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Oltre il divano

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Manipolazione affettiva: la trappola invisibile

Riconoscere la manipolazione affettiva è il primo passo per liberarsene, ma anche il più difficile. Ecco come identificare un manipolatore.

La manipolazione affettiva è, purtroppo, un fenomeno frequente nelle relazioni, più di quanto tendiamo ad immaginare.

Molte persone che soffrono a causa di una “relazione tossica” consultano uno psicoterapeuta, ma spesso accade anche che, dai racconti di chi viene in terapia apparentemente per altri motivi, emerga una condizione di manipolazione da parte di una persona significativa, che però non è riconosciuta come tale.

Non è facile vedere quel che non si ha gli strumenti per vedere

Non è facile riconoscere un manipolatore, anzi può essere estremamente difficile: spesso è una persona a cui siamo fortemente legati (un genitore, un partner, un figlio), qualcuno che a cui vogliamo bene (un amico), o che stimiamo e ammiriamo (un mentore, un capo, un collega).

Soprattutto, non è facile riconoscere di essere manipolati: siamo intelligenti, preparati, maturi, indipendenti, come è possibile che qualcuno abbia questo potere su di noi?

Ma la manipolazione non fa breccia nella nostra intelligenza o cultura, bensì nel nostro mondo emotivo profondo, nelle nostre ferite, ma anche nella nostra sensibilità e buona fede, nel nostro desiderio di amare ed essere amati, o semplicemente nella fragilità legata ad un momento di vita difficile.

Chi è cresciuto in un clima affettivo basato sulla manipolazione, ha molte probabilità di incorrere in altre relazioni manipolative senza rendersene conto. Ma anche le persone sensibili, tolleranti, empatiche, o quelle fragili o con una bassa autostima sono a rischio di cadere nella trappola della manipolazione.

I manipolatori non sono sono tutti uguali!

E questa semplice evidenza rende le cose ancora più complicate.

Ci sono i manipolatori aggressivi, autoritari, violenti, e in questo caso l’aspetto manipolatorio può passare in secondo piano, anche se è quello che ci tiene incatenati al nostro despota: fa la voce grossa ma è un “buono”, fa così per il mio bene, sono io ad essermi comportato/a male, ad essere inadeguato/a.

Ci sono i manipolatori seduttori, splendidi-splendenti, che affascinano, lusingano, fanno complimenti e regali, gratificano per ottenere il potere.

Ci sono i manipolatori timidi, apparentemente dimessi, che parlano alle spalle, instillano dubbi, lanciano il sasso e nascondono la mano.

Ci sono i manipolatori “altruisti”, tra i più subdoli: con tutto quello che ho fatto per te, così mi ripaghi?

C’è manipolazione e manipolazione

Tutti possiamo, occasionalmente, ricorrere consapevolmente o inconsapevolmente alla manipolazione per ottenere ciò che vogliamo. Ma la personalità manipolatrice lo fa in modo diffuso e sistematico, soprattutto dove trova un varco aperto, ossia una persona, per qualsiasi motivo, suscettibile al suo “potere”.

Per quanto possano essere diverse le forme di manipolazione, e il tipo di rapporto che si ha con il manipolatore (genitore-figlio, partner, fratello, amico, ecc.), la “vittima” tenderà a sentirsi con lui, spesso, a disagio, “costretta”, spinta a dire o fare cose oltre la propria volontà, confusa, insicura, in difetto.

Ma come fa il manipolatore ad ottenere un simile effetto?

Le caratteristiche e i comportamenti del manipolatore

Il manipolatore colpevolizza gli altri: addossa loro tutte le responsabilità, li accusa di presunte mancanze ed errori: mi trascuri, hai di meglio da fare?, se mi comporto così con te è perché sei cattivo, sei pesante, con tutto quello che faccio per te, ecc.

Il manipolatore rifiuta ogni responsabilità, spostandola all’esterno: è sempre colpa degli altri, o del “sistema”, mai sua.

Il manipolatore fa la vittima, si fa compiangere, ammirare, si attribuisce doti di irreprensibilità: è un gran lavoratore, una madre amorevole, un figlio devoto, un capo eccellente, un amico insostituibile.

Il manipolatore non sa comunicare in modo sano esigenze, sentimenti o opinioni, ma lo fa in modo indiretto, mascherato, allusivo: non è mai lui a volere qualcosa per sé, ma è il senso del dovere che lo muove (o altri sentimenti nobili); non è lui a pensare male, è tizio che gli ha detto questo; non è lui ad essere aggressivo, ma gli altri che lo fanno arrabbiare, ecc.

Non sa ascoltare veramente, né comprendere e rispettare il punto di vista altrui. Nelle discussioni vuole “vincere”, costi quello che costi, per questo non si fa scrupolo di mentire, deformare i fatti e negare la realtà. Spesso, al termine di una discussione con lui, si ha l’impressione di aver parlato di tutto e niente e ci si sente stanchi, confusi, frustrati.

I suoi discorsi sono solo apparentemente logici, in realtà si tratta di una pseudo-logica: si basa su premesse erronee, false prove, nessi incongrui e argomentazioni pretestuose, salta spesso dal particolare al generale e viceversa, confondendo le acque, spostando continuamente l’oggetto della discussione, negando le evidenze.

Il manipolatore è un mago del restare nel vago, perché se dovesse scendere su un piano concreto, tutto il castello di false argomentazioni crollerebbe. Se gli chiediamo un esempio pratico o una prova di ciò che dice, non saprà fornircela o cambierà argomento. Se vogliamo discutere di A, farà finta di capire B e parlerà di Z.

Il manipolatore cambia spesso opinione, atteggiamento o comportamento a seconda del contesto, mostrandosi incoerente e contraddittorio.

Il manipolatore mette in dubbio gli altri, si sente meglio solo sminuendoli, svalutandoli. Le critiche e le umiliazioni possono essere aperte, ma anche velate, più difficili da identificare chiaramente, soprattutto se si è “assuefatti” al suo stile di comunicazione.

Trova i vostri difetti e colpisce dove fa più male, facendovi credere di dover essere irreprensibili, perfetti, per poter permettervi di parlare e confrontarvi con lui: “parli proprio tu che sei così … (fate voi, a piacere)”. Può nascondersi dietro l’ironia, il sarcasmo: prendervi in giro, offendervi, e poi affermare che siete permalosi, che non avete senso dell’umorismo.

Dal canto suo non sopporta le critiche, si farebbe tagliare un braccio pur di non ammettere di aver avuto torto su qualcosa.

Il manipolatore tende a mettere le persone le une contro le altre, così da acquisire potere: insinua sospetti, fa circolare pettegolezzi, mina le relazioni interpersonali di chi gli è vicino, semina zizzania nei gruppi e nei contesti che frequenta.

Il manipolatore ignora le richieste, pur fingendo di tenerle in considerazione. Spesso, aspetta l’ultimo momento per avanzare le sue pretese, o cambia le carte in tavola, ingenerando un senso di confusione e pressione che porta l’altro ad assecondare le sue esigenze, pur non volendo.

Il manipolatore può usare come strumento di potere sia la minaccia e il ricatto, agendo in modo prepotente e dispotico, sia le lusinghe, i complimenti e i regali, ponendosi in modo seduttivo. È soprattutto un maestro del ricatto emotivo: con tutto quello che faccio per te, mi negheresti questo?

Il manipolatore utilizza in maniera massiccia il meccanismo difensivo inconscio della proiezione: cioè attribuisce agli altri intenzioni, sentimenti, mancanze che gli sono proprie: come sei aggressivo! (ci ha appena aggrediti), sei permaloso (lo è lui), non ascolti, non ti interessa (lui non ascolta e non gli interessa farlo).

Perché si comporta così?

Spesso le persone, in psicoterapia, chiedono se il comportamento del manipolatore sia consapevole o meno, o anche se lui “ci è o ci fa” (è matto, malato, cattivo?). È una domanda da un milione di dollari. In realtà il manipolatore manipola, più o meno consapevolmente, perché non sa fare altro: non sa affermare se stesso in modo sano, aperto, “pulito”.

Il manipolatore, fondamentalmente, è egocentrico ed egoista, spesso narcisista, può essere geloso e possessivo, un vero maniaco del controllo. Non tiene conto dei diritti, delle esigenze e dei desideri degli altri e manca di empatia.

A livello profondo, il manipolatore è un insicuro, anche se può sembrare il contrario. “Esiste” solo se si appoggia sugli altri: sminuendoli, colpevolizzandoli, umiliandoli, apertamente o segretamente, si illude di essere superiore.

La manipolazione è il sistema di difesa che ha costruito fin dall’infanzia. Se all’epoca è stato il suo mezzo di “sopravvivenza psicologica” in un ambiente relazionale a qualche livello disfunzionale, il meccanismo permane perché non è in grado di relazionarsi, di esistere in un altro modo, con il vantaggio aggiuntivo di guadagnare potere, salvaguardare l’autostima e tenere in scacco gli altri.

Bisogna imparare a difendersi

Il problema è che essere a contatto stretto con un manipolatore è estremamente pericoloso: il suo egocentrismo gli impedisce di capire veramente gli altri e di entrare in una relazione autentica, alla pari, fatta di rispetto e reciprocità.

Una relazione affettiva con un manipolatore porta sofferenza psicologica ed emotiva e diversi “effetti collaterali” gravi, quali ansia, depressione, mancanza di autostima, disturbi psicosomatici.

Quindi bisogna imparare a mettere un limite, anche (e soprattutto) quando è una persona a cui vogliamo molto bene, come un genitore, un figlio o un partner. Un arma molto potente per riuscire in questa non facile impresa, è sicuramente un percorso di psicoterapia individuale.

Psicologa Psicoterapeuta Acilia (Ostia, Infernetto, Casal Palocco-Axa) e Corso Trieste, Roma.

Leggi anche: Come non farsi manipolare.

Stretta mortale: riconoscere un manipolatore narcisista e liberarsene definitivamente.

Bibliografia

Nazare-Aga I. (2004), La manipolazione affettiva. Quando l’amore diventa una trappola, Castelvecchi Editore, 2008.

Nazare-Aga I. (2018), L’arte di non lasciarsi manipolare. Guida pratica, Paoline Editoriale Libri, Milano.