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Oltre il divano

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Le sabbie mobili della depressione: perché è difficile uscirne da soli

La depressione è una condizione seria, dolorosa ed estremamente diffusa. Non bisogna sottovalutarla perché, senza un aiuto adeguato, può essere molto difficile uscirne.

A tutti può capitare di sentirsi “depressi” quando si attraversa un periodo difficile, o si subisce una delusione, una perdita o un evento infelice con cui si devono fare i conti.

Questo stato di tristezza, di chiusura rispetto all’esterno ed assorbimento in noi stessi ci serve proprio ad affrontare l’evento, ad elaborarlo, cioè “digerirlo” dal punto di vista psicologico. Anzi è la capacità di entrare in questo stato di depressività ed uscirne avendo “elaborato il lutto” di ciò che abbiamo perso, qualsiasi cosa sia, che ci garantisce di non andare incontro ad una vera e propria depressione.

Parliamo di elaborazione del lutto perché ogni cambiamento nella nostra vita comporta una perdita, innanzitutto di un’immagine di sé legata al “prima”. Si può perdere una persona con tutto quello che ha significato per noi, un posto di lavoro, le ambizioni, le speranze, la giovinezza, la salute, la sicurezza. Quello che si perde è sempre una parte di noi stessi.

Ci si deprime quando non si riesce ad accettare questa perdita, questo cambiamento, perché quello che si è perduto ha, nella nostra mente, un valore infinitamente più importante di ciò che è rimasto e il nostro mondo interiore, come la nostra vita, sembrano svuotati, privati di senso.

Questo tipo di malessere affonda sempre le radici nella personalità e nella storia di chi ne soffre, per quanto crisi recenti possano averlo fatto emergere nella forma attuale. Talvolta non sono immediatamente chiari gli eventi e i meccanismi che hanno portato alla depressione, perché ci si è scivolati dentro senza accorgersene. Altre volte, questo malessere torna ciclicamente nella vita di una persona, quando è confrontata a determinati tipi di eventi e circostanze.

Alcuni di noi sono più vulnerabili alla depressione a causa di alcune caratteristiche di personalità: bassa autostima, estrema rigidità e critica verso se stessi, oppure dipendenza eccessiva dagli altri. Altri, invece, ci cadono quando, per diversi motivi, non riescono ad attivare le risorse e gli strumenti giusti per affrontare un momento di vita difficile.

Ma come riconoscere una depressione, distinguerla da un periodo passeggero di tristezza e, soprattutto, cosa fare?

La depressione è uno stato prolungato di tristezza e prostrazione, che assume una dimensione ed un’intensità che vanno oltre gli eventi esterni che l’hanno scatenato e rispetto al quale non si riesce a trovare una via d’uscita.

A questo proposito, va sottolineato che la depressione è una condizione seria e profonda, con propri specifici meccanismi, quindi affrontarla non è una banale questione di volontà, anzi sentirsi in colpa perché non si riesce a reagire o colpevolizzare chi ne soffre non fa che aggravare la situazione.

A complicare le cose c’è il fatto che non tutte le persone depresse si sentono semplicemente tristi: la depressione può assumere la forma del disinteresse, dell’assenza di qualunque desiderio, di un profondo senso di vuoto e smarrimento. O ancora, può manifestarsi con umore instabile, ipersensibilità, , irritabilità, scoppi di disperazione o rabbia, stanchezza cronica.

Altre volte è il corpo che parla: debolezza, spossatezza, disturbi psicosomatici, mancanza o eccesso di appetito, difficoltà a dormire o sonnolenza eccessiva, sono alcuni dei sintomi fisici della depressione, ma spesso non vengono associati a tale condizione, ritardandone sia la diagnosi sia il trattamento.

E’ fondamentale anche conoscere e valutare l’altra faccia della medaglia della depressione, cioè l’aspetto cosiddetto maniacale: euforiaiperattività, insonnia, sbalzi d’umore,  sensazioni o periodi d’esaltazione seguiti da sconforto, mancanza di appetito o abbuffate compulsive, comportamenti compulsivi o abuso di sostanze. Questi sono tutti segnali che devono essere attentamente valutati da un clinico competente, per arrivare a una diagnosi e a un trattamento adeguati.

Spesso il depresso cade in un circolo vizioso di critiche ed accuse, rivolte a se stesso o agli altri, ma comunque esagerate e talvolta irrazionali. Il rapporto con gli altri può essere difficile o ambivalente: la persona può desiderare è chiedere vicinanza e sostegno, ma al contempo rifiutarli, o boicottare ogni tentativo d’aiuto, facendo sentire chi gli e vicino frustrato e arrabbiato.

La depressione può compromettere il senso di autonomia: la persona può avere sempre più bisogno degli altri per gestire la propria quotidianità o prendere decisioni, dalle più importanti alle più banali, diventando dunque dipendente dal punto di vista o dall’aiuto di qualcun altro.

Le difficoltà nelle relazioni e nel portare avanti le normali attività quotidiane possono portare anche all’isolamento, per cui chi soffre di depressione può tagliarsi piano piano fuori dal mondo.

Chi è depresso ha spesso problemi di autostima, che possono anche non essere stati in precedenza così manifesti, ma essere rimasti sullo sfondo, finché la persona è riuscita, in qualche modo, a “funzionare”: parliamo di senso di inadeguatezza, di non essere mai all’altezza, perfezionismo, eccessiva autocritica, tendenza ad esagerare la portata di alcuni “difetti” o difficoltà, una profonda insicurezza. Ma anche vergogna, dolorosi sensi di colpa, fino al a disgusto e all’odio per se stessi.

Chi soffre di depressione ha difficoltà a fare progetti per il futuro, per mancanza di energia, di voglia e di speranza. Si sente inutile, senza prospettive, e può credere che la propria vita non abbia alcun senso, fino ad arrivare a pensare al suicidio. Coltiva aspettative negative e tende a negare la possibilità di un qualunque miglioramento, finendo in una “trappola” da cui può essere molto difficile uscire. 

Naturalmente, la sofferenza e il dolore appartengono alla vita di tutti noi. Ma quando il malessere varca una determinata soglia, allora è necessario interrogarsi sulla sua natura e cercare un aiuto professionale. E’ fondamentale, innanzitutto, ricevere una diagnosi corretta, poi impostare un trattamento adeguato, valutando anche l’opportunità o meno di un supporto farmacologico che si accompagni, almeno per un periodo, alla psicoterapia.