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Come la famiglia modella la nostra personalità e i nostri comportamenti: i miti e i copioni familiari

Come la nostra famiglia d’orine ha influenzato, e influenza tutt’ora, la nostra vita e i nostri comportamenti.

Ogni famiglia ha un segreto, e il segreto è che non è come le altre famiglie.

(A. Bennett)

Se ci riflettiamo un attimo, tutti ci rendiamo conto di quanto la nostra famiglia abbia condizionato la nostra personalità e i nostri comportamenti, al di là del fatto che il nostro atteggiamento nei suoi confronti sia stato di accondiscendenza o di ribellione.

Dal punto di vista del mondo psichico individuale, sappiamo che le relazioni familiari plasmano le rappresentazioni mentali di noi stessi, degli altri e del mondo in cui viviamo, attraverso complessi processi interni di interiorizzazione e identificazione. Invece, da un punto di vista esterno, delle relazioni osservabili, gli studiosi delle famiglie si sono soffermati sulle regole implicite della vita familiare, veicolate dalle storie che le famiglie raccontano su se stesse e dai ruoli che assegnano ai propri membri.

Ogni famiglia è un sistema complesso, qualcosa di più e di diverso rispetto alla somma delle sue parti, con una propria storia, una mentalità, un modo di leggere gli eventi e peculiari regole di comportamento che la definiscono come gruppo, al di là delle vicissitudini dei singoli membri.

La famiglia è immersa in un tempo allargato, che incrocia passato e futuro, realizzando un dialogo tra le generazioni e trasmettendo le regole e i valori alla base del senso di identità e appartenenza che si sviluppa tra i membri, anche se lontani.

Nelle famiglie si strutturano diversi tipi di legami, da quelli gerarchici tra genitori e figli, a quelli “paritari” tra coniugi e fratelli, disciplinati da una legge inconscia e sottile che ha lo scopo di mantenere l’equilibrio, la stabilità e il benessere familiare. Questa legge è trasmessa attraverso i miti e i copioni familiari.

Miti e copioni familiari: le regole non scritte della famiglia

Così come i popoli, anche le famiglie hanno i loro miti, cioè i racconti delle scelte, dei valori e delle condizioni che hanno determinato la storia familiare. Prodotti dal pensiero collettivo del gruppo, si formano nel tempo attraverso l’esaltazione di alcuni aspetti di un membro o di una vicenda familiare, accantonandone altri, in modo che emerga un insieme di messaggi con il potere di dirigere i comportamenti futuri.

Il mito garantisce la coesione del nucleo e trasmette alle nuove generazioni modelli di comportamento, valori, ruoli e funzioni. Per ogni famiglia il proprio mito, benché illusorio, costituisce la “verità”, dà un senso all’esistenza, forgia l’identità, assicura il riconoscimento di ciascuno all’interno del gruppo.

I copioni sono invece “sceneggiature” in cui ogni personaggio ha una propria caratterizzazione e un proprio ruolo nell’intreccio delle vicende familiari. Il copione è la rappresentazione mentale di un modello relazionale e traduce, a livello di comportamenti osservabili, le rappresentazioni interne di sé, degli altri e delle relazioni che abitano il sistema familiare. Nella famiglia, esso definisce aspettative e modelli condivisi sui ruoli, sul tipo di relazioni possibili, sui comportamenti da adottare nelle diverse circostanze, su “chi fa cosa” all’interno e all’esterno del nucleo familiare.

La famiglia accetta, la famiglia rifiuta, la famiglia chiede: i modelli di ruolo e i mandati familiari

I miti e i copioni familiari veicolano sostanzialmente tre tipi di modelli di ruolo, attraverso i quali viene garantita una certa stabilità ai comportamenti dei familiari, necessaria al vivere insieme:

  • i modelli ideali, ai quali ognuno aspira o che un membro induce altri componenti della famiglia ad adottare: in questa famiglia ci piacciono le persone forti, indipendenti, testarde, ecc.
  • i modelli ripudiati sono l’altra faccia della medaglia, cioè comportamenti proibiti e disapprovati in se stessi e negli altri: in questa famiglia non ci piace chi è debole e dipendente, è vietato lamentarsi e piagnucolare!
  • i modelli consensuali, che comportano un tacito accordo per cui ognuno adempirà a un ruolo assegnatogli: il padre è il capofamiglia, la mamma la regina del focolare, il fratello maggiore è il “giullare di corte”, quello minore il confidente sensibile.

I mandati familiari sono invece quei compiti che la famiglia ha implicitamente assegnato a ciascun membro, in modo più o meno consapevole e definitivo: un figlio prenderà la laurea che non ha preso il padre, una figlia farà la carriera che non ha fatto la madre, un’altra si prenderà cura dei genitori anziani.

Miti e copioni: una chiave per interpretare, una chiave per comandare

I miti e i copioni hanno una duplice funzione: da una parte forniscono un modello di interpretazione della realtà, una potente griglia di lettura, dall’altra prescrivono una serie di scelte ed azioni possibili, dunque “dettano legge”.

Questo non vuol dire che le famiglie si comportino sempre allo stesso modo o che tutti i membri la pensino alla stessa maniera, ma che c’è un orizzonte condiviso, un perimetro all’interno del quale ognuno può schierarsi, accondiscendendo o contrapponendosi alle “letture ufficiali”.

Un mito familiare può anche veicolare due ordini di valori diversi, uniti in un’unica chiave di lettura: come il mito di uno zio libertino, spendaccione, che vive alla giornata, contrapposto alla legge del sacrificio e del risparmio, che può essere incarnata da tutta la famiglia o da alcuni suoi membri, ad esempio il papà o la nonna. In questa famiglia di “cicale e formiche”, ognuno può ammirare o criticare lo zio cicala: un giovane maschio si può identificare con lui, le donne lo possono considerare un buono a nulla, si può dire che un bimbo “è tutto lo zio” con orgoglio o rammarico e quel bimbo da grande può accettarlo o rifiutarlo come modello. Vedete come da un simile mito, molto semplice, quante informazioni sulla famiglia possono derivare, a livello di valori, ruoli, differenze tra giovani e anziani, uomini e donne. E immaginate in ogni famiglia quanti miti e copioni convivono a più livelli e in diverse fasi della vita familiare.

Tutte le famiglie hanno i propri miti: ecco dove osservarli in azione

Tutte le famiglie hanno una propria mitologia, che può emergere chiaramente se ci soffermiamo ad ascoltare alcuni tipi di storie o a osservare alcuni eventi interattivi:

  • racconti o aneddoti familiari: sono storie raccontate per divertimento, che narrano in modo un po’ esasperato le vicissitudini di qualche “eroe” familiare (ad es. la storia di zio Franco che ha vinto alla lotteria, ma ha perso il biglietto vincente);
  • fiabe o storie di copertura: episodi inventati e presentati come realtà per coprire una verità scomoda (ad es. un viaggio all’estero può giustificare l’assenza di un familiare detenuto);
  • segreti familiari: sono quei fatti privati raccontati con la preghiera di non farne parola con nessuno, che vincolano confidente e ascoltatore in una coalizione nascosta. Anche quando diventano di “dominio pubblico” non se ne può parlare apertamente (tradimenti, problemi economici, ecc);
  • leggende familiari: sono storie esagerate e pittoresche, tramandate di generazione in generazione, che veicolano le regole e gli obblighi della vita familiare, continuamente modellate per venire incontro alle esigenze attuali della famiglia (ad es. il racconto di come il bisnonno abbia fatto fortuna in America e fondato la “stirpe paterna” oltreoceano);
  • riti familiari: sono atti codificati che si ripetono nel tempo, ai quali partecipano tutti i membri della famiglia, che testimoniano come il nucleo reagisca in particolari occasioni, legate soprattutto ai passaggi del ciclo vitale (per es. matrimoni, funerali, feste per ricorrenze annuali, ecc). Hanno lo scopo di trasmettere aspettative condivise, valori e norme di comportamento.

 Nascite, matrimoni e funerali: il ciclo di vita della famiglia

Ogni famiglia va incontro a diverse trasformazioni lungo il suo ciclo vitale: costituzione della coppia, nascite, morti, crescita dei figli, loro uscita da casa, formazione di una nuova copia e così via. Proprio nei momenti di passaggio, che costituiscono piccole o grandi “crisi” a cui il sistema familiare deve far fronte, le regole implicite prescritte da miti e copioni familiari fanno sentire tutto il loro peso, determinando esiti più o meno favorevoli.

I miti toccano tematiche universali come l’amore e l’odio, la forza e la dipendenza, il desiderio di prendersi cura o di distruggere, i sentimenti collegati al sesso, alla nascita e alla morte. Per comprendere il significato di un mito familiare bisogna far riferimento alle aspettative familiari riguardanti il matrimonio, i figli, la professione, la vita in generale, a livello di almeno tre generazioni: figli, genitori e nonni.

Le origini di un mito si perdono spesso nel tempo e la sua forza prescinde dal fatto che esso discenda o meno da un evento reale. Si tratta di qualcosa di sotterraneo, che scivola di generazione in generazione, rimanendo silenzioso per poi “esplodere” nel comportamento di uno dei membri della famiglia. Le risposte degli altri membri possono indebolire o rafforzare poi, in maniera circolare, i suoi effetti.

Flessibilità dei copioni, capri espiatori e patologia familiari

Nelle famiglie sane, i copioni sono flessibili e adattivi: ogni membro può “tradurli” secondo le proprie esigenze, interpretarli in modo libero e personale, senza sentirsi “forzato” in un ruolo che non gli appartiene, o non gli appartiene più. Nei nuclei con un buon funzionamento, i copioni che non sono più utili al benessere familiare sono rivisti e corretti, mentre nelle famiglie “patologiche” abbiamo schemi rigidi e ripetitivi che causano disagio e sofferenza, ma possono produrre anche veri e propri disturbi psichici.

In alcune situazioni, la coesione e la stabilità familiare sono mantenute a caro prezzo, attraverso la “scelta” di un capro espiatorio che ammalandosi copre il disagio di tutto il nucleo e, con la sua malattia, che causa la cristallizzazione delle dinamiche familiari nel tempo, impedisce ogni cambiamento. Il disturbo psichico è così un sintomo della patologia di tutta la famiglia e allo stesso tempo una “soluzione”, anche se disfunzionale, che sembra impedire il crollo di tutto il sistema familiare.

Facciamo l’esempio di una coppia “sfasciata” che fa un figlio per impedire che la donna sprofondi nella depressione. Questa madre si dedica completamente al bambino e, a livello inconscio, rifiuta di vederlo crescere. Dal canto suo, il padre teme, se il figlio si allontana, di doversi rifare carico della esigenze della moglie. Con l’avvicinarsi dell’adolescenza, il ragazzo manifesta gravi sintomi psicologici, che da una parte rivelano il malessere dell’intera famiglia, dall’altro gli impediscono di rendersi indipendente. La madre inizia a dedicarsi ancora di più al figlio “malato”, stringendogli la morsa attorno, mentre il padre è sempre più distante e isolato. Il circolo vizioso si è instaurato e nessun membro sembra aver il potere di romperlo, perché è a rischio l’intero sistema. Un altro esempio è un uomo che attraverso la sua “malattia” denunci il rapporto troppo simbiotico tra la moglie e il figlio e richiami su di sé l’attenzione. O un figlio che sviluppando disturbi del comportamento “distragga” i genitori dai problemi di coppia e li obblighi a rimanere uniti per prendersi cura di lui. O ancora, una ragazza scelta dalla madre come “damigella d’onore”, che manifesti gravi difficoltà a rapportarsi con gli uomini e rimanga a casa a prendersi cura della mamma, con il plauso di tutta la famiglia.

E’ chiaro che la scelta del capro espiatorio da parte della famiglia è inconscia e non voluta. In tutte queste situazioni si sommano la vulnerabilità individuale, la patologia familiare e l’occasione: un membro può essere scelto per carattere, età, ordine di nascita, ruolo, ecc.

La malattia mentale come patologia del sistema familiare

Non deve stupire una simile lettura della malattia mentale, perché la psiche è come un tampone che mantiene l’equilibrio all’interno della persona e tra questa e il suo ambiente. Ogni disturbo psichico ha sempre una triplice base: biologica, psicologica e sociale. Dunque, una lettura intrapsichica, che si riferisca alle dinamiche interne di un individuo, si deve sempre accompagnare ad una lettura sistemica, che valuti la funzione del sintomo rispetto al contesto di vita. Non va dimenticato poi come ogni sintomo sia multi-determinato, abbia cioè più cause, ed abbia anche più funzioni primarie e “vantaggi secondari”, su cui è necessario interrogarsi.

Ogni sistema familiare si fonda su un’adesione inconsapevole e involontaria della persona al sistema, che possiamo chiamare lealtà familiare. Nel caso delle famiglie “patologiche”, questa lealtà diventa un grave ostacolo all’autorealizzazione dei componenti, prolungando nelle generazioni successive i comportamenti distruttivi di quelle precedenti.

Nelle famiglie vige una vera e propria trasmissione trans-generazionale della salute e della patologia psichica, perché di genitore in figlio vengono trasmesse le basi del mondo psichico, cioè le modalità di pensiero, le rappresentazioni interne di sé e degli altri, i modelli relazionali, gli schemi di comportamento.

Poiché il mito ha una funzione di proteggere l’identità, la coesione e l’equilibrio familiare, ogni tentativo di attaccarlo è arginato e respinto con forza. Ogni famiglia ha prassi e codici che, essendo stati funzionali per anni ai bisogni del sistema familiare, sono considerati dai membri logici e giusti, anche se a un osservatore esterno possono apparire incomprensibili o sconcertanti.

Per scrivere una storia diversa da quella passata bisogna potersi svincolare dai copioni ripetitivi e distruttivi, ma per fare questo la famiglia deve potersi poggiare su una “base sicura” che abbassi le angosce e permetta di sperimentare nuove modalità relazionali, di trasformare i propri miti, di elaborare nuovi copioni. Questa base può essere la terapia familiare.

Psicologa Psicoterapeuta Acilia (Ostia, Infernetto, Casal Palocco-Axa) e Corso Trieste, Roma.

Bibliografia

Andolfi M., Angelo C. (1987), Tempo e mito nella psicologia familiare, Bollato Boringhieri, Torino.

Byng Hall J. (1998), Le trame della famiglia. Attaccamento sicuro e cambiamento sistemico, Raffaello Cortina, Milano.

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