ANCHE ONLINE !
+39 348 490 8170

Oltre il divano

Approfondimenti e novità dal mondo della psicologia

Bambini e adolescenti disattenti, iperattivi e impulsivi: come aiutarli

Come professionisti della salute mentale, siamo spesso confrontati a bambini e ragazzi con problemi di attenzione, iperattività o impulsività, che fanno “impazzire” genitori e insegnanti, ma soprattutto manifestano implicitamente una profonda sofferenza che deve essere tempestivamente colta e arginata affinché non si strutturino problematiche psicologiche, sociali e scolastiche severe e durature.

I sintomi di disattenzione e iperattività possono essere il riflesso di disturbi emotivi e relazionali e andare a costituire un vero e proprio disturbo, noto con il nome di disturbo da deficit di attenzione/iperattività. Per discernere i diversi piani e farsi un’idea precisa delle problematiche del bambino è indispensabile il giudizio clinico, ma vediamo in generale le caratteristiche che definiscono il disturbo per capire meglio di cosa si tratta. Nell’ultimo paragrafo, vedremo cosa fare per aiutare un bambino con questo tipo di problemi.

Che cosa è il disturbo da deficit di attenzione/iperattività

Vediamo le caratteristiche diagnostiche del disturbo da deficit d’attenzione e iperattività (DDAI) secondo l’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-V).

Il DDAI è un quadro persistente di disattenzione e iperattività-impulsività che interferisce significativamente con il funzionamento o lo sviluppo. I sintomi non sono soltanto una manifestazione di comportamento oppositivo, sfida, ostilità o incapacità di comprendere i compiti o le istruzioni.

Per la diagnosi sono richiesti almeno 6 sintomi (5 al di sopra dei 17 anni) di disattenzione e/o iperattività-impulsività, presenti per almeno 6 mesi, con un impatto negativo diretto sulle attività sociali e scolastiche/lavorative.

Sintomi di disattenzione

Spesso …

  1. non presta attenzione ai particolari o commette errori di distrazione nei compiti scolastici, sul lavoro o in altre attività;
  2. ha difficoltà a rimanere concentrato durante i compiti, i giochi, le conversazioni o altre attività;
  3. non ascolta quando gli/le si parla direttamente, la mente sembra altrove, anche in assenza di distrazioni evidenti;
  4. non segue le istruzioni e non porta a termine i compiti scolastici o lavorativi;
  5. ha difficoltà a organizzarsi nei compiti o nelle attività, è disordinato e disorganizzato, non rispetta le scadenze;
  6. evita di impegnarsi in attività che richiedano uno sforzo mentale prolungato (compiti scolastici, revisione di documenti, compilazione di moduli, ecc);
  7. perde gli oggetti necessari per i compiti o le attività (materiale scolastico, matite, libri, documenti, chiavi, portafogli, cellulare);
  8. si distrae facilmente con stimoli esterni o pensieri incongrui;
  9. è sbadato nelle attività quotidiane (faccende, commissioni, ecc).

Sintomi di iperattività e impulsività

Spesso …

  1. agita o batte mani e piedi o si dimena sulla sedia;
  2. lascia il proprio posto in situazioni in cui si dovrebbe rimanere seduti (classe, ufficio, ecc);
  3. scorrazza e salta in situazioni in cui risulta inappropriato o si mostra irrequieto;
  4. è incapace di giocare o svolgere attività ricreative in modo tranquillo;
  5. è “sotto pressione” e agisce come se fosse “azionato da un motore”, sembra incapace di stare fermo a lungo;
  6. parla troppo;
  7. “spara” le risposte prima della fine delle domande, completa le frasi di altre persone o non riesce a rispettare i turni nella conversazione;
  8. ha difficoltà ad aspettare il proprio turno, per esempio quando è in fila;
  9. interrompe gli altri o è invadente nei loro confronti.

Quando si fa una diagnosi di Disturbo da deficit di attenzione/iperattività?

Abbiamo visto i sintomi del DDAI. L’elenco si riferisce a bambini e adulti, ma bisogna considerare ogni comportamento in relazione all’età: è chiaro che più un bimbo è piccolo meno è capace di gestire gli impulsi. Il disturbo inizia sempre nell’infanzia, quindi quando si valutano persone più grandi bisogna accertarsi che i sintomi fossero presenti prima dei 12 anni.

Non esistono caratteristiche biologiche né test psicometrici abbastanza sensibili o specifici da poter essere utilizzati come indicatori diagnostici (anche se le persone con DDAI possono manifestare problemi cognitivi ai test per attenzione, funzioni esecutive o memoria). Per la diagnosi è necessaria una consulenza psicologico-clinica, che incroci i dati provenienti dalla storia evoluiva del bambino a livello cognitivo, emotivo, relazionale, scolastico e sociale.

Per diagnosticare il disturbo, i sintomi devono necessariamente presentarsi in più contesti (a casa, a scuola/lavoro, con gli amici), altrimenti andrebbero considerati come una “reazione” a un dato contesto e non una caratteristica stabile della persona. Inoltre, non devono essere meglio spiegati da un altro disturbo psichico (depressione, ansia, abuso di sostanze).

Possiamo avere quadri con disattenzione predominante, con iperattività/impulsività predominanti o situazioni con caratteristiche miste.

La prevalenza del disturbo è di circa il 5% tra i bambini e del 2,5% negli adulti, dunque con il tempo alcune caratteristiche diagnostiche tendono a mitigarsi, anche se possono subentrare altri tipi di problematiche.

Cause, campanelli d’allarme ed evoluzione del disturbo da deficit di attenzione/iperattività

Per questo disturbo, come per tutti i disturbi mentali, non c’è una causa specifica, ma interagiscono più fattori di rischio di ordine biologico, psicologico e ambientale.

Il bambino che svilupperà un DDAI può presentare, anche se non necessariamente, lievi ritardi nello sviluppo motorio, linguistico e sociale. Possono essere presenti irritabilità, umore labile e bassa tolleranza alla frustrazione. Va detto che questi segnali non sono specifici, cioè non annunciano necessariamente questo tipo di diagnosi, ma possono essere collegati ad altre problematiche.

Nei primi anni di vita questi bambini sono spesso molto attivi, agitati o“piccole pesti”, ma prima dei 4 anni i sintomi non sono distinguibili dalle caratteristiche normali di un bimbo vivace. Di solito i problemi emergono nella scuola elementare, quando al bambino è richiesto di stare seduto in classe e concentrarsi sulle lezioni, ma lui non riesce a farlo.

Crescendo la disattenzione rimane relativamente stabile, ma diminuisce l’iperattività: correre, arrampicarsi, muoversi in continuazione possono essere sostituiti da una certa agitazione interna, impazienza o nervosismo. L’irrequietezza e l’impulsività possono causare problemi anche in età adulta.

La prognosi dipende dalla gravità della sintomatologia, dal supporto ambientale e dalle terapie ricevute.

 Conseguenze del disturbo da deficit di attenzione/iperattività e rischi associati

Le persone con DDAI hanno prestazioni scolastiche e lavorative spesso ridotte, al di là della presenza di un eventuale disturbo dell’apprendimento associato. Spesso sviluppano problemi interpersonali e possono incorrere nel rifiuto sociale, a causa delle loro modalità spesso inadeguate di relazionarsi agli altri. Sono maggiormente inclini a sviluppare alcuni disturbi psichici, come ansia, depressione, problemi comportamentali e veri e propri disturbi della condotta. Nella prima età adulta, aumenta il rischio di tentativi di suicidio, soprattutto se sono presenti in associazione disturbi dell’umore, della condotta o uso di sostanze.

Le persone con DDAI hanno statisticamente più probabilità di ferirsi, essere coinvolti in incidenti, essere sovrappeso o dipendenti da sostanze, a causa dell’iperattività e dello scarso controllo degli impulsi. Soprattutto se l’ambiente di crescita è ostile, c’è una probabilità maggiore di sviluppare comportamenti devianti e antisociali.

Spesso gli altri interpretano gli atteggiamenti e i comportamenti del bambino con DDAI come segni di pigrizia, irresponsabilità, mancanza di collaborazione o sfida. I coetanei possono escluderlo o prenderlo in giro perché considerato “problematico” e gli insegnanti possono spazientirsi e irritarsi. Le relazioni familiari possono essere caratterizzate da discordie e interazioni negative, perché il bambino spesso è difficile da gestire.

Questo crea un circolo vizioso di sfiducia e rabbia, demolisce l’autostima del bambino e può portare allo sviluppo di ulteriori problematiche emotive e comportamentali, che tendono ad aggravarsi.

Cosa fare per aiutare un bambino disattento e iperattivo

I bambini con problemi di attenzione e iperattività beneficiano di un ambiente prevedibile, altamente strutturato: sono d’aiuto le routines, abitudini che scandiscono il tempo, placano le ansie, aiutano l’organizzazione e la concentrazione.

Con questi bimbi è necessario definire in modo chiaro e concordato ciò che ci aspettiamo da loro, in linea con le loro possibilità. Quindi i comportamenti adeguati non devono essere dati per scontati, ma esplicitati e rinforzati sistematicamente attraverso elogi e premi.

Questi bimbi spesso non manifestano i segni del disturbo, o li manifestano in modo attenuato, quando sono in ambienti stimolanti, confrontati a compiti per loro interessanti e sostenuti da vicino nelle loro attività. La stimolazione esterna può consistere nell’interazione “faccia a faccia” (come nello studio del clinico) o mediata da supporti visivi (schemi, mappe, schermi elettronici), che possono essere usati con vantaggio in ambito scolastico.

Il bambino deve essere aiutato ad anticipare le situazioni e organizzarsi per portare a termine gli impegni, dividendoli e strutturandoli in piccoli passi. È molto importante aiutarlo a prevedere le conseguenze delle proprie azioni e a capire come comportarsi con gli altri per avere buone relazioni.

Il bambino e i suoi familiari devono essere sostenuti attraverso le prevedibili difficoltà da un professionista che li aiuti a mantenere un clima disteso e un atteggiamento ottimista. I genitori devono imparare a porre regole e limiti in relazioni alle reali possibilità del bambino, spingerlo sempre un passo in avanti sulla strada della maturazione e tollerare gli inevitabili momenti di sconforto.

L’autostima del bambino va in ogni modo sostenuta e salvaguardata, così come le sua capacità relazionali e sociali. Non bisogna né pretendere troppo né troppo poco, ma trovare il giusto equilibrio, a metà tra quello che il bimbo può fare oggi e quello che potrà fare domani. Questo richiede una conoscenza approfondita e personalizzata del bambino e del suo contesto di vita, perché ogni situazione e diversa e non esistono “ricette facili”.

Il terapeuta, oltre sostenere il bambino e l’intera famiglia, vigilerà sul percorso scolastico, aiutando i genitori a strutturare uno stretto rapporto di collaborazione con la scuola, necessario affinché le cose procedano nel migliore dei modi.

Per una consulenza è possibile rivolgersi allo studio di psicologia di Roma.

 

Bibliografia

American Psychiatric Association (2013), Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione (DSM V), Tr. It. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014.