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Oltre il divano

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Comprendere e gestire la rabbia e i capricci dei bambini

Crisi di rabbia e capricci continui possono mettere a dura prova un genitore. Come interpretarli e gestirli? Quando preoccuparsi e come intervenire?

La rabbia è un’emozione naturale, che ha in realtà una funzione positiva: è un meccanismo primordiale che serve alla nostra sopravvivenza, fisica e psicologica, in quanto ci permette di difenderci dai “pericoli” e dalla sopraffazioni.

La rabbia è anche un’emozione violenta e travolgente, che può prendere il sopravvento e portarci a comportamenti irrazionali o dannosi. Se è difficile per un adulto controllare quest’emozione, figuriamoci per un bambino, che deve ancora sviluppare le necessarie capacità di pensiero. Per questo i bimbi piccoli sono facilmente preda di veri e propri scoppi d’ira, anche per questioni apparentemente banali.

Attorno ai due anni c’è una fase, suggestivamente soprannominata terrible two (terribili due), in cui le manifestazioni di opposizione e rabbia hanno un picco naturale: il bimbo comincia ad opporsi in modo più deciso e mette continuamente alla prova i limiti imposti dal suo ambiente. Questo, oltre ad essere normale, è molto sano, perché il piccolo è alla ricerca della propria identità e autonomia.

Man mano che il bambino cresce diventa, grazie all’aiuto degli adulti di riferimento, sempre più in grado di comportarsi adeguatamente e capricci ed esplosioni di rabbia diventano più limitati a momenti di particolare stress o stanchezza.

Apprendere a gestire le emozioni è un processo complesso che avviene all’interno della relazione genitori-figlio: il bambino deve imparare a riconoscere le proprie esigenze e comunicarle, a sopportare la frustrazione dell’attesa e a considerare le esigenze degli altri.

Questa regolazione degli stati interni attraverso il pensiero, invece che l’azione, viene inizialmente fatta dal genitore, che comprendendo le emozioni alla base del capriccio o della difficoltà del bambino, gli insegna piano piano a decifrarle, a interpretare quelle degli altri, a calmarsi quando si sente agitato e a tollerare la distanza tra l’emergere di un desiderio e la sua gratificazione. Crescendo, questa fondamentale funzione del genitore viene mano a mano assorbita, interiorizzata dal bambino, che diventa sempre più capace di calmarsi e regolare da solo il proprio comportamento, attraverso i propri processi mentali.

Questo apprendimento non ha banalmente a che fare con l’educazione e con la disciplina, ma è l’essenza stessa dell’autonomia e dell’autostima. Un bambino in grado di decifrare i propri bisogni e gestire le emozioni e i comportamenti è, infatti, più sicuro, più indipendente, sta meglio con gli altri, perché sa rispettare e farsi rispettare, quindi avrà un’adeguata stima di sé e buone relazioni, sia con gli adulti che con i pari. Anche le prestazioni scolastiche o sportive sono influenzate dai processi di regolazione affettiva, perché se non c’è una buona gestione dei propri stati interni, la mente è costantemente impegnata a fronteggiare angosce e disagi e non è libera di applicarsi alle sfide esterne.

Un genitore, da questo punto di vista, ha un compito fondamentale perché è il modello attraverso cui il bambino impara a gestire le emozioni, le angosce ed i conflitti. Per essere un esempio sufficientemente buono, l’adulto deve essere in grado di fare ciò che vuole insegnare al figlio, che non imparerà nulla dalle sue parole, ma tutto dai suoi comportamenti. In fondo, anche per gli adulti, la regolazione emotiva è una delle sfide più grandi: quante volte ci lasciamo travolgere dai nostri stati d’animo e non riusciamo noi stessi a controllare i nostri comportamenti!

Per quanto possibile, un genitore non dovrebbe lasciarsi travolgere dalle emozioni del figlio, né prendere i suoi capricci come una sconfitta personale o una minaccia alla propria autorità. Gli stati emotivi sono un “mistero” per un bimbo piccolo, una forza intensa e travolgente. Quello di cui il bambino ha bisogno è una figura di riferimento che faccia da contenitore alle sue emozioni, accogliendole e restituendogliele in una forma che sia comprensibile e “digeribile”. Per questo è controproducente perdere la calma, senza recuperarla in tempi ragionevoli, minacciare, picchiare, ignorare i bisogni del piccolo, come affrettarsi ad assecondare ogni sua richiesta per paura dei suoi capricci, senza coglierne il significato e la funzione.

Non c’è una ricetta per risolvere i capricci e la rabbia di un bambino: un genitore sicuro, che sappia comportarsi in maniera flessibile a seconda delle situazioni, che riesca a porre i giusti limiti e a fornire una guida al figlio e un modello di risoluzione delle situazioni difficili, è l’unica “ricetta”.

Come è dannoso imporsi con la violenza, così non ci si può “mettere sullo stesso piano” dei figli, sottraendosi al proprio ruolo genitoriale: le regole, i limiti, l’autorità del genitore abbassano l’ansia dei bambini, che altrimenti si sentono in balia di se stessi e dei propri sbalzi umorali. Una rabbia non modulata, per un bambino, è un’esperienza spaventosa, perché percepita come distruttiva: se il genitore non controlla i comportamenti del figlio, e non li tiene dentro limiti flessibili ma sicuri, questo si sente spaventato, “abbandonato” e sempre più angosciato.

Un bravo genitore è tutto tranne che perfetto, ma il suo essere “sufficientemente buono” lo mette nella condizione di bilanciare i propri errori e, se molto umanamente perde la pazienza o non gestisce una situazione nel modo migliore, è in grado di calmarsi e recuperare, senza farsene una croce.

Se i genitori, per qualsiasi motivo, si sento insicuri o in difficoltà da questo punto di vista, anche per motivi personali o momenti di vita difficili, che possono rendere particolarmente ardua questa sfida, possono sicuramente beneficiare di una consulenza psicologica che li aiuti a tirare fuori tutte le loro  naturali capacità e risorse.