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Oltre il divano

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Non siamo fragili: perché lo stress è nostro amico

Non c’è nulla che abbia una cattiva fama come lo stress. Ma siamo sicuri sia la radice di tutti i mali?

Le difficoltà rafforzano la mente, così come il lavoro irrobustisce il corpo.

(Seneca)

Oggigiorno diamo allo stress la colpa di tutto: infelicità, relazioni disfunzionali, malattie fisiche, cattivi pensieri, scoppi di rabbia. Ma siamo sicuri che senza stress le nostre vite sarebbero un giardino fiorito?

In realtà, la mente e il corpo umano sono fatti per essere sottoposti a stress, anzi lo stress è lo stato di attivazione energetica che ci permette di reagire alle sfide, sia su un piano fisico che psicologico. Comprendere questo può cambiare radicalmente la nostra reazione di fronte allo stress, dunque le conseguenze psicofisiche, sia a breve che a lungo termine, dello stress stesso.

Progettati per giocare duro

Gli esseri umani sono naturalmente programmati per superare le difficoltà. In natura, chi si adatta sopravvive, chi non si adatta muore. E l’ambiente dei nostri antenati non era certo esente da pericoli di ogni tipo.

Da loro abbiamo ereditato una grande capacità di adattamento, chiamata anche resilienza. Nel mondo fisico, la resilienza è la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi, in psicologia ci riferiamo alla capacità di gestire lo stress, affrontare le difficoltà e superare i traumi.

Chi è resiliente tollera le frustrazioni, persiste negli obiettivi nonostante gli ostacoli, vede i cambiamenti come opportunità e le difficoltà come sfide, percepisce un ampio margine di controllo sulla propria vita, non sentendosi in balia degli altri o delle circostanze, mantiene nelle avversità un senso di padronanza e ottimismo.

Al contrario, ci sono persone che non sopportano il minimo disagio, tendono ad autocommiserarsi più che ad agire, non si prendono mai la responsabilità, dando la colpa dei propri problemi sempre a fattori esterni. Questi individui sono anche particolarmente fragili e vulnerabili nelle condizioni di stress.

Il problema non è lo stress, sei tu

Si dice che lo stress danneggi la mente e il corpo, ma questo è vero solo in parte. Il problema non è lo stress, ma il modo in cui lo viviamo: per alcuni è qualcosa da fuggire ad ogni costo, insopportabile e schiacciante, per altri è uno stimolo e un “energetico naturale“.

Prendiamo i correlati fisiologici dello stress, ad esempio il battito cardiaco e il respiro accelerato: servono alla mente e al corpo per prepararsi all’azione (il sangue circola più velocemente, arriva più ossigeno al cervello e ai muscoli). Attacca-fuggi-o-mimetizzati è l’imperativo biologico, siamo programmati per metterci in salvo e la reazione di stress ci spinge a farlo il prima possibile.

Ma vivere lo stress come una “pozione eccitante” che ci prepara alla lotta è diverso che viverlo come un “veleno mortale”, che ci intossica e indebolisce. Questa differenza non è solo di tipo psicologico, ma ha ripercussioni sul piano fisico: la ricerca ha confermato come lo stress sia dannoso per la salute e aumenti il rischio di molte malattie, tra cui quelle cardiovascolari, ma solo per le persone che lo vivono come una minaccia!

Sembra incredibile, ma c’è una spiegazione scientifica. Quando lo stress è vissuto in modo negativo, all’aumento del flusso sanguigno si associa un restringimento dei vasi, dovuto alla tensione e all’ansia, che determina un profilo cardiovascolare ad alto rischio. Quando lo stress è vissuto in modo positivo, invece, i vasi sanguigni rimangono rilassati, producendo una reazione biologica più sana e adattiva.

La resilienza è come un muscolo e lo stress è il tuo personal trainer

Come un muscolo, la resilienza può essere allenata e potenziata. Quando solleviamo i pesi, che altro facciamo se non stressare i nostri muscoli, affinché crescano? Questa crescita non sarebbe possibile, se rimanessimo comodamente seduti sul divano.

Per la psiche vale lo stesso principio. Lo stress è indispensabile alla crescita psicologica: una mente che non affronti mai situazioni stressanti non può che indebolirsi e devitalizzarsi.

La resilienza è anche la capacità di imparare dagli errori e dagli eventi avversi, che sono una grande palestra: c’è chi trova la sua vocazione dopo un licenziamento in tronco, oppure chi cambia stile di vita dopo un infarto, vivendo meglio e più a lungo.

Questo non è un elogio dei traumi e del dolore, ma la consapevolezza che gli effetti negativi della sofferenza possano essere bilanciati con lo spirito d’adattamento, la saggezza legata ai nuovi apprendimenti, il coraggio e la speranza.

Inoltre, il “piacere di farcela” è una realtà con profonde radici psicobiologiche, che poggiano su specifici neurotrasmettitori ed aree cerebrali: “allenarci”, fisicamente o mentalmente, non ha valore solo in relazione ad un obiettivo futuro, ma è un “piacere” in sé, perché stimola i circuiti della ricompensa.

Purtroppo, si tende a confondere una vita felice con una vita facile, a tutelare i bambini e le persone che amiamo da ogni tipo di frustrazione e dolore, rendendoli sempre più fragili e incapaci di resistere ai normali urti della vita.

L’anti-fragilità: o vinci o impari

Abbiamo visto come la reazione corporea allo stress, quindi il dato biologico, cambi in base a come percepiamo lo stress e noi stessi di fronte ad esso, quindi in relazione ad un fattore psicologico. Credere che qualunque stress danneggi la nostra mente e il nostro corpo è deleterio, poiché lo stress non è solo ineliminabile, ma è un ingrediente fondamentale delle nostre vite.

Per abolire lo stress, dovremmo eliminare ogni novità e cambiamento, l’instabilità, la variabilità, l’incertezza della vita umana. È molto meglio imparare a gestire una certa dose di caos che cercare una stabilità e una sicurezza che non possono che essere illusori e mortiferi.

Se viviamo lo stress con ansia e paura, percependolo come qualcosa che ci travolgerà, allora sarà dannoso per la nostra salute. Ma se lo vediamo come un catalizzatore della nostra capacità di azione, non ne saremo danneggiati, né mentalmente né fisicamente.

La capacità di prosperare nelle difficoltà, mentre gli altri si indeboliscono e mostrano tutta la propria fragilità, è chiamata dallo scrittore Nassim Taleb “antifragilità”: non si stratta solo di resistenza, dunque di non fragilità, ma della capacità di tirare fuori il meglio proprio nelle situazioni di crisi e di stress.

Chi è antifragile vive le difficoltà come occasioni di crescita, come una sfida, un’opportunità per percorrere altre strade, imparare nuove cose, tirare fuori soluzioni inaspettate, uscire dalla propria zona di comfort, coltivare l’autodisciplina, la perseveranza, il coraggio. Per lui ci sono solo due possibilità: o si vince o si impara, e sono entrambi ottimi scenari.

Per informazioni e appuntamenti: contatti.

Psicologa Psicoterapeuta Acilia (Ostia, Infernetto, Casal Palocco-Axa) e Corso Trieste, Roma.

Bibliografia

McGonigal K. (2018), Il lato positivo dello stress. Perché lo stress fa bene e come sfruttarlo al meglio, Giunti, Firenze.

Tabucchi P. (2007), Resisto dunque sono, Corbaccio, Milano.

Taleb N.N. (2013), Antifragile. Prosperare nel disordine, Il Saggiatore, Milano.

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