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Oltre il divano

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Siamo tutti matti? Qual è il confine tra normalità e patologia secondo la psicologia e la psichiatria

Saremmo veramente poveri se fossimo solamente sani.

(D. Winnicott)

Quando si parla di emozioni e comportamenti umani sorge spontanea una domanda: come si fa a tracciare un confine tra ciò che è normale e ciò che non lo è? Che cosa sono i disturbi psichici? E la salute mentale?

Sono domande molto complesse e tra i professionisti il dibattito è più che mai aperto. Alcune informazioni e riflessioni per capire meglio la questione.

 La salute mentale

Iniziamo con le parole dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che definisce la salute come “uno stato di completo benessere (fisico, mentale e sociale) e non semplice assenza di malattia“. Questa sembra più un’aspirazione, un obiettivo ideale a cui tendere. Nella realtà, un completo stato di benessere non è raggiungibile dalla maggior parte delle persone.

Soffermiamoci ora sul “benessere mentale” e chiediamoci se chi vive situazioni di sofferenza e disagio può essere o meno considerato “malato”.

I disturbi psichici

Nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, la “bibbia” degli psichiatri, si elencano tutti i disturbi psichici oggi ufficialmente riconosciuti e per i quali c’è consenso tra i clinici del mondo. Il manuale, in quasi 2000 pagine, descrive le caratteristiche statisticamente rilevanti associate ai vari disturbi, in modo da avere criteri comuni per una diagnosi descrittiva, che illustra la patologia senza avanzare ipotesi sulla sua natura e sulle sue cause, né entrare nel merito dei possibili trattamenti.

Anche a questo semplice livello, nella realtà le cose si complicano parecchio, perché le persone non presentano quasi mai diagnosi “pure”, ma spesso hanno sintomi che appartengono a più categorie diagnostiche: ad esempio depressione e ansia, disturbi di personalità e del comportamento, ecc.

Inoltre, una persona che non presenta tutti i criteri per un dato disturbo, può ugualmente sperimentare una significativa sofferenza, o farla sperimentare a chi lo circonda.

Per di più, un individuo con problemi psicologici nell’arco della vita può presentare più tipi di sintomi: ad es. problemi comportamentali nell’infanzia, depressione nell’adolescenza, abuso di sostanze in età adulta.

Per capire qualcosa delle cause e del significato dei sintomi ci viene in aiuto la diagnosi psicodinamica, attraverso cui si valuta l’organizzazione e il funzionamento della personalità. Questo ci permette anche di capire cosa fare per alleviare il disagio del paziente e la sofferenza delle persone vicine a lui.

Un filo teso tra normalità e patologia

Quando la tristezza diventa depressione? E quando una paura può essere considerata una fobia? E qual è il limite che distingue un carattere timido da una personalità evitante?

Tutti noi abbiamo un carattere che presenta alcune caratteristiche di base: introversione, narcisismo, impulsività, ecc. Le caratteristiche di personalità diventano patologiche solo quando creano sofferenza soggettiva o causano una compromissione del funzionamento della persona, nelle sue relazioni e nelle sue attività.

I sintomi, in tutto questo, non sono che la manifestazione esterna delle fragilità di base della personalità quando, per qualsiasi motivo, entra in crisi.

Prendiamo una personalità con delle caratteristiche “narcisistiche”: può vivere in modo perfettamente adattato, finché la vita non gli presenti un conto troppo salato rispetto alle sue risorse, in un momento in cui non siano disponibili altri meccanismi di compenso. Di fronte a eventi che colpiscono proprio le sue fragilità, che intaccano la sua autostima, può andare in crisi e sviluppare dei sintomi come tentativo estremo di ristabilire l’equilibrio perduto e difendersi da una sofferenza troppo grande.

La terapia mira non certo a cambiare il carattere della persona, ma ad aiutarla a ritrovare il suo equilibrio, a sviluppare nuovi strumenti per affrontare i problemi, a ritrovare la fiducia in se stessa, facendo così a meno della sintomatologia.

 Per i problemi psicologici non ci sono ricette facili

I sintomi che un individuo può sviluppare non sono correlati in modo semplicistico alla problematica di base, ma dipendono da numerosissime variabili. La persona “narcisista” dell’esempio può deprimersi, sviluppare attacchi di panico o darsi al gioco d’azzardo, a seconda anche della sua età, del sesso, del suo contesto ambientale e culturale.

Viceversa, persone con gli stessi sintomi possono avere problematiche di base molto diverse, per questo è inutile tentare di dare risposte standard al disagio psichico. Possiamo mettere da parte i manuali di auto-aiuto (utilissimi per altro) e i consigli generici e cercare le risposte in noi stessi, se necessario con l’aiuto di un professionista.

 

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