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Oltre il divano

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Fobie: quell’oscuro oggetto della paura

La fobia è una paura del tutto particolare, che va al di là di ciò che può essere un timore, più o meno giustificato, per un potenziale pericolo. Nasconde, infatti, molto di più. Vediamo cosa.

Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola.

(C. Pavese)

La fobia è il timore, intenso e irragionevole, di oggetti o situazioni comunemente considerati innocui, o comunque non spaventosi. Si differenzia dalla paura “normale” per la sua irrazionalità e perché non viene scalfita dal confronto con la realtà. La persona che ne soffre è consapevole della sua insensatezza, ma comunque non può controllarla.

Poiché qualunque cosa può diventare oggetto d’ansia, l’elenco delle fobie è potenzialmente infinito: agorafobia (spazi aperti), claustrofobia (spazi chiusi), acrofobia (altezze), cinofobia (cani), glossofobia (parlare in pubblico), eritrofobia (arrossire), idrofobia (acqua), emofobia (sangue), patofobia (malattie), e così via. Le principali tematiche fobiche sono: animali, ambiente naturale, sangue-iniezioni-ferite o situazioni specifiche (mezzi pubblici, tunnel, ascensori, ecc).

Tante fobie, una sola diagnosi

Al di là dei tecnicismi usati per descrivere l’oggetto della paura, la diagnosi è sempre quella di fobia specifica. I meccanismi alla base  sono gli stessi, anche se è diversa la loro origine, il significato che hanno per le singole persone e il livello di disadattamento che provocano. Non è possibile comprendere a priori il senso di una fobia, senza analizzare la vita e la personalità di chi ne soffre.

Le fobie sono cariche di significati simbolici, nel senso che gli oggetti o le situazioni temute rimandano, in modo più o meno deformato, ad altro: una pulsione repressa, un pensiero inaccettabile, un’emozione spaventosa, un esperienza indicibile.

Come nasce una fobia?

La fobia è paradossalmente una difesa contro l’ansia, contro un’angoscia di base molto più spaventosa e ingestibile di quella relativa all’oggetto fobico. Si potrebbe dire che la fobia “addomestica” l’angoscia, la limita e la circoscrive, rendendola riconoscibile, evitabile, scongiurabile. In realtà, l’ansia fobica non fa che evocare continuamente il fantasma dell’angoscia di base, dunque la persona non si libera affatto delle sue paure più profonde, anzi le alimenta.

Quando una persona ha pensieri ed emozioni che ripudia, perché dolorosi, disturbanti, inammissibili, tende a negarli o rimuoverli, così da cancellarli dalla propria mente. Ma questi contenuti espulsi che fine fanno? Continuano ad agire nel profondo, condizionando i pensieri, le emozioni e i comportamenti della persona. La mancanza di consapevolezza alimenta il problema, perché i vissuti rimossi o negati non possono essere né elaborati né superati.

I meccanismi fobici

Quando i contenuti esclusi dalla coscienza minacciano di riemergere, si attiva un segnale d’allarme, l’ansia appunto, che porta al dispiegamento di tre difese psicologiche: spostamento, proiezione e evitamento.

Con lo spostamento i vissuti legati all’oggetto, persona o situazione temuti sono spostati su altro “oggetto”: ad esempio, un piccolo paziente di Freud, che temeva l’ira del padre, sviluppò una fobia per i cavalli (che aveva avuto modo di collegare alla figura paterna). Con la proiezione, invece, sono i propri vissuti interni ad essere spostati all’esterno e attribuiti a qualcun altro. Ad esempio, una persona che temere gli insetti perché vi proietta proprie caratteristiche considerate repellenti. Fatto sta che, sia i cavalli sia gli insetti, si può tentare di evitarli, o comunque si sta male solo quando li si incontra, mentre non si potrebbe fare altrettanto con aspetti di sé o di figure importanti della nostra vita.

Il significato dell’oggetto fobico

L’oggetto fobico è “scelto” sulla base della personalità, dell’ambiente di vita e delle esperienze della persona. Le fobie sono legate al pensiero magico di tipo infantile, che sopravvive negli adulti, riaffacciandosi soprattutto in circostanze di stress emotivo. Questo tipo di pensiero lavora per analogie e sovrapposizioni, facendo coincidere aspetti simili di situazioni diverse.

Ad esempio, la fobia dei temporali può rappresentare contenuti emotivi minacciosi, travolgenti e impetuosi. Quella dell’altezza può nascondere un’attrazione per il vuoto, il desiderio terribile di lasciarsi cadere. Così, la paura del sangue o delle iniezioni può essere legata a contenuti aggressivi e sadici repressi. Ma non si può mai generalizzare sul significato di una fobia, perché ogni individuo è a sé.

La fobia sociale

Un discorso a parte merita la fobia sociale, cioè l’eccessivo timore di situazioni sociali che comportano un’esposizione al giudizio altrui, con il sottostante terrore di essere rifiutati, criticati, umiliati. Nelle storie di questi pazienti si riscontrano spesso stress precoci, come la morte o la separazione da un genitore, uno stile educativo incoerente, iperprotettivo o rifiutante, e problemi psicologici nelle figure genitoriali, tra cui ansia e depressione. Possono essere cresciuti in famiglie apprensive o in cui le manifestazioni emotive erano esasperate e fuori controllo, oppure in un clima di continua critica e umiliazione. Spesso è stato loro comunicato, anche implicitamente, che il mondo è un luogo pericoloso e ostile.

Facciamo un esempio: un giovane rampante sviluppa un’intensa ed inspiegabile paura di parlare in pubblico. Analizzando la sua storia, scopriamo che il padre lo ha abbandonato e, da piccolo, ha vissuto questo evento come una punizione per il suo desiderio di sostituirlo e superarlo agli occhi della madre. Così, inconsapevolmente, è arrivato a biasimarsi per qualunque desiderio di emergere e primeggiare. Ora, che è vicino ad una promozione, si è riattivato il conflitto inconscio e il dolore associato. Dunque, la sua mente ha spostato il timore di ritorsione paterna dal contesto originario a quello lavorativo, poi ha proiettato la disapprovazione verso se stesso all’esterno, attribuendola ai colleghi, sviluppando un intenso timore di essere criticato e umiliato.

Come affrontare una fobia?

Quando si agisce cresce il coraggio, quando si rimanda cresce la paura.

(Publio Sirio)

Non esistono interpretazioni e soluzioni standard, ma bisogna analizzare il mondo interno ed esterno della persona. In psicoterapia, si mira a inquadrare il significato della fobia nella storia di vita della persona, nel suo vissuto soggettivo. Si tenta di comprendere il conflitto espresso attraverso l’evitamento di oggetti o situazioni temuti e si indagano pensieri , emozioni e paure nascoste. Si analizza il periodo di insorgenza dei sintomi e le strategie finora adottate per farvi fronte, cercando insieme di trovare modalità più funzionali. Bisogna anche capire come il disturbo influenzi i rapporti della persona e che funzione abbia per lui e per il suo sistema familiare. Il terapeuta sostiene il paziente in un percorso di autoconsapevolezza e di recupero del controllo sulla sua vita.

Per liberarsi da una fobia bisogna, dunque, attraversarla, sia nel senso di passare oltre, sia nel senso di guardarci dentro. Non si può “guarire” da un sintomo senza lavorare sulle cause e sulle dinamiche sottostanti, perché si rischierebbe solo di “spostare” ulteriormente il problema, magari su un altro sintomo, un’altra paura, un’altra ossessione o un comportamento disfunzionale, che facciano da “tappo” ai pensieri e ai sentimenti messi a tacere.

Leggi anche: Ansia

 

Bibliografia

Falabella M. (2001), ABC della psicopatologia, Edizioni Magi, Roma.

Gabbard G.O. (2005), Psichiatria Psicodinamica, quarta edizione, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2007.

Galimberti U. (a cura di) (1999), Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, Torino.