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Oltre il divano

Approfondimenti e novità dal mondo della psicologia

Coppia: litigare fa bene. Ma dipende come

C’è un segreto per fare durare un’amore? E se ci si lascia, è tutta colpa dei litigi?

Assistiamo all’aumento esponenziale delle separazioni e dei divorzi. Tolte le remore sociali e culturali che un tempo portavano a rimanere all’interno del matrimonio, qualsiasi cosa accadesse, oggi le persone cercano la propria realizzazione, la felicità, e nella coppia pretendono di trovare gioie, soddisfazioni e forti emozioni, difficili da mantenere vive.

E’ pieno di luoghi comuni e miti sull’amore, che sono veramente dannosi. Primo tra tutti il mito della armonia perfetta, cioè la convinzione che i problemi, i sentimenti negativi e i conflitti vadano evitati ad ogni costo, per mantenere la “pace familiare”. O quello dell’altra metà della mela, come se il partner non sia un individuo separato e autonomo, ma un nostro “completamento”. O che l’amore esiga sacrifici estremi affinché funzioni. O ancora, che la passione duri per sempre, senza doverla alimentare.

Nella realtà, la coppia non è il luogo dell’armonia e dell’idillio, ma dell’incontro/scontro di due mondi separati e diversi, che costruiscono un percorso di vita insieme, con la necessità costante di riscoprirsi, attraverso tutti i cambiamenti della vita, e rinegoziare e rinnovare i presupposti del proprio stare insieme, bilanciando continuamente le proprie esigenze personali con quelle del partner e della famiglia.

Perché la coppia va in crisi?

Quando i partner si incontrano e si innamorano, quest’esperienza emotiva così intensa, per certi versi sconvolgente, riattiva le parti più profonde della personalità, tutti i bisogni inappagati e le paure legate alla relazione con i primi oggetti d’amore ( i genitori o chi si è preso cura di noi nell’infanzia). Queste relazioni primarie lasciano dentro di noi un’impronta indelebile che influisce nel nostro modo di funzionare, soprattutto all’interno delle relazioni più intime, lasciandoci anche ferite e “tasti dolenti”.

La prima fase dell’amore è quella dell’idealizzazione: il partner non è visto tanto, o solo, per quello che è, ma come colui che potrà “risolvere” i nostri vissuti emotivi, darci ciò che profondamente ci manca. Questo porta ad un primo “patto”, inconsapevole, bastato su questa illusione. Le “lenti rosa” che indossiamo per guardare l’altro fanno sì che anche i suoi difetti, su cui tanto ci scontreremo in seguito, ci sembrino pregi o non vengano contemplati.

Quello che poi manderà in crisi la coppia non sono tanto i difetti che si scoprono nell’altro, che si sono sempre conosciuti, quanto la delusione per l’inevitabile fallimento del primo “patto” basato sull’illusione. No, l’altro non potrà essere il completamento di noi stessi, non potrà renderci felici né rispondere a tutti i nostri bisogni. E per questo lo odiamo, perché ci eravamo illusi che fosse possibile.

Nelle coppie che funzionano, alla fase dell’illusione, e poi della delusione, segue quella della costruzione di un nuovo patto d’amore, basato sulla realtà. Dobbiamo in qualche modo conoscere nuovamente l’altro, tolte le lenti rosa, e riconoscerlo per quello che è, più che per ciò che avremmo voluto che fosse.

Se di fronte alla delusione, la nostra rabbia si scatena sull’altro, come fonte di tutti i nostri problemi, o viceversa il conflitto viene ad ogni costo evitato e si nasconde tutto sotto il tappeto, la coppia rimane bloccata in questa terra di mezzo di dolore e insoddisfazione: il primo patto non funziona più, ma si cerca in ogni modo di resuscitarlo, missione di per sé impossibile, invece di trovare un nuovo equilibrio.

Il problema non sono i litigi

Non sono i litigi a minare la coppia, non sono lo scontro, il dolore o la tristezza ad essere distruttivi, ma l’evitamento delle emozioni negative e la cattiva gestione dei confitti.

Nessuna coppia si lascia perché litiga, ma perché, litigando male, o non litigando affatto, le vere problematiche non vengono mai affrontate e i nodi conflittuali non sono mai sciolti. Subentrano così insoddisfazioni, continue rivendicazioni, sopratutto distanza emotiva, perché viene meno la capacità di sintonizzarsi con l’altro e di modificare i propri comportamenti in relazione ai suoi bisogni.

Ci sono coppie in cui la “temperatura emotiva” è molto alta e lo scontro avviene per un non nulla, come pretesto per dare sfogo a tutte le emozioni negative e le insoddisfazioni; altre evitano i conflitti ad ogni costo, con spirito di martirio. In entrambi i casi, i veri problemi non vengono mai risolti.

Litigare bene è fondamentale nella vita della coppia: comporta la capacità di entrambi i partner di gestire le proprie emozioni e comunicare in maniera efficace e costruttiva. Se si è incapaci di sostenere il conflitto, si rischia o il fallimento del progetto a due, o peggio di rimanere insieme nell’infelicità e insoddisfazione reciproca.

Il pretesto non è il conflitto

Spesso si litiga per questioni apparentemente banali, legate all’organizzazione pratica della vita familiare, ai rapporti con l’esterno, oppure per parole o gesti messi al posto sbagliato. Se il pretesto può essere una banalità, poi esplode il conflitto latente, le insoddisfazioni reciproche, la voglia di ferirsi, utilizzando la conoscenza intima dell’altro come un’arma contro di lui.

Attenzione: il pretesto non è il conflitto, è solo la punta dell’iceberg in cui la coppia si incaglia per non dover riconoscere ed affrontare le problematiche profonde, spesso difficili da capire anche per i partner stessi. Litigare ferocemente per le faccende domestiche o per l’organizzazione delle vacanze permette alla coppia di “smuovere il mondo”, per poi lasciare tutto come prima. Quello che facciamo è portare fuori di noi, controllare, banalizzare, ciò che ci spaventa e facciamo fatica a mettere a fuoco.

Parlare bene, ascoltare meglio

Una grande trappola è quella del sottointeso: che glielo spiego a fare se non ci arriva da solo/a? Questo atteggiamento è legato ad un altro grande fraintendimento sull’amore: si pensa che nell’intimità debba esserci la capacità di cogliere i pensieri e gli stati d’animo dell’altro, a prescindere da ciò che viene detto, ma non è così. Il partner è una persona autonoma separata da noi, con diversi processi mentali e percorsi emotivi. Come potrebbe leggerci nel pensiero o interpretare la realtà esattamente come noi?

Ascoltare realmente l’altro, cercando di mettersi nei suoi panni, è fondamentale per comprendere la problematica di base. L’ascolto deve essere attento, non giudicante, e tanto meno dovrebbe essere utilizzato come una “pausa” per pensare noi a cosa replicare. Capire è più importante che risolvere, o ottenere una “vittoria di Pirro”.

Bisogna rimanere sulla sostanza del problema, mai divagare con mille cose che non c’entrano nulla, o attaccare il partner nella sua persona, scatenando un sterile battibecco in cui ognuno prende di mira i difetti dell’altro, alzando muri difensivi difficili poi da abbattere.

Evitare di attaccarsi alle singole parole e frasi, evidenziandone anche le minimi contraddizioni: è più importante concentrarsi sull’intenzione di fondo della comunicazione, dando per scontata la “buona fede” dell’altro.

Non cercare il colpevole

Di fronte ad un problema, un sistema psichico di difesa basilare e “primitivo” è quello di cercare il colpevole fuori di noi, per non doverci confrontare con dolorose contraddizioni, confusione e altri vissuti negativi. Il partner diventa il “cattivo” su cui rovesciare addosso tutta la nostra insoddisfazione, colpendolo sui suoi tasti dolenti, dove sappiamo fa più male. Lo stesso trattamento riserverà lui a noi, e ne usciremo ammaccati, logorati e sempre più insoddisfatti.

La proiezione della problematica all’esterno porta ad una distorsione della realtà (non della sua percezione, ma della sua interpretazione, con i vissuti emotivi associati) ed allontana dalla possibilità di sciogliere il conflitto, che nasce sempre dalla contrapposizione di due visioni, esigenze, sensibilità, di cui, nella coppia, abbiamo il dovere di farci carico.

Non si può cambiare l’altro

Un’altra grande trappola scatta quando uno dei partner vive l’altro come “sbagliato” e si assume, anche inconsapevolmente, il compito di “correggerlo”, di cambiarlo.

Questo atteggiamento, se non si esprime direttamente con continue critiche e giudizi, viene mascherato dietro consigli e suggerimenti dati in “buona fede”, per il bene dell’altro. Peccato che questi “consigli” suonino spesso come critiche o veri e propri comandi, che creano problemi sia in chi li riceve, che si sente prevaricato, sia in chi li dà, che si sente non apprezzato e non ascoltato.

Mantenere la fiducia e la giusta distanza

La capacità di comunicare apertamente, di portare a galla i problemi ed esplicitare le emozioni in maniera costruttiva è fondamentale per un buon rapporto di coppia. Ma dove nasce questa capacità? Essa legata alla fiducia, sviluppata nelle proprie esperienze infantili, ma che può essere costruita in seguito, che il conflitto possa essere affrontato e risolto, che non sia distruttivo, pericoloso. La fiducia che l’altro non verrà distrutto da noi, né ci distruggerà, se avanziamo i nostri bisogni, le nostre richieste, se mostriamo la nostra rabbia. In definitiva, che la relazione sia un posto sicuro, in cui l’“odio” possa essere contenuto in una cornice d’“amore”.

Volere ad ogni costo prevaricare, usare ogni messo per avere l’ultima parola, denuncia una problematica che va al di là del litigio in corso, ma rimanda a parti di sé bambino che non si sono ancora evolute e non riescono a cogliere nella vita di coppia le potenzialità di una realizzazione personale che non sia a scapito dell’altro.

Nella coppia, riflettere sull’infanzia, propria e del partner, aiuta a riconoscere carenze, paure profonde, bisogni inespressi e ferite ancora aperte, cioè quei “tasti dolenti” che nel conflitto tra partner producono rabbia, paura, vergogna, confusione.

In una coppia è molto importante la giusta distanza: l’altro è una persona autonoma, che può scegliere con la sua testa, non ci appartiene e qualunque accordo o compromesso deve essere fatto partendo da una fondamentale posizione di rispetto reciproco e con l’idea che nessuno deve uscirne sconfitto.

Bibliografia

Malagoli Togliatti M., Angrisani P., Barone M (1999), La psicoterapia con la coppia. Il modello integrato dei contratti. Teoria e pratica, Franco Angeli, Milano.

Novara D. (2015), Meglio dirsele. Imparare a litigare bene per una vita di coppia felice, RCS Libri, Milano.