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Oltre il divano

Approfondimenti e novità dal mondo della psicologia

La gelosia nella coppia è amore o solo esigenza di possesso?

La gelosia fa bene o fa male alla coppia? E’ più un’espressione d’amore o di fragilità e bisogno di controllo?

Cosa è la gelosia

Gelosia, quel drago che uccide l’amore con il pretesto di mantenerlo in vita.

H. Ellis

Iniziamo subito con il dire che la gelosia è uno stato emotivo fondato sulla paura, più o meno realistica, di perdere la persona amata, che potrebbe preferire a noi qualcun altro, lasciandoci con un doloroso senso di abbandono ed esclusione.

Gli ingredienti principali della gelosia sono: il dolore per la perdita, reale o immaginata, dell’amato; la conseguente ferita narcisistica, cioè al nostro amor proprio; l’ostilità verso il rivale che ci avrebbe spodestato; l’autocritica per non essere stati capaci di conservare l’amore del partner.

La gelosia è caratterizzata sempre da un’ambivalenza, cioè da sentimenti contrapposti, verso l’amato: amore e odio, desiderio e rabbia, avversione e timore della perdita.

La gelosia affonda le radici nel mondo interno più che nella realtà

La gelosia è un sentimento assolutamente umano e, in certe dosi, “normale”, ma non è razionale, ossia basata sulla realtà dei fatti, proporzionata agli eventi e sotto il controllo cosciente. Piuttosto è legata al nostro inconscio e trae origine dalla vita infantile.

La paura di perdere l’oggetto d’amore è nella prima infanzia un terrore radicato a livello biologico, oltre che psicologico: senza il genitore il piccolo non potrebbe sopravvivere, né fisicamente né mentalmente. Parliamo di uno stato di dipendenza assoluta dalla figure di accudimento, piano piano superato grazie alla disponibilità del genitore a fungere da “base sicura”, punto di riferimento stabile e rassicurante, mentre il bimbo scopre se stesso come persona autonoma ed inizia ad esplorare il mondo.

Con la crescita, verso i tre anni, si apre lo scenario edipico: il bambino esce da una dimensione di relazione “a due” e si rende conto di essere inserito in una realtà sociale, che prevede la presenza di almeno tre persone: lui, la mamma ed il papà, i quali hanno anche un rapporto tra loro, dal quale egli è escluso. Nasce il desiderio di avere un genitore tutto per sé (generalmente del sesso opposto) e la competizione con l’altro genitore, che sottrae le sue attenzioni. Questa gelosia “edipica” è il modello della gelosia adulta.

Quando qualcosa nell’infanzia ha turbato l’elaborazione ed il superamento della dipendenza assoluta e della gelosia edipica, questi potenti vissuti infantili tornano a galla come macigni non digeriti a turbare le relazioni sentimentali adulte.

La gelosia si nutre di dubbi, non di certezze

La gelosia si nutre di dubbi, sospetti, più che di fatti, a testimonianza del suo profondo legame con il nostro mondo immaginario ed inconscio. Paradossalmente, quando i sospetti sono confermati, subentra il dolore, la rabbia, ma la gelosia come “ossessione” diminuisce.

La gelosia può avere anche un aspetto proiettivo, cioè nascere dai propri stessi desideri di infedeltà spostati sul partner: la persona che fantastica avventure “extraconiugali”, o addirittura le agisce, sarà portato a fraintendere atteggiamenti e gesti anche innocenti, interpretandoli come tentativi di seduzione o prove di una complicità in atto.

Quando poi la gelosia diventa delirante, completamente sganciata dalla realtà, siamo di fronte ad una forma di patologia grave, simile alla paranoia, che necessita di immediata attenzione clinica.

Il geloso si preoccupa più di sé che del partner

L’innamorato geloso sopporta meglio la malattia dell’amata che la sua libertà.

M. Proust

Mentre tutti possiamo essere occasionalmente gelosi, le persone che soffrono di gelosia eccessiva vivono la paura dell’abbandono come un tarlo ed un tormento. La loro estrema possessività e l’assillante bisogno di esclusività rivelano una profonda insicurezza, le ferite narcisistiche, talvolta ben nascoste, l’immaturità emotiva, la paura di perdere il controllo.

In tal senso, la gelosia è più segno di fragilità personale che di legame con l’altro, più amore di sé che del partner, che viene spesso vissuto, inconsciamente, come uno strumento di sicurezza e realizzazione personale piuttosto che come una persona a sé stante, con le proprie esigenze e bisogni.

La gelosia eccessiva testimonia la difficoltà ad entrare realmente in rapporto con l’altro ed amare in modo maturo: quello che viviamo sono i nostri fantasmi, le nostre paure più profonde, come quella di non valere abbastanza per essere amati. Dunque, perdere l’amore equivale a perdere l’autostima.

Se il senso di sé non è saldo, il partner non è più qualcuno di separato da noi con cui entrare in relazione, legarsi ed, eventualmente, slegarsi. Diventa una stampella per il nostro fragile Io, qualcuno che deve colmare le nostre mancanze e soddisfare i nostri bisogni, entra dunque in gioco una profonda dipendenza e delle dinamiche narcisistiche, cioè legate alla visione di sé, più che al rapporto con l’altro.

La gelosia eccessiva è legata, inoltre, ad una ferita nella nostra “fiducia di base”, cioè quello stato rassicurante che deriva dalla percezione che il mondo sia un posto tendenzialmente sicuro e che le persone attorno a noi siano generalmente benevole ed affidabili. La “fiducia di base” ci permette anche di riconoscere ed allontanare esperienze e persone per noi negative, proprio perché ben conosciamo ciò che è invece positivo e rassicurante. Questa sicurezza basilare deriva dalle esperienze infantili e dai nostri primi rapporti con le figure di accudimento, che se non sono stati sufficientemente buoni e sicuri lasciano in noi ferite difficilmente rimarginabili.

Il controllo non è amore. La gelosia va curata

La gelosia è sovente solo un inquieto bisogno di tirannide applicato alle cose dell’amore.

M. Proust

La persona gelosa in modo ossessivo, soprattutto quando scarica sul partner il peso della propria gelosia, limitandone la libertà personale, ha una visione distorta del rapporto di coppia: l’altro è una sua proprietà, un oggetto che dovrebbe assecondare i suoi bisogni e le sue esigenze.

Il controllo dell’altro non deriva mai dall’amore provato per lui, ma dall’esigenza di tranquillizzare le proprie angosce e insicurezze personali.

In una coppia sana, entrambi i partner sono liberi, padroni delle proprie vite e delle proprie scelte, hanno spazi di autonomia, coltivano interessi personali e hanno la loro privacy. Quando tutto questo manca, il rapporto può essere definito “malato”. La patologia del legame non è mai dovuta ad un membro della coppia, ma è il risultato dell’incontro di due mondi individuali, con delle fragilità e delle sofferenze che meriterebbero un ascolto attento ed un intervento appropriato.

Nella nostra società la gelosia tende ad essere tollerata e spesso è, erroneamente, vista come sintomo d’amore. Certo, è un qualcosa di naturale ed, in dosi moderate, può essere anche un afrodisiaco per la relazione, ma è un emozione che, come tutte le emozioni “primitive”, va educata, “addomesticata”, incanalata. Non ci si può permettere di lasciarla allo sbaraglio, più di quanto non ci si possa permettere di pretendere l’istantaneo e totale soddisfacimento di ogni nostro desiderio e bisogno. Il nostro mondo impulsivo è senza limiti e deve trovare argini saldi per scorrere come un fiume verso il mare, altrimenti diventa distruttivo, per noi stessi e per gli altri.

Dati i profondi legami tra gelosia, autostima e patologia dei legami, la gelosia eccessiva deve essere affrontata con un percorso terapeutico mirato, che consideri la struttura di personalità, la storia di vita, le esigenze e le problematiche attuali dell’individuo o della coppia che ne faccia richiesta.

Bibliografia

Freud S. (1921), Alcuni meccanismi nevrotici nella gelosia, paranoia e omosessualità, in L’Io e L’es ed altri scritti 1917-1923, Bollati Boringhieri, Torino, 2000.

Galimberti U. (1999), Le Garzantine. Psicologia, Garzanti, Milano.

Pasini W. (2003), Gelosia. L’altra faccia dell’amore, Mondadori, Milano.