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Oltre il divano

Approfondimenti e novità dal mondo della psicologia

La psicosi: frammentarsi per continuare a vivere

La psicosi è innanzitutto una profonda ferita della psiche. Un piccolo viaggio dentro questa sofferenza, per provare a capire, e a far capire.

L’uomo che cammina sui pezzi di vetro, dicono ha due anime e un sesso, di ramo duro il cuore …

(F. De Gregori)

La psicosi è una condizione dolorosa caratterizzata dalla perdita, più o meno totale, della comprensione del significato della realtà come consensualmente intesa. Questo porta ad una grave compromissione del funzionamento della persona, data la sua incapacità di comportarsi in maniera autonoma e responsabile, rispetto ad una realtà comune di cui ha perso la chiave condivisa di lettura e decodifica.

Possiamo solo immaginare, già da questa breve descrizione, la terribile solitudine in cui vive chi soffre di psicosi, privato del senso comune delle cose, del sentimento di familiarità rispetto a ciò che lo circonda, che rende la vita di tutti noi comprensibile, tollerabile, rassicurante.

Immaginate di entrare in una stanza per la prima volta: vedete un tavolo, una sedia, una credenza. Conoscete bene questi oggetti, la loro funzione; non c’è nulla di spaventoso in una sedia, è solo un oggetto su cui sedersi, anzi ci permette di stare comodi. Siamo i padroni di questa stanza, poiché conosciamo cosa c’è dentro, sappiamo come dobbiamo comportarci. Tutto è a posto nel nostro mondo, la vita ha un aspetto familiare, rassicurante.

Per uno psicotico la stanza può avere un aspetto completamente diverso: la sedia non gli è familiare, non sa a cosa serva, si sente confuso, spaventato. C’è qualche rapporto misterioso tra lui e quella sedia? C’è qualche segreto terribile in quell’universo sconosciuto e parallelo? Sicuramente c’è un qualche pericolo … La sua realtà non è rassicurante, non c’è niente di familiare, nulla è sotto il suo controllo.

Ma non è solo la realtà esterna a creare problemi allo psicotico, il suo più terribile dubbio è legato alla sua stessa esistenza: sentirsi vivi, reali, interi, inseriti nel tempo e nello spazio, è la base della nostra esperienza nel mondo, ma non è affatto scontato per una persona psicotica.

I sintomi della psicosi

Possiamo parlare di psicosi quando ci confrontiamo con:

  1. un’alterazione profonda nella percezione della realtà, che appare spesso deformata;
  2. una disgregazione della personalità, con difficoltà a selezionare i pensieri, controllare la propria immaginazione, regolare i sentimenti (ora assenti ora eccessivi), ed una regressione a comportamenti di natura primitiva (irresponsabili, contraddittori, distruttivi);
  3. deficit nella distinzione tra appartenenza ed estraneità, per cui vengono meno i confini tra il proprio corpo e il mondo esterno, con la sicurezza della propria identità, dell’inviolabilità dei propri pensieri e della separazione tra le proprie fantasie/sentimenti e quelli degli altri;
  4. allucinazioni (percezione di qualcosa che non esiste) e deliri (idee incrollabili senza corrispondenza con i dati di realtà), con grave alterazione del pensiero logico e della capacità comunicative, verbali e non verbali;
  5. grave disadattamento sociale per il diverso modo di vivere e percepire la realtà.

Tre passi nel delirio

L’allucinazione è una percezione senza oggetto. Nella condizione allucinatoria, la persona percepisce, cioè sente, vede, odora, assapora o ha la sensazione di toccare, qualcosa che non esiste, ma che egli reputa reale. Quando la falsità della percezione è riconosciuta, si parla di pseudo-allucinazioni. Le illusioni, invece, sono percezioni alterate e deformate di un oggetto esistente.

I deliri sono idee e ragionamenti che non hanno aderenza con i dati di realtà, ma sono sostenuti con convinzione incrollabile, anche di fronte a perfette confutazioni pratiche o logiche. Possono essere lucidi (la persona appare calma e presente a se stessa) o confusi (vi è un’alterazione dello stato di coscienza).

I deliri possono essere in qualche modo comprensibili, perché riconducibili a fattori che li giustificano (es. delirio di rovina in una condizione di precarietà economica), parliamo allora di idee deliroidi, oppure possono essere incomprensibili e non derivati dalle comuni esperienze di vita, parliamo allora di deliri bizzarri (es. un estraneo ha rimosso i miei organi interni, sostituendoli con altri).

I deliri più frequenti sono i seguenti:

  • delirio di grandezza: convinzione di avere qualche grande, ma non riconosciuta, dote o intuizione oppure di aver fatto qualcosa di importante;
  • delirio di gelosia: convinzione che il proprio partner sia infedele;
  • delirio di persecuzione: convinzione di essere oggetto di una cospirazione, ingannato, spiato, seguito, avvelenato o drogato, calunniato, molestato, ostacolato nei propri obiettivi;
  • delirio erotomanico: convinzione che un’altra persona sia innamorata dell’individuo;
  • delirio somatico: il tema del delirio coinvolge le sensazioni o le funzioni corporee;
  • delirio misto: non prevale alcun tema specifico.

I deliri hanno un loro significato: il delirio di grandezza, ad esempio, può compensare la percezione di uno smacco o di un torto subito, o il profondo senso di fragilità; nell’erotomania, la convinzione che qualcuno desideri/perseguiti il delirante può essere la proiezione del suo proprio desiderio, negato perché ingestibile e spaventoso, ma che, attraverso l’altro su cui è stato proiettato, torna a perseguitarlo. Anche i deliri più bizzarri possono rivelare il proprio significato, se si riesce a seguire la catena associativa della costruzione del delirio.

Talvolta, i deliri sono semplicemente la descrizione della realtà interna del delirante: sentirsi una macchina, un non umano; venire controllati dall’esterno; essere fatti di vetro e poter andare in frantumi; essere trasparenti, con tutti i propri contenuti interni in evidenza. Le descrizioni sono piuttosto calzanti: possiamo essere certi che la persona ci sta dicendo la verità, che si sente esattamente così.

Qualche riga sulle diagnosi

Nel disturbo delirante abbiamo uno o più deliri, con allucinazioni assenti o collegate al tema delirante, senza comportamento bizzarro o stravagante. Il funzionamento della persona è compromesso in maniera circoscritta al delirio.

Nella schizofrenia, invece, abbiamo:

  • deliri,
  • allucinazioni,
  • eloquio disorganizzato (es. deraglliamento, incoerenza),
  • comportamento disorganizzato o catatonico (persistenza in un dato atteggiamento corporeo assunto spontaneamente o per imposizione),
  • sintomi negativi (diminuzione dell’espressione delle emozioni o abulia, cioè mancanza di volontà).

Il disturbo schizofreniforme è un forma attenuata di schizofrenia, mentre il disturbo psicotico breve è un episodio psicotico circoscritto nel tempo, spesso precipitato da condizioni particolari di stress, in persone predisposte.

Nel disturbo schizoaffettivo abbiamo deliri e allucinazioni, assieme ad un’alterazione significativa del tono dell’umore (in senso depressivo o maniacale, cioè esaltato).

Infine, nel disturbo di personalità schizotipico, abbiamo una serie di deficit sociali e interpersonali, con disagio acuto e ridotta capacità nelle relazioni affettive, distorsioni cognitive e percettive e comportamento eccentrico.

La diagnosi non presenta difficoltà quando la disorganizzazione interna si esprime attraverso deliri, allucinazioni ed evidente mancanza di ancoraggio alla realtà. Altre volte, invece, siamo confrontati a personalità psicotiche “compensate” che non presentano manifestazioni così eclatanti, ma lo stato di confusione interna è denunciato da segni più velatati, come l’incapacità di mantenere distanze interpersonali ed emotive adeguate, la valutazione distorta degli avvenimenti, le incapacità simboliche e di astrazione.

Cause e sviluppo delle psicosi

I fattori genetici giocano un ruolo molto importante nell’emergere di un disturbo psicotico, ma non senza considerare l’incontro con fattori ambientali predisponenti e precipitanti: problematiche durante la gestazione, incidenti evolutivi, alcuni tipi di traumi infantili, ecc.

Nella storia di queste persone, ci sono state difficoltà molto precoci nelle relazioni d’attaccamento. I bambini futuri psicotici sono spesso “difficili”, ipersensibili, inconsolabili, per cui i genitori possono faticare ad instaurare con loro un legame sicuro e positivo. Possono ricevere cure inadeguate, per eccesso, per difetto o per modalità, non tanto in generale, quanto rispetto alle loro particolari esigenze.

Spesso manifestano precocemente ipersensibilità agli stimoli e difficoltà di attenzione e concentrazione, anche a causa di difetti nel sistema nervoso centrale, a livello del filtro sensoriale che permette di schermare gli stimoli irrilevanti. Sono frequenti le compromissioni nello sviluppo delle capacità neuromotorie, cognitive e linguistiche.

In famiglia possono esserci distorsioni della comunicazione, caratterizzata da non-detti o messaggi ambigui e contraddittori, aspettative o critiche eccessive, assenza di limiti e confini, un clima di intenso coinvolgimento emotivo, scarsa differenziazione dei ruoli e delle generazioni, simbiosi patologica con una figura genitoriale, che però sembra incapace di intercettare e soddisfare i bisogni profondi del bambino, appunto “difficile” e le cui caratteristiche, magari, si “incontrano” male con quelle dei genitori (in fondo, la genitorialità è anche un fatto di incontro).

Il bambino futuro psicotico, soverchiato da angosce terribili, mosse dalla sua sensibilità costituzionale e da un ambiente familiare incapace per vari motivi di fornire un sufficiente conforto, ha dovuto utilizzare, come estremi meccanismi di difesa, la negazione della realtà, la scissione del proprio Io, la dissociazione. I contenuti scissi o dissociati (pensieri, emozioni, pulsioni) vengono continuamente proiettati all’esterno, negli altri, e vissuti come se venissero da fuori, a scapito del senso di unità e continuità del Sé e con una conseguente terribile angoscia persecutoria.

Comprendere la psicosi è comprendere la disperazione

Anche in circostanze di vita ordinarie, lo psicotico può sentirsi irreale, più morto che vivo, differenziato in modo incerto e precario dal resto del mondo, può sentirsi strano, staccato dal suo corpo o in rapporto con una realtà distorta ed estranea.

È come se fosse privo di una barriera tra il dentro e il fuori, il che rende sia il mondo interno sia quello esterno luoghi terribili e spaventosi. La frammentazione dell’identità lo pone continuamente di fronte ad una insostenibile angoscia di annientamento e morte.

L’Io, estremamente fragile e scisso, è incapace di sopportare le tensioni e la pressione emotiva, interna ed esterna. Poiché manca l’attività di legame, di elaborazione e di integrazione a livello del pensiero, i vissuti e le esperienze rimangono “scollegati”, esercitando ulteriori pressioni sul caos emotivo preesistente.

Di fronte ad una realtà troppo complessa o dolorosa per essere affrontata con i propri mezzi psichici, eccessivamente deboli a causa dei fattori biologici e delle vicissitudini evolutive, di fronte a frustrazioni o conflitti intollerabili, la persona regredisce, si ritira in se stessa, disconosce la realtà condivisa e costruisce una neo-realtà, privata e autonoma, al fine di preservare una specie di equilibrio. Le distorsioni della percezione, il diniego delle differenze, infine il delirio, che dall’interno si riversa nel mondo esterno, si pongono come unici mezzi possibili per ricostruire una sorta di relazione con la realtà.

Le persone psicotiche sono profondamente sole, spaventate, sfiduciate verso gli altri. Le relazioni affettive sono fonte di impensabili terrori: paura che l’altro possa invadere, controllare, danneggiare, angoscia di fusione e di annichilimento, a causa della fragilità dell’Io e dell’incapacità di sopportare i desideri e le pulsioni che l’altro evoca. L’intensità delle emozioni, in mancanza della possibilità di elaborazione attraverso il pensiero, porta sempre ad un incremento della confusione e della frammentazione.

Le possibilità di cura

Di fronte ai quadri come questi, la prima cosa da chiederci, come clinici, è quale sia il livello di compromissione delle funzioni generali del paziente, da quanto tempo e con quale intensità è presente la sintomatologia e come “funzionava” la persona prima, per valutare il grado di disintegrazione dell’Io e di distanziamento dalla realtà.

Tutte le persone psicotiche, se adeguatamente seguite, in senso farmacologico e psicoterapeutico, con un sostegno anche alle famiglie o a chi si prende cura di loro, possono raggiungere una migliore adattamento e qualità di vita, viceversa una persona con questo disturbo non seguita è destinata, purtroppo, non solo a peggiorare, ma a soffrire molto e a far soffrire chi la circonda.

Per informazioni: contatti

Bibliografia

American Psychiatric Association (2013), Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, V edizione (DSM V), Raffaello Cortina, Milano, 2014.

Gabbard G.O. ((2005), Psichiatria Psicodinamica, IV edizione, Raffaello Cortina, Milano.

Galimberti U. (a cura di) (1999), Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, Torino.

Laing R.D. (1959), L’Io diviso, Giulio Einaudi, Torino, 1969.