proietta fuori di sé quello che appartiene a lui: accusa gli altri di essere aggressivi, in malafede, egoisti, opportunisti. Queste caratteristiche vi ricordano qualcuno?

Non uscirete mai “vincenti” da una discussione con lui usando l’onestà e la logica, perché per il manipolatore parlare non è confrontarsi su un piano di realtà, ma vincere ad ogni costo, negando le evidenze e usando una pseudo-logica che fila solo apparentemente. Meglio risparmiare il fiato.

Un pizzico di ironia

Un’altra tecnica molto efficace di contro-manipolazione è l’ironia: usare un tono ironico, sarcastico, distaccato, mostrerà chiaramente al manipolatore che non vi interessa più quello che pensa, che le sue manovre non hanno più presa su di voi.

Quando il manipolatore si renderà conto di aver perso il suo potere, si distaccherà da voi, ma in segreto vi rispetterà e, a qualche livello, vi temerà, perché l’unico linguaggio che conosce nelle relazioni affettive è quello del dominio e del potere.

Meno autenticità, zero sensi colpa

Se nelle relazioni “normali” l’autenticità, la sensibilità e l’onestà sono apprezzabili e vantaggiose, nella relazione con un manipolatore sono punti deboli di cui lui si approfitterà. Qualsiasi confidenza, qualsiasi dimostrazione di vulnerabilità, saranno usate contro di voi.

Meglio mostrarsi sicuri, inflessibili. È molto importante non aprire a nessuna negoziazione, dire “no” alle sue richieste, senza alcun senso di colpa. Se capirà di non avere presa su di voi, demorderà e rispetterà i limiti che avete imposto.

Di fronte alla sua insistenza, si può usare la tecnica del “disco rotto”: ripetere il vostro rifiuto, sempre con le stesse parole, senza aumentare il volume e soprattutto senza giustificarvi o mostrarvi emotivamente scossi.

Non rimpiangere il legame

La cosa più difficile da affrontare, nel momento in cui il manipolatore prenderà le distanze da voi, e voi da lui, è il senso di perdita, accettare di rinunciare ad un legame per voi importante, o a qualche livello “utile”, ma i vantaggi sono infinitamente maggiori dei presunti svantaggi.

L’affetto del manipolatore non è incondizionato, tutto quello che vi dà è finalizzato a un suo tornaconto, anche se non materiale, psicologico, affettivo, “sociale”. I vantaggi emotivi o pratici che credete di ricevere li pagate ad un prezzo troppo alto.

La relazione con il manipolatore, infatti, è sempre malsana, mina l’autostima, la coerenza del pensiero, il benessere psicologico e perfino la salute fisica: sono grandi gli “effetti collaterali” anche livello psicosomatico.

Per questo, se si è intrappolati in una relazione “tossica” con una personalità manipolatrice, è molto utile cercare un sostegno psicologico: più questo rapporto è importante, più sarà difficile, e necessario, scogliere i nodi del legame e prendere le giuste distanze.

Sara Aielli, studio di psicologia e psicoterapia Acilia, Ostia, Infernetto, Casal Palocco, Axa, Malafede, Corso Trieste (Roma).

Leggi anche: Manipolazione affettiva: la trappola invisibile.

Stretta mortale: riconoscere un manipolatore narcisista e liberarsene definitivamente.

Bibliografia

Nazare-Aga I. (2018), L’arte di non lasciarsi manipolare. Guida pratica, Paoline Editoriale Libri, Milano.