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Oltre il divano

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Genitori vampiri: controllo, manipolazione e dipendenza nel rapporto genitore-figli

Genitori che si impossessano della vita dei figli, figli che vivono in funzione dei bisogni dei genitori. Cosa succede, perché e come liberarsi della stretta del rapporto vampiresco.

Chi sono i vampiri?

Come nel mito, i vampiri in carne ed ossa succhiano dalla loro vittima la linfa vitale, sotto forma non di sangue, ma di energia psichica.

Sono personalità narcisiste, egocentriche, immature, a livello profondo insoddisfatte di sé, che mascherano il loro senso di mancanza ed impotenza con il controllo dell’altro, la manipolazione affettiva, la svalutazione e la critica.

I vampiri possono agire in modo apertamente predatorio, attraverso la prevaricazione, le minacce, la violenza scoperta, oppure in modo sottile, subdolo. In questo caso prevalgono raffinati aspetti manipolativi, i ricatti emotivi, le comunicazioni distorte e contraddittorie che generano confusione.

Quando il vampiro è un genitore

Quando il vampiro è un genitore lo scenario è particolarmente drammatico, poiché il bambino ha un bisogno essenziale di accudimento ed amore e si adatterà a tutto pur di mantenere il legame con la figura genitoriale.

I genitori vampiri negano ai figli la dignità di persone autonome e separate, poiché li vivono, a livello inconscio, come un’estensione di se stessi, da cui ricavare energia, gratificazioni, prestigio e “potere”.

Tipica di questi genitori è la confusione tra i propri bisogni (infantili), insoddisfatti e non pienamente riconosciuti come tali, e quelli dei figli.

Sono anche dei grandi maniaci del controllo: controllando il figlio nei pensieri e negli affetti, oltre che nei comportamenti, placano le proprie ansie e le proprie angosce, di cui sono spesso inconsapevoli.

Aspettative, richieste e standard irrealistici

I genitori vampiri hanno aspettative molto alte sui figli, su cui proiettano i propri bisogni e desideri insoddisfatti: dove loro hanno fallito, i figli devono riuscire, per compensare le loro mancanze, riscattarli dai loro fallimenti.

Non importa quale sia il “campo da gioco”: la scuola, lo sport, il comportamento in società, le scelte affettive, il lavoro futuro: i figli devono riparare una loro ferita aperta, spesso inconscia.

I figli dei genitori vampiri sentono costantemente gli occhi addosso del genitore, che controlla, valuta, soppesa i loro comportamenti, pronto alla critica, alla correzione, alla richiesta fuori luogo, ma anche all’aiuto non necessario ed a un accudimento non sintonizzato sulle reali necessità del figlio, trattato, a seconda delle esigenze del genitore, come più grande o più piccolo della sua età.

I genitori vampiri minano la spontaneità dei figli, vogliono che i loro comportamenti si adeguino a standard irrealistici, ben lontani dalla normale buona educazione e buon comportamento, ma relativi alla gratificazione di loro esigenze narcisistiche.

Emotività sregolata, scarsa empatia e inversioni di ruolo: chi accudisce chi?

I genitori vampiri possono essere molto emotivi, ma è un’emotività infantile, sregolata, egocentrica. Quello che manca è una reale capacità empatica, di sintonizzazione affettiva: le emozioni che credono di cogliere nei figli sono in realtà le proprie, proiettate e distorte.

I figli saranno schiacciati da questo mondo affettivo sregolato e si determinerà così una sorta di inversione di ruolo, in cui non è il genitore a farsi carico delle emozioni del figlio, ma il contrario.

Questo tipo di genitore pretende di usare il figlio come un “ansiolitico”: limita i suoi comportamenti e le sue libertà non in relazione ad una meditata scelta educativa (anche se può usare questa come scusa), ma perché non vuole fare i conti con le proprie ansie: se fai questo mi fai preoccupare, mi fai stare in pensiero, fammi stare tranquillo

Concessioni e ritorsioni

I genitori vampiri agiscono facendo passare per una grande concessione il semplice rispetto dei diritti di base dei figli. Per ricevere queste “concessioni” però, i figli devono comportarsi “bene”, non nel l’ottica del comune buon senso, ma come gratificazione delle richieste e delle esigenze egoistiche del genitore.

Soprattutto, i figli devono prestare loro le attenzioni di cui hanno bisogno, perché non bastano a se stessi, compensare i loro vuoti affettivi, riparare le ferite di una loro relazione con i propri genitori disturbata, di un matrimonio infelice, di una vita sociale non gratificante. Devono ripagarli di “tutti gli sforzi fatti per loro”, dei loro sacrifici (non richiesti!), del fatto di averli “sempre messi al primo posto” (sigh!).

Quando questa gratificazione viene meno, quando i figli tentano di sottrarsi al “risucchio” della loro energia vitale, il genitore reagirà con piccoli grandi atti di cattiveria: ritiro dell’affetto e delle attenzioni, provocazioni, negare normali concessioni (guardare il programma preferito, uscire con gli amici), critiche, umiliazioni.

Vittimismo e rovesciamento della realtà

I genitori vampiri pretendono che il figlio li metta al primo posto e agisca più per rendere felici loro che se stesso, spesso mascherando questo atteggiamento vampiresco con frasi come: lo faccio per il tuo bene, quando sarai grande capirai, ecc.

Sono veri esperti nell’arte del vittimismo, che ha una grandissima presa soprattutto sui bambini che, a causa del loro pensiero dominato dall’egocentrismo infantile, tendono a sentirsi la causa e il centro di tutto: sei tu che mi fai stare male, non vuoi comportarti bene così possiamo essere felici?

Se il figlio reagisce, opportunamente, con manifestazioni di disagio e sofferenza rispetto al carico emotivo che gli viene scaricato addosso, il genitore si prodiga in uno spudorato ribaltamento della realtà: quanto sei complicato, sensibile, esagerato! Dicevo così per dire, hai capito male, faccio tutto questo per te, ecc.

Per questo i figli dei genitori vampiri sono particolarmente inclini ai sensi di colpa immotivati e alla confusione tra le proprie responsabilità e quelle degli altri, facendosi spesso carico di situazioni che non possono gestire e tradendo così un irrealistico vissuto di onnipotenza, che è l’altra faccia della medaglia rispetto al senso di colpa: nel bene o nel male, dipende tutto da me.

Ricatti affettivi ed amore condizionato

Il genitore vampiro è un maestro del ricatto affettivo: se il figlio non si piega alle sue regole, o semplicemente per far sì che si pieghi senza esitazioni, sistematicamente può negare l’affetto, le attenzioni, un gesto di gentilezza, il riconoscimento dei meriti, i mezzi per soddisfare i propri bisogni e desideri.

Viceversa, quando il figlio gratifica le sue esigenze, può mostrarsi amabile, affettuoso, giocoso. Per tenere coperto il proprio gioco, istillerà continui dubbi e sensi di colpa.

Questa forma di amore e riconoscimento condizionato è particolarmente pericolosa per un bambino, che ha talmente bisogno del genitore che, pur di adeguarsi a lui e salvaguardare il rapporto, finirà per negare le proprie emozioni profonde, sviluppando in questa prima relazione d’amore un Falso Sé che diventerà la sua prigione nella futura relazione con se stesso e con gli altri.

La dipendenza affettiva

Questi genitori, che utilizzano i figli come un’estensione di se stessi, “mettono” nei figli aspetti di sé che non riescono o non vogliono tenere dentro: proiettano pensieri, sentimenti, emozioni inaccettabili, spesso vedono in loro semplicemente quello che non c’è, mentre non vedono ciò che c’è. Così anche i figli vivono dentro se stessi, come parti di sé, aspetti alieni del genitore.

Il mancato riconoscimento della separatezza tra Sé e l’Altro, tra genitore e figlio, testimonia nel genitore, e genera nel figlio, una profondo invischiamento e una dipendenza affettiva, e talvolta pratica, difficile da sciogliere.

Inoltre, i figli dei genitori vampiri vengono spesso abilmente manipolati rispetto alle loro altre relazioni affettive: il genitore che ha bisogno del totale potere sul figlio, tenderà più o meno consapevolmente a svalutare le altre figure significative (il partner, i nonni, le insegnanti, gli amici), a criticarle o a mettersi in competizione con loro.

Per questo, sia che il figlio si ribelli apertamente, sia che si adegui passivamente, sarà difficile per lui emanciparsi realmente, a livello profondo, da questo genitore tiranno.

Le conseguenze del vampirismo genitoriale

Tutti i genitori hanno delle aspettative rispetto ai propri figli, perché in qualche misura in tutti i rapporti genitore-figlio c’è anche un aspetto narcisistico (relativo al proprio amor proprio), che deve però rimanere confinato sotto una soglia ben precisa: un conto è sentirsi gratificati dai “successi” e dai “buoni comportamenti” di un figlio, un conto è pretendere che lui viva la vita che si è immaginata per lui (quella che non si è riusciti a vivere per sé), o che tamponi i propri vuoti emotivi, ci consoli quando siamo tristi, riempia le nostre giornate, ci fornisca continui rifornimenti energetici, affettivi, narcisistici.

Non essere riconosciuti nella propria essenza di persona, è il primo e più grande tradimento che si può fare ad un figlio, un furto non solo di energia, ma di riconoscimento, di identità: il figlio avrà una grandissima difficoltà a essere se stesso, perché negli occhi dell’Altro, che avrebbero dovuto rispecchiarlo e aiutarlo a trovare il proprio Sé, ha trovato invece le paure, le aspettative, le proiezioni distorte del genitore vampiro.

Il bambino che non è amato amato per quello che è, metterà prima in discussione se stesso, piuttosto che il genitore, di cui ha bisogno, crescendo nella scarsa autostima, nell’insicurezza, nei sensi di colpa, nella tendenza a compiacere l’altro o a fuggire i rapporti affettivi per difendersi dalla paura di essere vampirizzato.

Liberarsi è separarsi

La vita del figlio appartiene al figlio, qualsiasi cosa sia la sua felicità, dovrebbe essere quella del genitore, le sue scelte devono essere capite e rispettate, anche quando lontane dalle aspettative genitoriali. Per fare questo, bisogna separare se stessi dal figlio, non tenerlo attaccato a sé, né fisicamente né mentalmente.

Per liberarsi da questo, il figlio deve separarsi dal genitore, non tanto e non solo dal genitore reale, ma anche da quello interno, interiorizzato nel proprio mondo mentale ed emotivo, che giudica, critica, svaluta, che porta lontano dai perseguimento dei propri bisogni e desideri più autentici.

Psicologa Psicoterapeuta Acilia (Ostia, Infernetto, Casal Palocco-Axa) e Corso Trieste, Roma.

Bibliografia

Corte M. (2002), Vampiri energetici. Come riconoscerli, come difendersi, Edizioni Il Punto d’Incontro, Vicenza.

Nazare Aga I. (2015), Genitori manipolatori. Riconoscere e fuggire l’amore malato, Ultra, Roma.