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Oltre il divano

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Mamma che ansia! Anche i bambini possono soffrirne

Anche i bambini possono soffrire d’ansia. Cosa significa e come aiutarli.

Anche i bambini possono sperimentare preoccupazioni, inquietudini e stati ansiosi, che a volte possono sfociare in un vero e proprio disturbo d’ansia.

Ci sono paure e insicurezze che fanno parte della crescita: il bambino non ha ancora un solido senso di Sé e meccanismi efficaci per difendersi dall’angoscia ed è estremamente permeabile allo stress ambientale, agli stati d’animo e ai turbamenti di chi si prende cura di lui.

Bisogna però distinguere le normali ansie infantili, che fanno parte del percorso di sviluppo, da quegli stati ansiosi di rilevante intensità e persistenti nel tempo, che pregiudicano lo sviluppo del bambino, interferendo con la sua quotidianità, le relazioni sociali, la stima di sé, le attività scolastiche ed extrascolastiche.

Non sempre è chiaro quando un bambino soffre d’ansia, poiché a quest’età gli stati ansiosi non sempre si manifestano in modo diretto: lamentele, preoccupazioni, paure, evitamenti, palpitazioni, alterazioni del respiro, tremori, paralisi, aggrappamento. Spesso, invece, l’ansia si esprime attraverso indici indiretti, che vanno riconosciuti e interpretati, grazie alla conoscenza del bambino e della sua situazione di vita: instabilità dell’umore, inibizione, passività, mancanza di curiosità, eccessivo attaccamento ai genitori, impazienza, irritabilità, capricci, scoppi di collera, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno o dell’alimentazione, enuresi notturna (bagnare il letto dopo l’avvenuto spannolinamento), problematiche scolastiche e difficoltà di socializzazione.

Le normali ansie e le paure infantili vanno distinte dalle situazioni in cui è presente un disturbo d’ansia, che si manifesta in maniera persistente nel tempo e interferisce con la vita e le attività quotidiane del bambino e della sua famiglia. I principali disturbi d’ansia infantili sono:

  • Disturbo d’ansia da separazione: il bambino è estremamente a disagio rispetto alla separazione da casa o dai genitori, ha un timore persistente ed eccessivo di perdere le figure di attaccamento o che capiti loro qualcosa, esprime riluttanza o rifiuto ad uscire di casa o a stare solo, fa spesso incubi sul tema della separazione, lamenta sintomi fisici quando si prevede o si verifica una separazione.
  • Mutismo selettivo: il bambino si mostra incapace parlare in situazioni sociali specifiche, nonostante sia in grado; questo interferisce con la socializzazione e con l’inserimento e le prestazioni scolastiche.
  • Fobia specifica: paura o ansia eccessive e sproporzionate di fronte ad un oggetto o una situazione specifica, che viene quasi sempre evitata o mal sopportata. Nei bambini può esprimersi con pianto, scoppi di collera, immobilizzazione o aggrappamento.
  • Fobia sociale: paura o ansia eccessiva e persistente relativa a situazioni sociali in cui il bambino si sente esposto al giudizio altrui, anche dei coetanei.

Ma l’ansia in età infantile può presentarsi anche secondo altre modalità:

  • Disturbi del sonno (difficoltà a dormire, eccessiva sonnolenza, incubi, terrori notturni);
  • Disturbi dell’alimentazione (rifiuto del cibo, alimentazione incontrollata, ingerimento di sostanze non commestibili non adeguato all’età, ruminazione);
  • Disturbi del comportamento (iperattività, oppositività, condotte inadeguate);
  • Difficoltà di concentrazione e apprendimento;
  • Disturbi psicosomatici (mal di stomaco o di pancia, vomito, asma, dermatiti, costipazione o stitichezza, mal di testa);

Bisogna essere particolarmente attenti ai segnali di disagio dei bambini, che a causa della loro immaturità psicologica e linguistica non sono in grado codificare (e decodificare) il malessere sul piano mentale, quindi quando sono ansiosi, angosciati, sentono qualcosa ma non sanno bene essi stessi cosa e perché, dunque non possono tradurlo in pensieri o parole, almeno non senza il nostro aiuto.

I bambini tendono a tradurre il malessere sul piano fisico o dei comportamenti: possono accusare dolori, ammalarsi spesso, non riuscire ad alimentarsi o a dormire serenamente, avere un comportamento inadeguato, oppositivo, provocatorio, oppure essere iperattivi ed avere difficoltà di concentrazione e di apprendimento. Questo può influire negativamente sull’andamento scolastico, sulla relazione con i coetanei, sul clima familiare, sull’autostima del bambino, andando ad alimentare un circolo vizioso di ansia e paure che si autoalimentano.

L’ansia del bambino può essere spiegata dall’interazione, dinamica e complessa, tra diversi fattori:

  • caratteristiche individuali (fragilità costituzionale, temperamento sensibile e/o irritabile, ecc);
  • ambiente di crescita (situazione familiare, personalità dei genitori, stili educativi, ecc);
  • relazione tra il bambino e le figure di accudimento (particolare rapporto che si instaura tra ogni bambino e genitore in base alle caratteristiche di entrambi e ai momenti di vita);
  • esperienze di vita (eventi stressanti o traumatici, separazioni, malattie, lutti.

Un bambino che manifesti i sintomi sopra indicati in maniera consistente e persistente nel tempo ha bisogno di essere aiutato, insieme alla sua famiglia, da uno specialista (psicoterapeuta infantile, neuropsichiatra) per intervenire sulla situazione prima che si cronicizzi, riattivare e “raddrizzare” i percorsi di sviluppo e riuscire a ritrovare la serenità familiare.

Bibliografia

American Psychiatric Association (2013), Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione (DSM V), Tr. It. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014.

Ammanniti M. (2001), Manuale di psicopatologia dell’infanzia, Raffaello Cortina Editore, Milano.