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Oltre il divano

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Avarizia: quando il risparmio diventa un’ossessione

Il pensiero dei soldi, di come accumularli e la paura di spenderli, può diventare un’idea fissa, che ha profonde radici psicologiche. Cosa ci cela dietro la difficoltà a separarsi dai propri beni e dal proprio denaro?

L’oro è servo oppure padrone.

(Omero)

Le persone che accumulano beni e denaro e mostrano disagio di fronte alla possibilità di separarsene, misurando ogni piccola spesa e soffrendo all’idea di ogni ipotetico spreco, quando non ci sono ragioni oggettive che giustifichino tale atteggiamento, sono definite “avare”. Ma da cosa nasce l’avarizia?

I soldi non sono mai solo soldi

Il nostro rapporto con il denaro è influenzato, oltre che da circostanze pratiche e concrete, da una serie di significati affettivi, psicologici e sociali.

Il denaro è un “oggetto magico”, materiale ma con profondi rimandi simbolici: uno strumento che serve per dare valore alle cose, mette in moto le attività umane di produzione e scambio ed è un fondamentale attributo del potere: quante cose si ottengono, o si pensa di poter ottenere, con il denaro!

Parliamo del controllo sulle nostre condizioni di vita, sicuramente su quelle materiali (soddisfazione dei bisogni di base), ma anche su quelle immateriali: riconoscimento, autostima, affetto, felicità, prestigio sociale. O almeno così ci illudiamo che sia.

L’avaro è spaventato

L’avarizia non ha a che fare con lo status socioeconomico, naturalmente ognuno può, o almeno dovrebbe, spendere secondo le sue possibilità e in relazione alle sue necessità.

Ci riferiamo, piuttosto, ad un profilo psicologico che si associa, in misura variabile, ad altre caratteristiche specifiche: tendenza all’organizzazione e al controllo, attenzione all’ordine e all’igiene, cura dei dettagli, scrupolosità e perfezionismo, ostinazione e testardaggine.

Le persone avare, a causa delle loro vicissitudini evolutive e del loro ambiente di crescita, sono fondamentalmente ansiose, controllanti e hanno forti tendenze ossessive.

L’esigenza di tenere tutto sotto controllo, per placare le proprie ansie e preoccupazioni interiori, le porta a pensare e rimuginare su ogni piccola spesa, fare grandi sforzi per controllare ogni uscita, sottoporsi a pesanti rinunce, anche quando non ne avrebbero materialmente bisogno.

Il denaro come strumento di controllo

L’avaro è caratterizzato da una certa ostilità inconscia che si esprime nel suo mondo affettivo.

Il denaro è simbolicamente una barriera che si frappone tra sé e gli altri: qualcosa che si può tenere per sé e non elargire, uno strumento per manifestare la propria aggressività, in maniera indiretta e spesso inconsapevole.

L’avaro, che non concede nulla a sé, non concede neppure agli altri: sottraendosi ad ogni gesto di generosità, al piacere di offrire, nega all’altro ogni forma di gratificazione, manifestando tendenze mortificanti e punitive che traggono origine nel suo mondo affettivo infantile.

Il cattivo rapporto con il piacere deriva dall’impossibilità di lasciarsi andare, per una volta, alle proprie emozioni: quelle negative (paura, rabbia), che vengono gestite con meccanismi ossessivi, ma anche quelle positive, per paura di perdere il controllo ed esserne travolti.

Il denaro come difesa dall’angoscia

L’ossessività dell’avaro e il suo attaccamento ai beni materiali si basano su un meccanismo di spostamento, per cui le proprie angosce esistenziali vengono convogliate su qualcosa di concreto, dunque controllabile, in modo da essere il più possibile arginate.

Per l’avaro, separarsi dal proprio denaro o dai propri beni comporta un angoscioso senso di perdita di potere e padronanza che lo fa sentire fragile, indifeso, impotente, esposto alle intemperie della vita.

Il denaro, in questi casi, colma profondi vuoti affettivi, la paura di non essere amati, la poca stima di sé, il senso di fragilità: attraverso di esso ci si illude di essere invulnerabili, quando viviamo nelle sabbie mobili e tutte le nostre conoscenze, i nostri affetti e tutto ciò che abbiamo accumulato, compresi i nostri giorni sulla terra, potrebbero svanire da un momento all’altro.

Attraverso la smania di denaro, di potere, l’uomo nega l’angoscia della morte, che nell’avaro è particolarmente attiva e disturbante.

Denaro ed equilibrio psicologico

Si dice che il denaro sia un mezzo, ma questo è riduttivo. Il denaro diventa una nostra estensione, come un altro organo che si aggiunge al corpo e può alterare profondamente i meccanismi cerebrali.

Il rapporto con il denaro, se sfocia negli opposti eccessi dell’avarizia o dello sperpero, condizionando il procedere della mente e degli affetti, denota uno squilibrio nella condizione esistenziale, una patologia della psiche che tende spesso, purtroppo, ad essere sottovalutata e non curata, nonostante le ripercussioni anche drammatiche nella vita delle persone.

Per informazioni e appuntamenti: contatti.

Psicologa Psicoterapeuta Acilia (Ostia, Infernetto, Casal Palocco-Axa) e Corso Trieste, Roma.

Bibliografia

Andreoli V. (2011), Il denaro in testa, Rizzoli, Milano.

Galimberti U. (1999), Enciclopedia di psicologia, Garzanti, Milano.

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