Come pensano i bambini? Lo sviluppo del pensiero dall’infanzia all’età adulta – Psicologa Roma Ostia – Psicoterapeuta Roma Ostia / Acilia Infernetto Casal Palocco Axa Eur Corso Trieste
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Come pensano i bambini? Lo sviluppo del pensiero dall’infanzia all’età adulta

Come funziona la mente dei più piccoli e come si sviluppa la capacità di pensare in età evolutiva.

La teoria della mente

La “teoria della mente” (o mentalizzazione) è la capacità tutta umana di interpretare i comportamenti manifesti in base a ipotesi circa gli stati mentali sottostanti, che non si vedono ma si possono dedurre o immaginare: desideri, credenze, emozioni, pensieri, intenzioni.

Sappiamo che la realtà può essere molto diversa dall’apparenza, che ci sono più punti di vista nell’interpretare le cose, che ciascuno può vivere lo stesso evento in modo diverso dall’altro, a seconda dei propri stati interni. Lo sappiamo bene, ma non lo sappiamo da sempre. E a volte lo possiamo dimenticare. Una visione complessa e sfaccettata della realtà è una conquista evolutiva, che necessita di numerosi anni per portarsi a compimento.

Ma come pensa un bambino? E come arriva a sviluppare un pensiero adulto e maturo?

All’alba del pensiero

Anche se la “mentalizzazione” è una funzione geneticamente programmata, l’ambiente familiare svolge un ruolo fondamentale nel facilitare o ostacolare il bambino nell’acquisire un’adeguata comprensione del mondo mentale.

Tutto inizia con l’abilità del genitore di attribuire intenzioni al lattante (fai così perché hai fame, hai sonno, ecc). Tramite questo rispecchiamento il bambino impara una lezione fondamentale su come funziona la propria mente e quella degli altri.

Il neonato inizialmente usa il pianto e il sorriso in maniera istintiva, ma grazie alla capacità dei genitori di interpretare questi segnali e trattarli come fossero comunicazioni intenzionali, impara a comunicare di proposito attraverso modalità condivise con gli altri.

All’inizio, naturalmente, lo fa con gesti e vocalizzi. Tra il primo e secondo anno di vita, con lo sviluppo delle capacità linguistiche, abbiamo un’apertura del mondo psicologico, con il parallelo incremento di capacità simboliche e immaginative. La vita mentale diventa sempre più complessa.

Lo Sviluppo della vita mentale

  • Primi mesi

I primi segni di comprensione del mondo mentale si manifestano precocemente, spesso in interazioni affettive tra i genitori e il bambino, dove le emozioni hanno una rilevanza fondamentale.

I piccoli sotto l’anno d’età, hanno una rudimentale capacità di rapportarsi al mondo dei sentimenti e delle idee, ma questa sensibilità e l’evidente capacità di rispondere in modo adeguato agli stati interni dei familiari non implicano che siano effettivamente capaci di fare riflessioni sugli stati mentali.

La comprensione dei diversi stati mentali avviene progressivamente con l’età, dai più semplici ai più complessi.

  • Un anno

A 1 anno la capacità di riflettere riguarda più il mondo fisico che quello mentale. I bambini di quest’età comprendono più il desiderio della credenza, perché il desiderare si manifesta spesso attraverso le azioni, mentre ciò che si pensa “non si vede”.

  • Due anni

A 2 anni i bambini spiegano i comportamenti facendo riferimento soprattutto agli obiettivi ed alle conseguenze pratiche. Ad esempio: “Lisa ha tirato la bambola di vetro e l’ha rotta perché era arrabbiata”. Non si tiene ancora abbastanza conto di ciò che può essere nascosto dietro a un comportamento. Magari Lisa non voleva rompere la bambola, non sapeva fosse di vetro, credeva fosse di plastica, dunque non ha usato sufficiente cautela.

  • Dai tre ai 5 anni

I bambini più grandi, tra i 3 e i 5 anni, hanno invece maggiore confidenza con questo mondo di possibilità nascoste e sanno risolvere compiti di falsa credenza, apparenza – realtà e prospettiva di secondo livello (so che tu sai). Una prospettiva di terzo livello (so che tu sai che egli sa) non è invece acquisita prima dei 6 anni.

A partire dai 3 anni, la capacità di comprendere gli stati mentali è rivelata in modo evidente, ed anche promossa, da quattro tipi di eventi interattivi: le conversazioni sugli stati interni, la finzione condivisa, le prime storie e i primi inganni.

I bambini di questa età sono curiosi e fanno continue domande circa i sentimenti e le ragioni che si celano dietro ai comportamenti e circa le preferenze e le avversioni di coloro che li circondano. Più i piccoli hanno occasione di conversare sugli stati interni, più saranno in grado di comprendere i pensieri e gli stati emotivi propri e altrui.

Anche il gioco d’immaginazione è fondamentale, perché li aiuta a concepire realtà ipotetiche molteplici e a prendere le misure della distanza tra realtà e fantasia. La costruzione di storie li aiuta poi a comprendere il legame tra pensieri emozioni e azioni.

  • Età scolare e adolescenza

La capacità di interpretare il comportamento sulla base degli stati mentali sottostanti non si acquisisce una volta per tutte. Con il progredire dell’età, le ipotesi sui pensieri, emozioni, desideri e credenze alla base delle azioni si fanno più complesse e sfumate. Così aumenta la capacità di comprendere se stessi e gli altri, di agire nel mondo e di sviluppare buone relazioni.

Il pensiero adulto implica sempre maggiori possibilità di astrazione rispetto alle situazioni concrete, la capacità di procedere per ipotesi e di usare il simboli, cioè di esplorare e organizzare la realtà attraverso il pensiero, creando connessioni tra elementi diversi.

Anche lo sviluppo delle capacità linguistiche fa la sua parte, poiché le parole sono i “mattoncini” del pensiero e più si è capaci di addentrarsi nelle sfumature del linguaggio più si possono formulare ragionamenti complessi.

Stati mentali come rappresentazioni soggettive della realtà

Nei primi anni di vita il bambino vive le sue esperienze secondo due modalità primitive:

  1. Nell’equivalenza psichica, i pensieri e sentimenti sono vissuti come equivalenti alla realtà in sé. Per questo crede che quello che lui pensa o prova sia esattamente quello che pensano e provano gli altri. Non esiste una prospettiva alternativa. In questa modalità, i pensieri e le emozioni possono fare molto paura, essendo così spaventosamente “reali”. Pensare di uccidere qualcuno equivale a ucciderlo veramente, sentirsi impauriti equivale ad essere in pericolo di vita.
  2. Nel far finta, invece, gli stati interni sono completamente separati dalla realtà e non hanno alcun legame con essa.

Con la crescita, subentra una terza modalità, quella della mentalizzazione, che permette di vivere gli stati mentali per quello che sono, ovvero rappresentazioni soggettive del reale, che hanno a che fare con la realtà ma non sono la realtà, tanto che le persone possono avere punti di vista e vissuti differenti.

Le modalità primitive di esperienza psichica spiegano il cosiddetto egocentrismo dei bimbi piccoli e la loro difficoltà a interpretare correttamente la realtà. I bambini possono soffrire molto perché vivono i loro pensieri negativi come vere e proprie azioni cattive e a volte si assumono colpe terribili perché non riescono a concepire che qualcosa che accade possa non avere nulla a che fare con loro.

Mentalizzazione e benessere psicologico

Prima dello sviluppo della mentalizzazione, il bambino sperimenta la realtà in maniera non mediata, mentre in seguito ha la possibilità di trascendere l’immediatezza degli eventi e di considerare gli stati mentali sottostanti. Se si sente angosciato, può riflettere sulla sua esperienza interiore invece di reagire come di fronte ad un pericolo reale. Se qualcuno lo tratta male, può ipotizzare che lo faccia non perché lui lo meriti, ma perché ha questo o quello nella sua mente. Questo lo aiuta a gestire sia i propri vissuti sia le situazioni difficili.

Con la crescita, la persona sviluppa rappresentazioni di sé e degli altri sempre più complesse, che lo rendono in grado di esperire un solido senso di sé, di percepirsi come agente delle proprie azioni, di regolare pulsioni ed emozioni, di tollerare le frustrazioni, di comprendere gli altri e di avere buone relazioni.

Ma anche gli adulti in difficoltà possono “regredire” a modalità primitive di esperienza psichica e divenire incapaci di prendere le distanze dai propri stati mentali, di relativizzarli. Così, i pensieri iniziano a fare paura, le emozioni diventano ingovernabili, non si è più in grado di interpretare correttamente la realtà, ma si è trascinati dai propri vissuti interiori. Questo è un importante campanello d’allarme di un disagio psicologico per cui chiedere aiuto.

Psicologa Psicoterapeuta Acilia (Ostia, Infernetto, Casal Palocco-Axa, Eur) e Corso Trieste, Roma.

Bibliografia

Camaioni L. (a cura di) (2003), La Teoria della Mente. Origini, sviluppo e patologia, Laterza, Bari.

Fonagy P., Gergely G., Jurist E.L., Target M. (2002), Regolazione affettiva, mentalizzazione e sviluppo del Sé, Tr. it. Raffaello Cortina, Milano, 2005.

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