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Oltre il divano

Approfondimenti e novità dal mondo della psicologia

L’ansia è alla mano: si accontenta di tutto

Meccanismi e terapia dell’ansia, in tutte le sue forme, anche quelle che non ti aspetti.

“La paura del pericolo è diecimila volte più spaventosa del pericolo vero e proprio, quando si presenta davanti ai nostri occhi;

e l’ansia è una tortura molto più grave da sopportare che non la sventura stessa per la quale siamo in ansia”

(D. Defoe)

Tutti sappiamo cosa è l’ansia, perché appartiene profondamente all’essere umano, alla complessità della vita, fatta di mille possibilità, scelte e dubbi, rispetto ai quali spesso è difficile orientarsi. Ciò che distingue l’ansia normale da quella patologica è l’intensità, la durata e quanto condiziona la nostra esistenza.

La paura è un salva-vita

La paura è una condizione psicofisica che, di fronte a un pericolo o a una sfida,  aumenta lo stato di allerta e vigilanza, preparandoci a reagire. Dunque, è un’emozione fondamentale, che ci salva la vita, letteralmente o metaforicamente, ma diventa disadattava quando è sproporzionata rispetto all’evento scatenante o inibisce l’azione, invece che favorirla.

L’ansia è una strana paura

L’ansia è una paura “senza oggetto”, perché è slegata da un fatto o un evento determinato. È una sensazione diffusa, che non si riferisce a nulla di preciso, o almeno non in maniera diretta, proporzionata e ragionevole. Può assumere varie forme, talvolta tipiche e riconoscibili, ma a volte subdole e nascoste. Vediamo quali.

L’ansia diretta

È facile riconoscere l’ansia diretta, caratterizzata da un senso di agitazione, confusione, preoccupazione ed affanno. I sintomi fisici dell’ansia includono: tachicardia, sudorazione, tremori, tensione muscolare, difficoltà a respirare, dolore al petto, nausea, sensazione di testa leggera. Quando questi si presentano tutti insieme, in forma acuta, abbiamo una crisi di panico, un’esperienza terribile, in cui si ha la sensazione di essere sul punto di perdere il controllo, impazzire o morire.

L’ansia mascherata

In altre occasioni, invece, abbiamo un “ansia fredda”, che può assumere la forma di uno stato depressivo, ma si distingue perché più legata alle situazioni di stress. Anche i disturbi depressivi possono travestirsi da ansia, come nei casi di “depressione agitata”, in alcuni disturbi del comportamento o forme di disattenzione e iperattività. Per questo è importante una valutazione clinica che aiuti a discernere la condizione di base.

L’ansia somatica

L’ansia si esprime frequentemente per via somatica, rendendosi così difficile da decifrare. I principali sintomi psicosomatici sono: mal di testa, disturbi cardiovascolari, gastrointestinali o dermatologici, dolori muscoloscheletrici, problemi respiratori o alimentari. Talvolta, i medici sottostimano le componenti ansiose nei disturbi organici, oppure, se le individuano, possono non sapere come intervenire, non essendo il loro campo. Anche in questo caso, un’attenta valutazione clinica risulta necessaria per una diagnosi e un trattamento appropriati. [ Vedi Disturbi psicosomatici ]

I fattori scatenanti

I fattori scatenanti dell’ansia possono essere legati a conflitti inconsci, ad esempio tra un desiderio e un divieto (interno o esterno), oppure a tematiche rispetto alle quali per la persona è difficile pensare, riflettere, mediare. Così, il pensiero o l’emozione disturbante sono rimossi o negati, ma quello che esce dalla porta rientra dalla finestra, in una modalità indifferenziata, spaventosa e spesso invalidante.

Alla base, abbiamo un indebolimento dei meccanismi di difesa che non riescono a contenere l’angoscia, che a questo punto può prendere diverse strade. Quali?

L’ansia fluttuante e il disturbo d’ansia generalizzato

L’ansia fluttuante è uno stato di tensione, incertezza e inquietudine, che nasce da una sensazione di smarrimento e d’incapacità di far fronte alle sfide della vita, di essere all’altezza dei ruoli e dei compiti con cui si è chiamati a confrontarsi.

Nel disturbo d’ansia generalizzato, abbiamo uno stato continuo d’ansia e preoccupazioni difficilmente controllabili, che riguardano diversi ambiti della vita: affetti, lavoro, futuro, ecc. Questa condizione può compromettere l’umore, con irritabilità e tristezza, il corpo, con stanchezza e tensione muscolare, la concentrazione e il sonno.

L’ansia situazionale e le fobie

Abbiamo poi l’ansia da situazione, che si realizza nelle fobie, cioè in specifiche situazioni o oggetti temuti in un modo incomprensibile e sproporzionato rispetto alla loro reale pericolosità.

Le fobie specifiche sono moltissime, ognuna ha un suo nome, ma il meccanismo di base è lo stesso: sull’oggetto/situazione temuti sono spostati sentimenti disturbanti, ambivalenti o inammissibili, legati a altri oggetti o situazioni. Le emozioni e i pensieri relativi allo stimolo originario sono spesso inconsapevoli e, quando minacciano di emergere dall’inconscio, si attiva un segnale d’allarme che provoca la mobilitazione di tre meccanismi difensivi: spostamento, proiezione ed evitamento.

Mentre lo spostamento realizza un trasposizione del sentimento di paura da un “oggetto” del mondo esterno (persona o situazione) ad un altro, la proiezione realizza uno spostamento dal dentro al fuori, da una paura interiore a quella di un oggetto della realtà. Lo scopo è sempre lo stesso: rendere l’angoscia controllabile, perché lo stimolo fobico potrà essere circoscritto ed evitato, al pezzo però di un’auto-limitazione più o meno grave.

La fobia sociale e la personalità evitante

Si parla di fobia sociale, invece, quando la persona soffre di un’eccessiva e irragionevole ansia legata a situazioni sociali, a relazioni o prestazioni, al punto da evitare il più possibile tali situazioni, o a viverle con assoluta tensione, fino a una compromissione del funzionamento sociale e lavorativo.

Se la paura, la timidezza e la tendenza a fuggire dalle situazioni sociali sono particolarmente radicate, parliamo di personalità evitante, con alla base un profondo timore del rifiuto e dell’umiliazione, e una carenza strutturale dell’autostima. [Vedi Disturbo evitante di personalità ]

L’ansia acuta e gli attacchi di panico

Abbiamo già accennato agli attacchi di panico, ora vediamo, nello specifico, come riconoscerli. I sintomi del panico si sviluppano e raggiungono l’apice in un periodo breve (da pochi minuti al massimo mezz’ora): palpitazioni, sudorazione, tremori, difficoltà a respirare, dolore o fastidio al petto, nausea o dolori addominali, sbandamento, instabilità, svenimento, testa leggera, senso di irrealtà, sensazioni di formicolio o torpore, brividi, vampate di calore, vertigini, paura di perdere il controllo, impazzire o morire. A causa di questi sintomi, così invadenti dal punto di vista somatico, gli attacchi di panico possono essere confusi con sintomi organici, ad esempio con un infarto.

L’esperienza del panico è così spaventosa, difficilmente comprensibile per chi non l’ha provata, che la persona sviluppa un’ansia anticipatoria, cioè la paura di sperimentare un nuovo attacco, che la porta ad evitare molte situazioni, a chiudersi in casa o a richiedere il continuo conforto di un altra persona o di un farmaco. Così si può strutturare un vero e proprio disturbo di panico.

 L’ansia realizza ciò che teme

Una forma d’ansia particolarmente diffusa è quella d’attesa, che si manifesta nell’imminenza di un evento, come un’esibizione, un appuntamento, un esame o un colloquio di lavoro. La persona teme un esito negativo della propria prestazione e la sua mente, attraverso questa anticipazione della “catastrofe”, sembra prepararsi all’inevitabile, nel tentativo di “vaccinarsi” dalla delusione e dalla sconfitta. Peccato, però, che lo stato di allarme con cui si affronta l’evento porti spesso ad una reale disfatta, come è tipico delle profezie che si autoavverano.

L’evitamento, la dipendenza e la rabbia

L’ansioso tende a sviluppare condotte e strategie volte ad evitare il più possibile le situazioni temute, nel tentativo di arginare la sua angoscia e mettersi al riparo da situazioni stressanti. Questa tendenza, però, non fa che aggravare il problema: più si teme qualcosa, più la si evita, più la si evita, più la si teme. Si crea così un circolo vizioso di ansia e auto-limitazioni, che finisce per alimentare la paura e penalizzare l’autostima.

Inoltre, chi soffre di una forma d’ansia invalidante, tende a cercare una “stampella” a cui appoggiarsi: il partner, un amico, il medico o un farmaco. La dipendenza, però, non lo aiuta, anzi non fa altro che minare ulteriormente la sua autonomia.

La persona può manifestare la necessità di continue rassicurazioni, o della presenza fisica di un altro, per portare avanti le sue attività e i suoi impegni. Questo la metterà in una posizione di vulnerabilità e fomenterà sentimenti di ostilità e rivendicazioni verso l’ambiente, se non ritenuto sufficientemente supportivo. Le relazioni possono risentirne, con l’irritazione e l’esasperazione di amici e parenti.

L’ansia non si controlla con la volontà

L’ansia patologica è per sua natura irrazionale, come ammette spesso chi ne soffre, e non può essere controllata, almeno non razionalmente, o con la forza di volontà, perché è legata a qualcosa di profondo, di cui la persona spesso non è consapevole.

Quindi, non bisogna colpevolizzare chi soffre d’ansia, né esortarlo inutilmente ad “essere ragionevole”, facendolo per giunta sentire in colpa della sua condizione. Gli ansiosi tendono spesso all’autocritica, anche eccessiva, quindi non è il caso di sottoporli ad ulteriori rimproveri, nemmeno a scopo di “incoraggiamento”. Dall’altra parte, non bisogna neppure prostrarsi a qualunque loro richiesta e assisterli in tutto, perché questo non fa che peggiorare le cose.

 La terapia dell’ansia

Il coraggio è la capacità di resistere alla paura, di dominare la paura: non è l’assenza di paura.

(M. Twain)

La persona che soffre d’ansia deve essere aiutata innanzitutto a contenere i vissuti d’angoscia e a interrompere il circolo vizioso di evitamento e paura. Se necessario, il terapeuta consiglierà un temporaneo e controllato supporto farmacologico.

In psicoterapia, si lavorerà sulla percezione di sé, sul contenimento delle emozioni e sull’autonomia: il paziente ha bisogno di accrescere la propria autostima, migliorare la regolazione affettiva ed aumentare il senso di controllo e padronanza. Si lavorerà, inoltre, sulla consapevolezza dei meccanismi dell’ansia, come sulle sue cause e sulle dinamiche profonde che la alimentano.

 

Bibliografia

American Psychiatric Association (2013), Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione (DSM V), Tr. It. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014.

Andreoli V. (1997), E vivremo per sempre liberi dall’ansia, Rizzoli, Milano.

Gabbard G.O. (2005), Psichiatria Psicodinamica, quarta edizione, Eaffaello Cortina Editore, Milano, 2007.

Galimberti U. (a cura di) (1999), Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, Torino.