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Oltre il divano

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Disturbo bipolare: su e giù tra esaltazione e disperazione

Nel bipolarismo, l’euforia e l’abbattimento sono le due facce della stessa medaglia. Più si va in alto, più lo schianto farà male. Ecco perché il disturbo va curato.

Ognuno di noi vive quotidiane e periodiche variazioni del tono dell’umore e dei livelli di energia, con conseguenti alterazioni nelle modalità di pensare, comunicare ed agire. Tuttavia, sperimentiamo un fondamentale senso di continuità nel nostro modo d’essere e rapportarci al mondo.

Nei disturbi bipolari, invece, c’è una patologica alterazione dell’umore, con oscillazione tra stati di eccitazione e depressione che provocano un senso di discontinuità e frammentazione ed una significativa compromissione del funzionamento e della qualità di vita della persona.

Su: la mania …

La mania è una condizione psicologica caratterizzata da esaltazione, euforia, illimitata fiducia in se stessi, disinibizione, eccesso di energia che esita in una fuga dispersiva di iniziative ed idee, ma anche in uno stato d’inquietudine e irritabilità.

La persona è portata a muoversi, a parlare e ad agire, traboccando di energie. La sua mente è propensa a mille associazioni di idee, ogni nuovo input la stimola e la distrae. L’allegria e l’aumentata capacità associativa la rendono arguta, spiritosa, ma anche superficiale, confusa, talvolta molesta.

Nello specifico, l’episodio maniacale è caratterizzato da un periodo definito di umore elevato, espanso o irritabile, o di aumento dell’energia e dell’attività, che risulta anormale e persistente.

Durante questo periodo, sono presenti in maniera significativa alcuni dei seguenti sintomi:

  • autostima ipertrofica o grandiosità;
  • diminuito bisogno di sonno;
  • maggiore loquacità;
  • accelerazione o fuga dei pensieri;
  • tendenza a distrarsi;
  • aumento delle attività finalizzate o dell’agitazione psicomotoria;
  • coinvolgimento in attività potenzialmente dannoseacquisti incontrollati, comportamenti sessuali sconvenienti, investimenti avventati, ecc.

e giù: la depressione

La depressione è una significativa flessione del tono dell’umore e dei livelli di energia della persona, che si sente triste, vuota, disperata. All’esterno può apparire lamentosa, instabile o irritabile.

Gli episodi depressivi maggiori sono caratterizzati da:

  1. umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni;
  2. marcata diminuzione di interesse o piacere per quasi tutte le attività.

In aggiunta si presentano:

  • alterazioni del peso o dell’appetito;
  • alterazioni del sonno (insonnia o ipersonnia);
  • agitazione o rallentamento psicomotori;
  • faticabilità o mancanza di energia;
  • autosvalutazione o colpa eccessivi o inappropriati, oppure autoaccusa per il fatto di stare male; 
  • difficoltà di concentrazione o indecisione
  • pensieri di morte, ideazione o tentativi di suicidio.

Alcune specificazioni per la diagnosi

Nel disturbo bipolare, le alterazioni dell’umore non sono attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza (es. sostanza d’abuso, farmaco o altro trattamento) o ad un’altra condizione medica o psichiatrica. Se il bipolarismo risulta indotto dall’uso di sostanze o farmaci o ad una condizione medica, si pone una diagnosi a parte (disturbo bipolare indotto da…)

La distinzione tra episodio maniacale o ipomaniacale è fatta dal clinico sulla base della gravità, della durata e del numero di sintomi. L’ipomania, infatti, è una forma smorzata di mania.

Nel disturbo bipolare I abbiamo almeno un episodio maniacale, che può essere preceduto o seguito da episodi ipomaniacali o depressivi maggiori. Nel disturbo bipolare II abbiamo almeno un episodio ipomaniacale e almeno un episodio depressivo maggiore. Nel disturbo ciclotimico, invece, abbiamo un umore persistentemente alterato, con sintomi ipomaniacali e depressivi che non soddisfano i criteri per un episodio conclamato.

Il tempo di oscillazione tra stati maniacali/ipomaniacali e depressivi è variabile, da giorni a mesi. Una parte dei bipolari vive entrambe le condizioni contemporaneamente, in uno “stato misto”.

Una giostra pericolosa

Le oscillazioni patologiche dell’umore portano ad una grande instabilità, poiché comportano mutamenti profondi anche a livello delle capacità cognitive, dei sentimenti, delle relazioni con con gli altri, dei comportamenti abituali e dell’investimento nei progetti di vita

Durante gli episodi maniacali, la persona non percepisce di essere malata o di aver bisogno di aiuto. Vive in un ristretto qui ed ora, senza passato e senza futuro. Le sue idee, le sue iniziative, si succedono confusamente senza mai essere portate avanti. In questa fase, può compromettere rapporti e progetti importanti, mettersi nei guai, fare dei danni che poi sarà difficile riparare.

Il problema è che le persone, in questa fase, si sentono bene e non vogliono, anche inconsapevolmente, fermarsi a riflettere, e tantomeno essere fermate dall’esterno.

Alcuni percepiscono una maggiore sensibilità percettiva (olfattiva, uditiva o visiva), la capacità d’attenzione può essere acuita, anche se subentrano facilmente distrazioni e tendenza alla dispersione. La persona può modificare il proprio aspetto in modo stravagante o sessualmente provocatorio. L’umore può essere labile e passare molto rapidamente dall’euforia alla rabbia o alla depressione.

Frequenti sono le condotte compulsive: acquisti fuori controllo, gioco d’azzardo, abuso d’alcol o sostanze, sessualità promiscua. La spensieratezza sfrenata, la mancanza di regolazione dell’impulsività, la disorganizzazione del comportamento, possono portare ad azioni sconsiderate, aggressive o pericolose per se stessi o per gli altri.

L’episodio maniacale può avere conseguenze negative dovute alla perdita del giudizio, compresi incidenti, problemi finanziari o con la legge e, nei casi più gravi, l’ospedalizzazione. Non raramente, l’esaltazione può sfociare nel delirio, con serie alterazioni nella percezione della realtà.

Dietro all’esaltazione, l’angoscia

Al di là della maschera dell’euforia, una dimensione tragica di profondo dolore e vuoto. Questa è la doppia natura del bipolarismo: l’eccitazione serve a coprire e contenere un’insostenibile angoscia depressiva.

Le difese che la persona mette in campo per gestire la realtà e i diversi aspetti di Sé sono la scissione e la negazione: divide e separa, inconsciamente, gli aspetti positivi e quelli negativi delle rappresentazioni interne, di sé e degli altri, e alternativamente nega gli uni e fa emergere gli altri. Così si spiega l’oscillazione tra gli stati maniacali e quelli depressivi.

Le difese maniacali entrano in gioco nel tentativo di negare il dolore, ma anche sentimenti aggressivi e persecutori. Durante l’episodio maniacale, la persona si sente al settimo cielo e nega ogni problematica. Dopo può rendersi conto delle proprie azioni incoerenti e distruttive e provare vergogna o rimorso.

Queste difese garantiscono un temporaneo sollievo dal dolore, ma non lasciano alcuna possibilità di risolvere l’angoscia di base, perché alimentano la scissione e la negazione, a discapito dell’integrazione e dell’elaborazione. Tanto più profondo è il vuoto depressivo, tanto più grande sarà l’esaltazione maniacale, ma più vertiginosa sarà la salita, più disastroso sarà il tonfo della caduta.

Le cause dei disturbi bipolari

Le cause del bipolarismo non sono uniche, ma complesse, come per tutti i disturbi psichici, basandosi sull’interazione di fattori biologici, psicologici e sociali.

Non c’è un gene del disturbo bipolare, anche se esiste una vulnerabilità su base genetica e costituzionale, che predispone alla psicopatologia, che deve però incontrarsi con fattori di rischio psicosociali affinché si manifesti la malattia.

Le ricerche dimostrano come il bipolarismo sia più comune in coloro che hanno parenti con lo stesso tipo di disturbo, depressione, psicosi o altre forme di patologia mentale, per un’ereditarietà genetica, legata alla vulnerabilità biologica, ma anche per un’eredità psichica, legata al clima emotivo e agli stili educativi, che si tramandano nelle famiglie attraverso le generazioni.

La patologia è inoltre associata ad una storia di vita difficile o traumatica: sofferenza infantile, separazione o perdita precoce di una figura genitoriale, maltrattamento o abusi, traumi che hanno determinato fin dai primi anni di vita un impellente bisogno di negare il dolore e l’aggressività.

I fattori che possono innescare un episodio di malattia sono di diversa natura: cambiamenti di vita sia positivi che negativi, conflitti relazionali o psichici, eventi stressanti, patologie fisiche, ecc.

La necessità di un trattamento

Senza trattamento, la possibilità ricadute è estremamente alta: oltre il 90% delle persone che hanno un episodio maniacale incorreranno in seguito in altri episodi di alterazione dell’umore; circa il 60% degli episodi maniacali è seguito da un episodio depressivo maggiore.

I disturbi bipolari si associano frequentemente con le seguenti problematiche:

  • ansia,
  • iperattività e deficit d’attenzione,
  • disturbi del controllo degli impulsi,
  • disturbi della condotta,
  • abuso di alcol e sostanze,
  • disturbi dell’alimentazione,
  • disturbi della condotta,
  • abuso di alcol e sostanze,
  • disturbi psicosomatici,
  • problemi relazionali,
  • fallimenti scolatici o lavorativi,
  • problemi con la giustizia.

La compromissione del funzionamento individuale, sociale e lavorativo è significativa.

Il rischio di suicidio purtroppo è alto (+10-15%), anche se scende ai livelli della popolazione generale per chi è in terapia.

Ne consegue l’evidenza della necessità di una adeguata terapia, per il mantenimento di una buona qualità della vita e per scongiurare i seri rischi associati al disturbo bipolare, che non trattato ha una cattiva prognosi.

Bibliografia

American Psychiatric Association (2013), Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione (DSM V), Tr. It. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014.

Gabbard G.O. (2007), Psichiatria psicodinamica. Quarta edizione, Raffaello Cortina, Milano.

Galimberti U. (a cura di) (1999), Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, Torino.