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Oltre il divano

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Tra successo e fallimento: consigli e trappole

Niente ci attira più del successo, niente ci spaventa più del fallimento. Anche se il fallimento ci dà la possibilità di provare ancora, in maniera più intelligente.

Che tu creda di farcela o di non farcela, avrai comunque ragione.

(H. Ford)

Nella vita, per raggiungere qualsiasi risultato, sono necessari impegno e forza d’animo. Non si ottiene nulla senza superare ostacoli e tollerare frustrazioni.

Ciò che più di tutto caratterizza le persone di successo, distinguendole dalla massa, è la capacità di gestire le difficoltà e, paradossalmente, di sopportare i fallimenti.

Sono capaci di vedere chiaramente il collegamento tra i propri successi/insuccessi e l’impegno/le risorse messe in campo, quindi si assumono la responsabilità dei risultati ottenuti, mantenendo il senso del controllo.

Non si sentono però “onnipotenti”, cioè capaci di risolvere qualsiasi questione. Mostrano, invece, di riconoscere i propri limiti, mantenendo un atteggiamento realista e improntato ad un sano ottimismo.

Il segreto del successo è prendersi la responsabilità del fallimento

Le persone “vincenti” hanno una mentalità caratterizzata dal senso di padronanza ed auto-efficacia. Non si percepiscono in balia degli eventi e del fato, ma si sentono al timone della propria vita: il mare può essere in tempesta, ma loro sanno come portare la nave.

L’interpretazione che diamo degli eventi modifica la nostra risposta emozionale ad essi (come ci sentiamo) e, attraverso di essa, la risposta fisiologica (cosa succede nel nostro corpo) e la risposta comportamentale (come reagiamo).

Le ricerche scientifiche, sia su animali da laboratorio che su esseri umani, hanno dimostrato che in natura vige una regola generale: il senso di controllo, anche solo l’illusione di avere il controllo, limita i danni psicofisici dello stress, poiché si attivano processi cerebrali e fisiologici protettivi.

Per questo le persone di successo, che mantengono un alto senso di controllo e padronanza, gestiscono meglio lo stress e le difficoltà.

Al contrario, le persone votate al fallimento, tipicamente sono vittime di alcune distorsioni cognitive, o trappole mentali.

Le trappole mentali che portano al fallimento

Trappola n.1 Sentirsi una pedina

Pensare di non avere il controllo della propria vita, sentirsi in balia degli eventi o degli altri, come se non si avesse alcun potere di azione e decisione.

Trappola n.2 Sopravvalutare il talento

Moltissime ricerche su persone di successo, come manager e atleti, hanno chiaramente dimostrato che l’impegno, la perseveranza e la capacità di gestire stress e frustrazioni sono gli ingredienti principali del successo, mentre il talento da solo conta veramente poco.

Trappola n.3 Non credere nel proprio valore

Attribuire i propri successi a fattori esterni e gli insuccessi alla mancanza di talento denota uno stile depressivo, in cui non si prendono mai i “meriti”, solo le “colpe” (tra l’altro rispetto ad un fattore, il talento, su cui non si ha nessun controllo).

Trappola n.4 Negare le proprie responsabilità

Anche l’esatto opposto porta dritti al fallimento: attribuire il successo al proprio talento e l’insuccesso sempre a cause esterne, dunque non prendersi mai la responsabilità di ciò che va storto.

Trappola n.5 Concentrarsi sui problemi

Vedere tutto ciò che può andare storto e farsi prendere dalla paura e dal pessimismo, invece che attivarsi per trovare soluzioni e alternative.

Le difese che ci danneggiano

Tutti queste trappole sono in realtà “stili difensivi”: proteggono dalle emozioni negative, allontanando il senso di fallimento o di responsabilità per il fallimento, non ci scomodano nell’attivarci per cambiare le cose, ci tengono nella zona di comfort, impedendoci però di prendere in mano la nostra vita.

Le persone di successo hanno abbastanza stima e fiducia in se stessi da non vivere i fallimenti come una ferita al proprio ego, ma come un’opportunità di apprendimento e crescita. Per questo sono più portate a correre rischi e fare scelte coraggiose.

La capacità, non banale, di stare nella realtà

Purtroppo, molte persone agiscono non in base al principio di realtà, che ci insegna che non si ottiene niente per niente, ma in base al principio di piacere, come i bambini piccoli: “mi spetta perché lo voglio”.

La cultura in cui viviamo, che si manifesta nelle famiglie e nella società, tende a interpretare ogni frustrazione come “nemica”, qualcosa da eliminare all’istante, mentre siamo programmati dalla natura per affrontare stress e difficoltà, che sono anzi la molla che ci spinge all’azione, al cambiamento e alla crescita.

Anche nutrire aspettative eccessive rende vulnerabili alla frustrazione, mentre avere delle aspettative realistiche permette di resistere alla fatica e al disagio, sia di tipo fisico che psicologico.

Per questo, cercare di eliminare i problemi dalla vita dei nostri figli e cercare sempre di dare loro il massimo è come pretendere che imparino a camminare senza fargli mai toccare terra. Le frustrazioni sono negative solo quando sono estreme e ingestibili, portando ad un senso di impotenza e annientamento.

Essere amici della sconfitta

A seconda del senso che diamo alle cose, queste diventano più o meno sopportabili. Pensiamo ad uno dei grandi “misteri” della medicina: le ricerche sugli effetti placebo dimostrano come, se ci viene data una “pillola” che pensiamo allevierà il nostro dolore, questo è il risultato che otterremo, a prescindere da cosa ci sia dentro. La stessa cosa avviene se assumiamo qualcosa che riteniamo nocivo (effetto nocebo).

Attenzione: non è un semplice effetto di suggestione, qualcosa accade realmente nell’organismo: una cascata di eventi biochimici, indotti dalle nostre convinzioni. Chi conosce la scienza, non sottovaluta il potere della psiche.

Le persone di successo sono “amiche” del fallimento: considerando ogni sconfitta una possibilità per migliorare, sono capaci di dare un significato costruttivo agli errori e agli ostacoli, che invece di indebolirle, le rendono più forti.

Come diceva Churchill: “Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo”.

Per informazioni e appuntamenti: contatti.

Psicologa Psicoterapeuta Acilia (Ostia, Infernetto, Casal Palocco-Axa) e Corso Trieste, Roma.

Bibliografia

Tabucchi P. (2007), Resisto dunque sono, Corbaccio, Milano.

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