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Oltre il divano

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Gelosia tra fratelli: come gestirla ed aiutare i bambini a superarla

Chi ha paura della gelosia?

Siamo abituati a pensare alla gelosia tra fratelli come a qualcosa di negativo, da stemperare ed arginare ad ogni costo. In realtà, non è affatto così: la gelosia nel bambino è la dimostrazione che egli è capace di amare, è consapevole di essere amato, e per questo ha paura di perdere il legame speciale con le sue figure di riferimento.

La gelosia è fatta un mix di emozioni negative, difficili da gestire: dolore per aver perso l’attenzione esclusiva di chi amiamo; risentimento per essere stati messi da parte; ostilità verso chi ci ha spodestato; auto-colpevolizzazione: se siamo stati sostituiti, vuol dire che abbiamo fatto qualcosa di male, oppure che non valiamo abbastanza. Imparare a comprendere e gestire tali emozioni, però, permette al bambino di crescere dal punto di vista psicologico.

La gelosia aiuta a crescere

Se nei primi mesi di vita la sollecitudine dei genitori nel rispondere alle richieste del figlio rinforza la sua sicurezza di base e fiducia nel mondo, successivamente, attraverso frustrazioni “ottimali”, cioè della giusta intensità, il bambino comprende di non essere il centro dell’universo, che ci sono altre persone con interessi ed esigenze diverse, che valgono quanto le proprie.

Questo fa germogliare il mondo psichico del bambino, permette la nascita stessa del pensiero, che si fonda appunto sull’assenza: mamma non è sempre a portata di mano, ma posso immaginarla. Gli altri non pensano quello che penso io, ma posso comprendere la loro mente attraverso la mia, e viceversa.

La gelosia è frutto di una certa maturazione psicologica: crescendo il bambino capisce non solo che i genitori sono persone separate da lui, ma anche di non essere il fulcro dell’attenzione e l’unico oggetto d’amore di mamma e papà, che si dedicano ad altre attività e hanno altri legami, tra cui quello di coppia, da cui egli è escluso. Avere un fratellino con cui condividere l’amore dei genitori si iscrive in questo percorso di crescita che tutti i bambini, anche i figli unici, devono affrontare.

Ricevere dei no e dei limiti e la giusta dose di frustrazioni, benché sia talvolta doloroso, aiuta il piccolo nel suo sviluppo emotivo e psicologico. Il processo di decentramento e di separazione-individuazione, che allontana il bambino dall’egocentrismo e dall’onnipotenza infantile, consente la costruzione dell’identità personale, la comprensione del proprio posto nel mondo e il conseguente sviluppo delle capacità sociali.

I genitori non devono sentirsi in colpa

Alcuni genitori desiderano allargare la famiglia, ma temono di danneggiare o fare un torto ai propri figli maggiori. Questo è un errore: avere un fratello o una sorella aiuta il bambino a sperimentare “sul campo” che la presenza di qualcun altro non toglie nulla all’amore dei genitori per lui, rinforzando la sicurezza in se stesso e nelle relazioni.

Attenzione alle varie manifestazioni della gelosia, talvolta mascherate

La gelosia non sempre è espressa in modo diretto, ad esempio attraverso aggressioni verbali o fisiche al fratellino, ma può manifestarsi in maniera indiretta, più difficile da decifrare. Conoscere le varie manifestazioni della gelosia permette ai genitori di comprendere il bambino ed aiutarlo nel modo più adeguato. Vediamone alcune:

Attacchi di rabbia e capricci: ne sono vittima soprattutto i più piccoli, poiché il loro apparato psichico immaturo non è in grado di tollerare il dolore e se ne libera espellendolo all’esterno.

Bisogno di contatto, per rassicurarsi sul fatto di essere ancora amato e voluto.

Rabbia verso i genitori, colpevoli di aver portato a casa l’intruso, che può essere manifestata in maniera aperta oppure essere spostata su altri adulti, per evitare eccessivi sensi di colpa.

Indifferenza ed evitamento: i bimbi un po’ più grandi possono difendersi dalla gelosia tenendosi alla larga da ciò che li fa soffrire e comportandosi come se nulla fosse. Possono ignorare la mamma ed il papà, della serie: “non siete voi che non volete più me, ma sono io che non voglio più voi!”.

Esibizionismo, come tentativo di attirare l’attenzione su di sé e confortarsi sul proprio valore.

Regressione: il bambino cerca di tornare “piccolo” per avere di nuovo l’amore esclusivo dei genitori (torna a bagnare il letto, cerca il biberon o il ciuccio, parla e si comporta come un bambino più piccolo).

Pseudo-maturità: il bimbo assume un comportamento modello, nel tentativo di riconquistare i genitori.

Tristezza e depressione, con pianti e lagne continue, ipersensibilità ed estrema reattività alle frustrazioni.

Piccoli incidenti: farsi male, da una parte, attira l’attenzione dei genitori, dall’altra serve ad auto-punirsi per i propri sentimenti aggressivi e distruttivi.

Somatizzazioni: cioè espressione di una tensione o un conflitto psicologico attraverso il copro (inappetenza, alterazioni del sonno, frequenti febbri, mal di testa, mal di pancia o crisi asmatiche).

Autosvalutazione: i bambini tendono a colpevolizzarsi per i propri sentimenti negativi, si sentono cattivi, inadeguati, o possono pensare che se fossero stati più buoni e bravi, i genitori non avrebbero voluto un altro figlio.

Svalutazione del fratellino e delle cure che riceve: è brutto, non sa fare niente, il latte della mamma è cattivo, stare sempre in braccio è da stupidi, ecc.

Diniego: i sentimenti ostili sono negati e trasformati nel loro opposto, ad esempio eccessiva gentilezza e premura verso il fratellino.

Ambivalenza: un’azione tenera o un gesto d’affetto può improvvisamente trasformarsi in un atto di violenza, a testimonianza del conflitto del bambino, che ama il fratello, ma allo stesso tempo lo odia e vorrebbe “farlo fuori”.

Ansie e preoccupazioni: la paura che il fratellino si faccia male o che gli succeda qualcosa di brutto è legata ai propri sentimenti ostili, che il bambino teme possano magicamente tradursi in realtà.

Proiezione: il bambino può proiettare i suoi sentimenti negativi sul fratello, accusandolo di essere cattivo nei suoi confronti, oppure su animali o mostri immaginari, sviluppando paure e fobie. Può anche dimostrarsi sadico verso piccoli animali, che diventano il simbolo del fratellino rivale.

La rivalità può essere spostata sui coetanei, con il quale può competere, litigare e picchiarsi. Può attaccarsi maggiormente ai propri oggetti, nel tentativo di difendere se stesso ed il proprio spazio dal nuovo arrivato.

Come aiutare il bambino a superare la gelosia

L’origine principale della gelosia è la paura della perdita dell’amore e dell’abbandono, dunque il bambino la supera principalmente tramite le continue conferme dell’amore dei genitori e della possibilità di ricevere ancora affetto, gratificazione e conforto da loro.

Si può tollerare la regressione del bambino, senza incoraggiarla, facendogli sentire che i suoi tentativi di “tornare piccolo” sono compresi, ma che non sono l’unico mezzo che ha per rimanere in contatto con i genitori.

L’aggressività verso il fratellino va riconosciuta e mai negata, altrimenti il bambino si convincerebbe che i suoi sentimenti sono inaccettabili e pericolosi e si sentirebbe cattivo e sbagliato. Il bimbo devo sentirsi libero di vivere le sue fantasie distruttive senza il timore che esse si traducano in realtà. Per questo i genitori devono stare attenti che egli non possa fare realmente male al fratellino, rassicurarlo se avviene qualche “piccolo incidente” sulla sua possibilità di rimediare ed evitare che interpreti erroneamente qualche malessere o problema del piccolo come conseguenza dei propri desideri ostili.

Bisogna ricordare che i bambini tendono al pensiero magico, cioè a confondere fantasie e realtà e trovare associazioni anche dove non ve ne sono. Il terrore più grande del bambino è quello di poter distruggere con il proprio odio i suoi oggetti d’amore, e solo la ripetuta esperienza che le emozioni e le fantasie distruttive non sono pericolose, perché non modificano la realtà né spaventano nessuno, gli permette di trovare nella propria mente uno spazio sicuro, in cui giocare con l’immaginazione a “distruggere” e “riparare” oggetti e persone, esprimendo ed allo stesso tempo elaborando la propria aggressività e tutti i sentimenti negativi.

Un’altra capacità che il bambino sviluppa con la crescita è quella dell’identificazione, cioè il saper mettersi nei panni dell’altro condividendone pensieri, emozioni e comportamenti. Si potrà identificare con il fratellino, godendone i privilegi, o con la mamma, sentendosi felice di accudire il piccolo. Inoltre, imparerà il piacere della condivisione, che non è solo rinuncia, ma anche gioia e arricchimento,

La prima e fondamentale cosa che un genitore può fare per aiutare il figlio è accettare la sua gelosia come qualcosa di naturale e salutare. Tentare di nasconderla, minimizzarla, evitarla porterà il bambino a vivere i propri sentimenti come troppo negativi e distruttivi, a sentirsi cattivo, inadeguato, troppo fragile e indegno della fiducia del genitore.

Bisogna fare attenzione ai propri vissuti rispetto alla gelosia, talvolta inconsapevoli: se si hanno esperienze dolorose o conflitti irrisolti a tale proposito, è facile proiettare sui figli i propri “fantasmi” e attribuire loro esperienze che non gli appartengono, finendo involontariamente per condizionarli e rendendo la normale gelosia tra fratelli difficile da superare.

I maggiori problemi si verificano quando il bambino non può vivere liberamente la gelosia ed è costretto a soffocarla, perché l’ambiente attorno a lui non la riconosce né la tollera. Allora, questa rimarrà come un sasso mai digerito che continuerà a tornare a galla nella vita in modo doloroso ed ansiogeno.

Bibliografia

Scalisi R. (2002), La gelosia tra fratelli. Come aiutare i nostri figli ad accettare il nuovo arrivato, Franco Angeli, Milano.