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Oltre il divano

Approfondimenti e novità dal mondo della psicologia

Ambizione, successo e frustrazione

Cosa c’è dietro al perfezionismo, alla smania di eccellere e all’insoddisfazione rispetto a ogni successo?

Chi non è soddisfatto di ciò che ha non sarebbe soddisfatto neppure se avesse ciò che desidera.
(Socrate)

Ci sono persone, anche di successo, che sono sempre infelici e insoddisfatte. Di fatto, non si godono la vita, sono inquiete, pensano sempre che manchi loro qualcosa e che, ottenuto quel qualcosa, potranno essere finalmente felici. Di fatto, non è così, perché ogni loro successo, ogni possibile conquista, non solo non li appaga, ma apre il varco ad ulteriori timori, desideri ed ambizioni, che sembrano senza fine.

Perché queste persone sono perennemente insoddisfatte?

Com’è facilmente intuibile, la ragione di tanta inquietudine e insoddisfazione risiede nelle loro dinamiche interne. Sono persone che coltivano, talvolta segretamente, un senso di grandezza, di superiorità, che poggia però su una profonda vulnerabilità. Infatti, l’idealizzazione di se stessi, aperta o mascherata, è una soluzione difensiva che l’individuo ha adottato contro sentimenti dolorosi di vulnerabilità, incertezza, mancanza.

Il senso di grandezza si manifesta attraverso l’esigenza di essere sempre perfetti, l’ambizione sfrenata, le continue pretese, il desiderio di potere e di prestigio. Il potere ricercato può essere diretto o indiretto, legato alla propria influenza su una figura importante, o ad azioni di diplomazia e manipolazione. Il prestigio si esprime nella popolarità e nella fama, si nutre di ammirazione ed applausi.

Una ricetta avvelenata

Il Sé grandioso nasce in condizioni in cui il “vero Sé” del bambino non ha potuto svilupparsi: per qualche ragione, la necessità di sentirsi al sicuro ha prevalso sulle altre esigenze evolutive, piegando a questo scopo tutte le energie psichiche, normalmente volte alla realizzazione di se stessi. Il soggetto ha dovuto rinunciare ai propri sentimenti e pensieri più intimi ed il “falso Sé” ha assorbito tutte le aspirazioni, gli scopi e i rapporti con gli altri.

Quando si imbocca questa strada, Il Sé idealizzato diventa più reale del vero Sé, non solo perché è più lusinghiero, ma poiché risponde ai bisogni di base dell’individuo. Questa strategia difensiva non rimane confinata a una singola tematica o conflitto, ma diventa una soluzione estesa, che permette di soddisfare tutte le esigenze della persona e dare un senso alla sua vita. Infatti, come nel passato l’ha aiutata a difendersi da esperienze dolorose, oggi le consente di salvaguardare la propria autostima e sicurezza.

Grandiosità evidente o nascosta

La grandiosità non è sempre facilmente riconoscibile, perché può assumere diverse, e talvolta opposte, manifestazioni. Se il “narcisista scoperto” esprime apertamente e con arroganza la propria superiorità, quello “coperto” si mostra fragile, insicuro, educato, ma cova dentro di sé, spesso inconsapevolmente, fantasie e aspettative grandiose.

Ci sono individui più palesemente ambiziosi e altri più sognatori, che nutrono il loro senso di grandezza solo in fantasia. Ci sono persone che si “accontentano” del vissuto di superiorità e altre con tendenze distruttive, che mirano anche ad annientare gli altri.

Il Sé idealizzato è così indispensabile alla persona, che essa è costretta a difenderlo a ogni costo, giustificando a se stessa ogni mancanza o contraddizione che ne derivano: l’aggressività diventa forza; la misantropia, saggezza; l’arrendevolezza, bontà.

Come distinguere la brama di gloria dalla sana ambizione?

La brama di gloria si distingue dalla normale ambizione perché la persona, raggiunto il suo scopo, non ne trae soddisfazione e piacere, ma subito è portata a porsi una nuova meta, spesso ancora più ambiziosa. Questa smania ha una natura coercitiva, obbligata, che risponde solo apparentemente a una spinta spontanea dell’individuo.

Se rinunciasse alla corazza di grandiosità, che tale brama alimenta, la persona sarebbe travolta da angosce, conflitti, sensi di colpa, si sentirebbe inferiore agli altri, rifiutata, disperata. La natura obbligata di questa tendenza si palesa quando si vede un individuo che sacrifica al successo i propri interessi, i propri affetti, la propria serenità e si pensa: chi glielo fa fare?

Una smania insaziabile, che non ammette ostacoli

Una caratteristica fondamentale della brama di gloria è la sua insaziabilità: è difficile che un successo venga considerato tale, oppure subentrano subito scoraggiamenti, timori e nuove esigenze. Inoltre, abbiamo un particolare modo di reagire alle delusioni: la persona è presa dal panico, dalla disperazione, dalla rabbia contro se stessa o gli altri, presunti responsabili del “fallimento”.

Un altro criterio per distinguere la brama di gloria è considerare la sua indifferenziazione: non importa in quale modo la persona affermi la sua superiorità: vuole essere la più simpatica, la più intelligente, la più talentuosa, furba o originale, prevalere in ogni discussione, emergere in ogni contesto.

Il terreno di conquista può cambiare di volta in volta, a seconda anche della fase della vita: primeggiare negli studi, eccellere nello sport, ottenere un lavoro prestigioso, avere la casa o il matrimonio perfetti. A volte la smania di successo è poco riconoscibile, perché travestita da una meta “modesta”, che la persona dentro di sé vive con segreta ambizione e competizione. Parliamo sempre di qualche forma di potere o prestigio, che può essere anche quello di un insegnante presso i suoi alunni, di un padre spirituale, di un capo ufficio o di un genitore.

Le pretese irragionevoli

In questi soggetti, ogni desiderio o necessità, anche comprensibili, si trasformano inconsciamente in una pretesa. Si tratta di pretese irrazionali, perché basate su un diritto o titolo che non esiste, ed egocentriche, perché incuranti del punto di vista o delle esigenze altrui.

Queste pretese possono fondarsi sul ruolo, sul sesso, sulla parentela: “perché sono tua madre, o il capo, o una donna, o un uomo”, ecc.  Altre volte, si basano sulla convinzione che l’amore risolva ogni cosa e dia tutti i diritti: “se mi amassi, faresti questo, o accetteresti quest’altro”. Spesso hanno alla base un’insoddisfazione o una sofferenza: “devi risarcirmi della mia infelicità, del mio dolore”, oppure un’incapacità o una mancanza: “se non sono in grado, devi farlo tu per me”. Il fondamento, in ogni caso, è sempre lo stesso: il senso di superiorità, di diritto sull’altro.

Il trionfo e la vendetta

Un’altra manifestazione della brama di gloria è la tendenza al trionfo vendicativo, cioè a frustrare, ingannare, mortificare e sconfiggere gli altri. Questa può manifestarsi palesemente o rimanere relegata alle fantasie intime della persona, che spesso non ne è consapevole, dunque la scambia per altro: l’appropriata reazione ad un offesa, la voglia di giustizia, ecc. Un simile impulso generalmente nasce dal desiderio inconscio di una compensazione per le sofferenze patite o di una vendetta rispetto a torti, reali o presunti, subiti nell’infanzia, o comunque nel passato.

Anche le pretese narcisistiche possono essere di natura vendicativa: la persona si sente ingannata, offesa, e insiste per ottenere un risarcimento o una ricompensa, sentiti come un trionfo sull’altro o sul proprio passato doloroso. Conseguentemente, non riceverli è vissuto come una disfatta e un fallimento inaccettabili.

Il rifiuto dell’impegno

Questi individui tendono a credersi esonerati dall’esigenza di impegnatsi per raggiungere i propri obiettivi. La fantasia sottostante è quella di poter imparare senza sforzo, ottenere tutto senza sacrificio, perché dotati o fortunati: non vogliono scalare la montagna, ma trovarsi direttamente sulla cima! Se le cose non riescono loro così facili, si sentono umiliati, ridicoli, falliti.

Per questo ogni piccolo insuccesso, ogni difficoltà trovata sul loro percorso, può deprimerli e abbatterli, generando in loro un grande senso di frustrazione, rabbia o disperazione. Non possono accettare di non essere perfetti e infallibili.

L’assenza di limiti

Per quanto l’individuo sia realista e le sue ambizioni siano pragmatiche e razionali, egli vive segretamente in un universo immaginario in cui tutto è possibile, o dovrebbe esserlo, e non vigono le limitazioni del mondo reale.

Infatti, la persona tende a non considerare come reali o accettabili i normali limiti umani: il tempo, le esigenze fisiche, i problemi economici, le regole di convivenza, la malattia e perfino la morte. Naturalmente, a livello razionale, è consapevole delle leggi di natura e delle regole sociali, ma inconsciamente pensa che non si debbano applicare anche a lei. Per questo, spesso va in crisi con la mezza età, quando è confrontata con l’invecchiamento, i cambiamenti fisici, i bilanci esistenziali.

È possibile un cambiamento?

Le persone con un simile problema soffrono molto, in modo più o meno palese. Oltre alla perenne insoddisfazione, se le circostanze della loro vita non sono favorevoli e li confrontano con insuccessi e delusioni, possono deprimersi gravemente, sviluppare sintomi d’ansia, condotte distruttive, dipendenze.

Hanno generalmente serie difficoltà relazionali e per gli altri può essere difficile capire come prenderli: se il rifiuto di soddisfare le loro aspettative genera un’intensa rabbia, l’accettazione passiva è altrettanto deleteria, perché le pretese si rivelano senza fondo e la persona diviene sempre più vulnerabile e dipendente dall’accondiscendenza altrui.

Queste persone hanno difficoltà ad accettare che, se vogliono essere più sereni, indipendenti e meno vulnerabili alle circostanze esterne, devono cambiare il loro atteggiamento, non possono pretendere o aspettare che si trasformi il mondo attorno a loro.

Il problema è che questo atteggiamento è profondamente radicato, perché sostiene la loro identità e protegge da pensosi sentimenti di smarrimento e inferiorità, dunque per loro è impossibile farne a meno, almeno finché non vengono considerati e affrontati i vissuti sottostanti. È necessario un cambiamento profondo, altrimenti la persona preferirà sempre, e comprensibilmente, prendersela con la realtà piuttosto che mettere in dubbio le proprie illusioni.

 

Bibliografia

Horney K. (1981), Nevrosi e sviluppo della personalità. La lotta per l’autorealizzazione, Astrolabio, Roma.

Winnicott D. (!974), Gioco e realtà, Armando, Roma.