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Oltre il divano

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Problemi mentali in famiglia: come parlarne ai bambini?

Se un genitore o un parente soffre di problematiche psicologiche e comportamentali, i bambini devono saperlo? Come parlargliene e rispondere alle loro domande?

Quando un genitore, un parente o qualcuno con cui il bambino è a stretto contatto soffre di problematiche psicologiche o comportamentali (depressione, ansia, disturbi di personalità, dipendenze, psicosi, ecc), la tentazione è spesso quella di “proteggere” il bambino, cercando di parlarne il meno possibile. In realtà, questo non è l’approccio giusto, perché i bambini capiscono molto di più di quanto siamo portati a credere.

Se in famiglia c’è un problema che impatta sulla vita dei bambini, bisogna poterne parlare e dare loro gli strumenti per capire perché la mamma, il papà o un altro familiare sono tristi, preoccupati, si arrabbiano facilmente, non escono di casa, hanno mille paure o stanno spesso male.

Se non li aiutiamo a capire, se non li informiamo correttamente, non li ascoltiamo, non rispondiamo ai loro dubbi, costruiranno le loro spiegazioni personali, inevitabilmente distorte. Se sono costretti ad autogestire le loro preoccupazioni e la loro sofferenza, possono sviluppare un disagio interiore destinato a sfociare in problematiche comportamentali o altri sintomi di malessere.

Niente segreti, i bambini capiscono

I bambini sanno sempre se in famiglia c’è qualcosa che non va, sentono se un genitore sta male o è preoccupato. Non ricevere spiegazioni li lascia soli con un grande peso e con la responsabilità di colmare il vuoto di informazioni e rassicurazioni.

Molti genitori, nella paura di appesantire troppo i figli, ingannano se stessi pensando di poter nascondere i loro problemi, lasciando ai bambini il compito di rimettere insieme i pezzi e riempire i buchi, cercando di capirci qualcosa.

È naturale voler proteggere un bambino da dettagli inutili o dolorosi, ma una spiegazione va data e non deve essere vaga e sfuggente, ma chiara, coerente e veritiera. Per questo si devono usare le parole appropriate (ansia, depressione, malattia mentale, ecc), spiegando chiaramente cosa significhino e inserendole in un contesto comprensibile per lui.

I tabù, i segreti in famiglia, creano confusione e “buchi” nella mente del bambino, che si affanna faticosamente e spende energia per cercare una spiegazione a un problema che sa esserci, ma che non capisce e di cui nessuno è disposto a parlare con lui. La verità ci rende sempre liberi, avere una visione realistica dei problemi ci aiuta ad affrontarli, a padroneggiarli, a conviverci, anche quando non li possiamo risolvere.

Ascolto e dialogo

Bisogna far capire al bambino che siamo sempre disposti a parlare con lui, che non ci sono argomenti troppo “difficili” da poter essere affrontati, che lo ascoltiamo. Bisogna cercare di sintonizzarci sulle sue emozioni, aiutarlo a tirare fuori i suoi veri pensieri, i suoi dubbi, evitando di reagire male alle sue domande, o di mostrarci sopraffatti dalla sofferenza.

Non bisogna sminuire o attaccare i suoi sentimenti (non te ne devi interessare, non ha senso che ti senta così), né ridicolizzare le sue preoccupazioni o conclusioni (ma che dici, non funziona così, non puoi capire). Bisogna sempre cercare di trasmettere un senso di speranza e protezione (sì, la situazione è difficile, ma noi adulti stiamo facendo del nostro meglio per risolverla, tu avrai sempre il nostro appoggio e la nostra protezione).

Come spiegare la malattia psichica ai più piccoli

Possiamo spiegare ai bambini che, come le malattie fisiche creano “disordine” nel corpo, così quelle psichiche creano disordine nella mente, quel “rifugio” dentro di noi dove ci sono i nostri pensieri e sentimenti.

Quando la mente si ammala, questo “rifugio” può diventare scomodo, disordinato, spaventoso: possiamo essere nervosi, avere mille paure, sentirci tristi senza motivo, comportarci come non vorremmo, perfino vedere e pensare cose che non esistono.

Le persone con problemi psichici non sono “matte”, ma hanno una sofferenza che colpisce la loro psiche. Se il corpo lo possiamo vedere e toccare, non possiamo fare altrettanto con la mente, ma i suoi contenuti sono importantissimi e reali, perché sono i nostri pensieri e i nostri stati d’animo, la nostra personalità.

Le malattie mentali condizionano i nostri pensieri e sentimenti, ma possono anche interessare il nostro corpo, che inizia a soffrire e ad essere stanco: corpo e mente non sono separati, ma procedono di pari passo! Per questo, così come quando si ammala il corpo si va dal dottore, così si deve fare quando si ammala la mente, per la quale ci sono specifici dottori (psicologi, psicoterapeuti, psichiatri)

Ci sono vari tipi di malattie mentali, alcune sono molto serie, come la schizofrenia, le psicosi, il disturbo bipolare, altre sono comuni, come l’ansia e la depressione. Ogni malattia può colpire con un’intensità diversa: l’ansia può essere gestibile, o completamente invalidante. Ci sono condizioni che rispondono molto bene alla psicoterapia e ai farmaci, altre meno. Ma tutte le persone ammalate possono ricevere un beneficio da un trattamento adeguato.

Rispondere ai loro perché

Si deve spiegare ai bambini che non c’è un’unica ragione per cui ci si ammala, ma c’è sempre un insieme di cause, che hanno a che fare con le nostre predisposizioni, come siamo cresciuti, le esperienze che abbiamo vissuto. Anche lo stress ha un ruolo: se una persona passa lungo tempo sotto una grande tensione, o subisce un trauma, il suo cervello si sovraccarica e la sua mente si può ammalare.

Il cervello è il nostro “Quartier Generale”, funziona come un sofisticatissimo computer, ricco di cellule nervose che, inviandosi messaggi tra loro, ci permettono di pensare, parlare, vedere, sentire, camminare, leggere e contare, insomma di fare tutto ciò che facciamo e sentire tutte le emozioni che ogni giorno ci accompagnano nella nostra vita. Ma se il cervello è sottoposto a un forte stress o si trova a lungo in disequilibrio, i nostri pensieri ed emozioni si possono modificare, come un computer funziona male se prende un virus o ha troppi programmi aperti.

La malattia mentale può colpire chiunque. Molti si vergognano di avere vicino qualcuno che ne soffre, pensano che la propria famiglia sia diversa dalle altre, mentre tantissime persone soffrono, ad esempio, di ansia, depressione o dipendenze.

Evitare l’autocolpevolizzazione e la confusione

Dare ad un bambino spiegazioni chiare serve anche ad evitare che si colpevolizzi. Infatti, di fronte ai problemi degli adulti, succede spesso che i bambini, il cui pensiero è “egocentrico”, diano la colpa a se stessi, si sentano impotenti, sbagliati o pensino che comportandosi meglio possano cambiare le cose.

I bambini tendono anche ad oscillare con gli stati d’animo del genitore, per questo devono essere messi aiutati a distinguere le emozioni proprie da quelle dell’adulto.

Perciò bisogna perciò aiutarli a capire come stanno realmente le cose, in parole semplici, che possano comprendere.

Bisogna spiegare chiaramente che la tristezza, il malumore, la rabbia di un genitore o un parente che sta male, non ha nulla a che fare con il comportamento del bambino, con come lui è e con quello che fa o non fa.

Le persone malate possono talvolta dire cose che non pensano, o che comunque non sono vere, incolpare gli altri del proprio malessere o arrabbiarsi senza motivo, dunque è giusto che il bambino sia preparato, e il più possibile protetto, di fronte alle intemperanze del genitore o parente malato e che possa capire che lui non c’entra nulla con il suo malessere, che non c’è nulla di cui si debba sentire in colpa o vergognare.

Dovrebbe anche capire che la persona che sta male, purtroppo, non ha colpa né controllo sulla sua condizione, questo non vuol dire che non gli voglia bene o non sia contento di lui. Possiamo anche spiegargli che la persona può stare meglio con le terapie e con il giusto supporto.

Le conseguenze sui bambini

Se accade spesso che in famiglia ci sia tensione o che li adulti si comportino male, i bambini sono sottoposti a stress ed il loro sistema nervoso è costantemente in allerta. I bambini non pensano, né dicono, “mi sto stressando”, ma lo stress trapela in sintomi o comportamenti che gli adulti spesso fanno fatica a interpretare: possono diventare bimbi “difficili”, scontrosi, chiusi, disobbedienti, iperattivi, deconcentrati. Alcuni possono somatizzare il disagio (disturbi del sonno o dell’alimentazione, dermatiti, asma). Altri non sembrano avere problemi, ma una corazza di sicurezza e sfrontatezza, il perfezionismo, l’eccessiva competitività possono nascondere problematiche ansiose o depressive.

Focalizzarsi solo sul comportamento manifesto e su come gestirlo rischia di confermare al bambino che lui è “sbagliato”. È più importante mettersi nei suoi panni, interessarci alla sua esperienza, ai suoi pensieri e ai suoi sentimenti e solo allora il bambino si sentirà visto. Ognuno di noi ha bisogno di essere visto!

Bibliografia

K. Glistrup, (2014), Si può dire … Un libro per parlare con i bambini di ansia, depressione, stress e traumi, Associazione Onlus Contatto, con il patrocinio di Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza.