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Oltre il divano

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La personalità passivo-aggressiva: come riconoscerla e gestirla

E’ difficile confrontarsi con le personalità passivo-aggressive e, talvolta, perfino individuarle, perché non esprimono apertamente la propria carica aggressiva e distruttiva, ma in maniera velata e spesso subdola. Imparare a riconoscerle è il primo passo per difendersi.
 
Tutti noi conosciamo persone che non sanno parlare apertamente, dicendo semplicemente ciò che pensano e sentono. Sembrano sempre gentili e disponibili, salvo poi mostrarsi da un momento all’altro ostili ed esasperanti, apparentemente senza motivo.

Queste persone gestiscono i problemi e i conflitti senza mai affrontarli veramente: sono incapaci di comunicare in modo diretto, si mostrano ambivalenti. Se sono contrariati, lo nascondono, perché non sono in grado di esprimere le loro opinioni in modo sereno.

Manifestano la contrarierà o la rabbia sempre in modo indiretto: silenzi ostili e musi lunghi, usati come arma per far sentire l’altro in torto o in colpa, senza mai accusarlo in modo chiaro, frecciatine, sarcasmo, omissioni. Se vengono interrogati direttamente, rispondono che “non hanno niente” o che “stavano solo scherzando”.

Tipicamente, non sanno dire di no, ma poi fanno le cose controvoglia, con un atteggiamento ostile o polemico. Se vogliono “vendicarsi” di qualcosa che non è andato loro giù, invece di agire in modo diretto, mettono i bastoni tra le ruote, procrastinano, boicottano, non fanno ciò che ci si aspetta da loro, o lo fanno male o tardi.

Le conseguenze dell’aggressività repressa

L’aggressività repressa causa un atteggiamento oscillante, tra un’estrema gentilezza di facciata, a compensazione dell’ostilità interna, ed improvvise esplosioni di rabbia fuori luogo.

Queste persone fanno spesso le vittime, attribuiscono agli altri la responsabilità per i propri comportamenti, si sentono poco apprezzati o trattati male, pensano sempre di non ricevere quello che meritano, si lamentano di essere sfortunati.

La loro difficoltà principale è quella di esprimere direttamente l’aggressività, che è anche autoaffermazione. Spesso, fin da piccoli, è stato insegnato loro che la rabbia va nascosta, repressa. Venivano puniti, più o meno apertamente, quando cercavano di esprimere scontentezza o opposizione. Possono essere cresciuti in contesti in cui le idee e sentimenti contrari a quelli degli altri non dovevano essere palesati, in un clima pieno di sottointesi, conflitti nascosti, ostilità mascherata ed espressa in forme indirette: silenzi, frecciatine, accuse velate, comportamenti contraddittori o volti a far sentire l’altro in colpa per le sue idee ed emozioni.

In simili contesti, è molto difficile sviluppare un rapporto sano con le proprie emozioni, soprattutto con la rabbia. Quello che manca, e che non viene insegnato al bambino e all’adolescente, è una capacità fondamentale per una vita relazionale soddisfacente: l’assertività.

I benefici dell’assertività

L’assertività è la capacità di farsi valere, di sostenere apertamente le proprie opinioni ed esprimere i propri sentimenti in modo diretto ed efficace. La persona assertiva porta aventi le proprie idee, nel rispetto delle posizioni dell’altro, manifestando serenamente il proprio disaccordo, se necessario. Tutto questo è l’esatto contrario di ciò che fa una persona passivo-aggressiva.

Per essere assertivi, bisogna innanzitutto essere capaci di riconoscere le emozioni, cosa che è molto difficile per persone cresciute in contesti in cui le emozioni “scomode” dovevano essere negate o rimosse.

Poi bisogna sentirsi in diritto di esprimerle, senza sentirsi in colpa o temere che questo possa generare “un disastro” nell’ambiente attorno a noi, come forse succedeva nella famiglia d’origine.

Ne consegue la capacità di esprimere le proprie idee e sentimenti in modo sereno, senza temere ritorsioni o immaginare chissà quali reazioni negative e catastrofiche da parte degli altri.

Attaccare per difendersi

La persona passivo-aggressiva, invece, oltre a non manifestare apertamente i propri stati d’animo, in particolare l’aggressività, ad un certo livello non può nemmeno ammetterli a se stessa: si sentirebbe sbagliata, in colpa. A livello inconscio, non pensa di avere diritto di dire di no, a sostenere una posizione contraria a quella del suo interlocutore.

Si ritrova così, per difendersi, ad usare tattiche indirette, poco efficaci, anzi estremamente dannose, perché compromettono le relazioni interpersonali: dire sì ma non portare a termine l’impegno, trincerarsi dietro silenzi e malumori per far pesare agli altri il proprio disagio, dare la colpa a qualcun altro per le proprie omissioni o mancanze.

Sentendosi schiacciati dalle aspettative e dalle richieste degli altri, che vivono con grande angoscia poiché non sanno come difendersene, possono, anche inconsapevolmente, mettere in atto condotte volte a danneggiare l’altro, vendicandosi delle sue pretese, vere o presunte.

Mostrarsi ostili, polemici, creare fastidi, boicottare persone o situazioni, è l’unico mezzo che hanno per recuperare una sorta di controllo, per sentirsi segretamente potenti, attraverso l’effetto delle loro azioni nascoste.

Generalmente, sono persone emotivamente dipendenti ed hanno, loro sì, alti livelli di richieste verso gli altri, spesso non espresse in maniera chiara: hanno molta fame di attenzioni, affetto e riconoscimenti, ma possono non essere altrettanto empatiche e comprensive verso le esigenze altrui, soprattutto quando non sono in linea con le proprie. Tendono, cioè, ad essere egocentriche, spesso senza accorgersene, anzi pensando il contrario.

Tutto nella loro testa

Molto spesso, “fanno tutto nella loro testa”: non essendo in grado di confrontarsi apertamente con l’altra persona immaginano che lei pretenda determinate cose e che non capirebbe le loro esigenze. Rinunciando in partenza ad essere chiari, non ottengono mai dagli altri un comportamento più consono, in linea con i propri bisogni, perché semplicemente non li esprimono!

Si fanno schiacciare, poi si arrabbiano, più o meno consapevolmente, e mettono in atto vendette trasversali, che spesso portano gli altri ad essere realmente infastiditi e di conseguenza ostili nei loro confronti, confermando le loro teorie e rinforzandoli nella posizione di vittima.

C’è un meccanismo psicologico fondamentale in gioco in questa dinamica, che si chiama proiezione. La proiezione è una difesa inconscia e potente, attraverso cui ci si libera di contenuti interni intollerabili, mettendoli in qualcun altro e sentendoli effettivamente come se provenissero da lui.

Ad esempio, Marco è molto arrabbiato con Anna, ma per qualche motivo non può riconoscere questa rabbia, che gli crea un forte disagio interno. La proietterà allora in lei, iniziando a sentirla “strana”, “ostile” e convincendosi, dunque, che è Anna ad essere arrabbiata con lui.

Subentra poi un secondo meccanismo, molto sottile ma potentissimo, chiamato identificazione proiettiva: Anna avverte i contenuti ostili che le sono “buttati addosso” e finisce per “agirli”, comportandosi di fatto in modo ostile o aggressivo, confermando la teoria di Marco.

Tutto questo porta negli altri, ed in loro stessi, alti livelli di confusione, si creano dinamiche disfunzionali e le relazioni interpersonali ne risultano compromesse.

Cosa c’è dietro

Dietro questi atteggiamenti si può nascondere una grande sofferenza, insicurezza, problemi d’ansia, depressione o esperienze traumatiche, che hanno portato all’incapacità di farsi carico dei propri bisogni, di esprimere le proprie emozioni e ad una così importante inibizione dell’aggressività.

Anche le persone che sono vicine al passivo-aggressivo possono manifestare forme di disagio più o meno intenso, poiché il clima familiare, amicale o lavorativo è avvelenato da questo tipo di atteggiamenti.

Non avere mai chiaro cosa l’altro si aspetti, sentirsi aggrediti in modo più o meno velato o boicottati senza comprenderne la ragione, genera una grande ansia e malessere, soprattutto se il passivo-aggressivo è un familiare o il partner.

Non essere mai accusati apertamente comporta l’impossibilità di difendersi, inoltre, il passivo-aggressivo è un esperto nel generare sensi di colpa e confusione. Alla fine, non si è mai sicuri di quello che è realmente successo e lui è sempre pronto a ribaltare la realtà e a negare tutto, essendo dovuto diventare un maestro di manipolazione.

Cosa fare e come difendersi

Per quanto riguarda la persona passivo-aggressiva, potrebbe beneficiare molto di un aiuto psicologico per analizzare il suo rapporto con la rabbia e capire come esprimere le sue esigenze e i suoi bisogni in modo più costruttivo.

Per chi le è vicino, invece, il consiglio è non scendere mai sul piano della confusione e del “non detto”. Non cadere nella trappola del senso di colpa, che l’atteggiamento vittimistico del passivo-aggressivo vuole suscitare, o della rabbia esasperata, che andrebbe a confermare l’altro nel suo ruolo di vittima. Esprimere i propri pensieri e le proprie emozioni con calma, ma in maniera chiara e diretta, che non lasci spazio ad ambiguità o a manovre di manipolazione.

Se invece ci sentiamo influenzati, manipolati e non riusciamo a reagire, tenendo le giuste distanze emotive, una consulenza psicologica può essere utile a chiarire i meccanismi che ci tengono sotto scacco e ci rendono vittime di questo tipo di personalità.