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Oltre il divano

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Cosa è la depressione e come combatterla

Tristezza, sofferenza, apatia. Quando si parla di depressione e cosa fare per sconfiggerla.

 Una volta avevi cani feroci nei tuoi sotterranei: ma alla fine si sono trasformati

in uccelli e amabili cantatrici. Dai tuoi veleni ti sei distillato il tuo balsamo.

(F. Nietzsche)

Che cosa è la depressione e come distinguerla dalla “normale” tristezza

La parola depressione racchiude in sé diverse possibilità di fraintendimento. E’ spesso utilizzata nella vita quotidiana per descrivere uno stato di tristezza e prostrazione, solitamente conseguente ad una delusione o un evento infelice.

Ma la depressione, da un punto di vista clinico, è una cosa ben diversa. La sofferenza della persona depressa va oltre quella che può essere la reazione a particolari circostanze di vita, ma affonda le radici nella personalità e nella storia di chi ne soffre.

Parliamo di un malessere profondo che sembra senza via d’uscita. A volte non si manifesta neppure come dolore psichico, ma può assumere la forma della mancanza d’interesse, dell’assenza di qualunque desiderio, di un senso indicibile di vuoto e smarrimento. O ancora irritabilità, cattivo umore, incapacità di fare progetti, assenza di speranza.

Altre volte è il corpo che parla: spossatezza, sintomi psicosomatici, mancanza o eccesso di appetito, difficoltà a dormire o sonnolenza eccessiva sono alcuni dei sintomi fisici che caratterizzano la condizione depressiva.

Naturalmente, la sofferenza e il dolore appartengono alla vita di tutti noi. Ma quando il malessere varca una determinata soglia, investe ogni sfera dell’esistenza ed uccide ogni forma di progettualità e di speranza, allora bisogna interrogarsi sulle origini di tale sofferenza e cercare un aiuto professionale.

Vediamo allora quali sono i sintomi della depressione, perché capire se ne soffriamo è il primo passo per guarire.

Depressione e cattivo umore

I sintomi principali della depressione riguardano la sfera emotiva: la persona è triste, disperata, preoccupata. Si sente vuota, inutile, sola. Si vergogna di se stessa o si sente colpevole. Sperimenta uno stato di rallentamento e torpore oppure una profonda agitazione.

Chi è depresso spesso riferisce un’incapacità di ridere, la tendenza a prendere tutto sul serio, fino a sentirsi infastidito, offeso o disgustato da scherzi e frivolezze. Può essere irritabile e andare soggetto a vere e proprie crisi di pianto.

Cambia l’atteggiamento nei confronti della vita: la persona sente di non avere uno scopo né un interesse e può arrivare a pensare di non avere motivi per vivere.

Depressione e perdita del piacere

Una caratteristica centrale della depressione è la perdita della gratificazione che, limitata inizialmente ad alcune attività, si estende poi a macchia d’olio.

All’inizio la persona può evitare i doveri e rifugiarsi in attività che procurano una facile gratificazione, ma alla fine non troverà più piacere neppure nella soddisfazione di fondamentali bisogni biologici o emotivi: mangiare, fare sesso, conversare, coinvolgersi in relazioni d’amicizia o amore.

Si assiste alla perdita della partecipazione emotiva nei confronti delle altre persone e delle attività quotidiane. Niente interessa più veramente, non si prova più entusiasmo. Può venire meno il piacere di stare insieme anche agli affetti più cari.

Depressione e autostima

Le persone depresse hanno una bassa stima di sé e la tendenza a considerarsi sempre inadeguate.

Il senso di mancanza può riguardare qualità personali considerate importanti, come abilità, intelligenza, forza, salute, fascino, ricchezza. Ma può riferirsi anche alla perdita di un amore o di risorse materiali.

I sentimenti negativi verso di sé vanno dalla delusione, all’antipatia, fino al disgusto e all’odio. Può subentrare la tendenza a preoccuparsi esageratamente dell’aspetto fisico e a percepire i propri difetti in maniera esasperata.

 Depressione e pensieri negativi

La persona depressa coltiva aspettative negative e nega la possibilità di un qualunque miglioramento. Rifiuta anche ogni aiuto dagli altri, che possono sentirsi frustrati e arrabbiati.

Spesso il depresso cade in un circolo vizioso di critiche ed accuse. Alcuni bersagliano se stessi, attribuendosi le colpe per ogni avvenimento avverso e rimproverandosi pesantemente per qualche presunta manchevolezza. Altri, invece, in modo altrettanto irrazionale, tendono a rivolgere tutte le accuse al prossimo, si sentono sempre vittime e non si assumono nessuna responsabilità.

Nel primo atteggiamento si può riscontrare un celato senso di onnipotenza: non c’è fine al potere personale, anche se negativo. Di troppo si è stati capaci e responsabili! Nel secondo caso, si è sul versante del “pensiero magico”: c’è un Altro potente che ci danneggia e solo qualcuno altrettanto potente potrà salvarci.

Depressione e autonomia

Spesso chi è depresso sviluppa una forte dipendenza, intesa come bisogno di ricevere aiuto, rassicurazioni, istruzioni. Questo desiderio non è sempre evidente, perché può essere negato o mascherato.

La persona, anche se perfettamente capace dal punto di vista pratico, può non sentirsi in grado di affrontare un problema da sola e ricercare sicurezza emotiva e conforto nell’altro. Spesso però questa richiesta è ambivalente, perché il depresso tende a svalutare o boicottare ogni tentativo di aiuto.

Un’altra caratteristica tipica della depressione è l’indecisione, con mille esitazioni e cambiamenti di opinione, che risultano spesso irritanti per familiari ed amici.

Da una parte, il depresso ha sempre paura di prendere la decisione sbagliata, dall’altra non ha abbastanza motivazione per arrivare ad una conclusione definitiva. In fondo, vuole evitare il peso della responsabilità e può desiderare che siano gli altri a altri scegliere per lui.

Chi soffre di depressione vive una condizione di paralisi a causa di una cronica carenza di stimoli interiori che gli rende gravoso svolgere qualsiasi attività. Nei casi gravi può essere compromessa la capacità di svolgere i compiti più elementari, come nutrirsi, curare la propria persona o pulire l’abitazione.

Depressione e isolamento

Comunemente le persone depresse hanno il desiderio di fuggire dal ritmo della vita quotidiana. Considerano monotoni o troppo gravosi i propri impegni e sognano un riparo, un nascondiglio.

Continuamente rimandano o evitano di fare cose che considerano non interessanti o faticose, spesso concludendo poco o nulla nello studio o nel lavoro. A volte, sognano ad occhi aperti di cambiare vita, perché questo consente loro di fuggire dal peso dell’azione.

Nei casi più gravi, si arriva all’isolamento, al rintanarsi in casa senza fare più nulla.

Depressione e suicidio

Bisogna stare molto attenti perché depressione e suicidio sono strettamente correlati.

I pensieri di suicidio possono assumere diverse forme: dal desiderio di non svegliarsi più, al pensiero ripetitivo senza intenzione di passare all’atto, alla fantasia di rivincita nei confronti di un mondo crudele, fino ad un preciso piano per farla finita.

Il desiderio di morire può anche manifestarsi nelle cosiddette condotte parasuicidarie, come guidare ad alta velocità o mettersi in situazioni pericolose, con la speranza inconscia che succeda qualcosa.

Depressione e problemi fisici

La depressione si manifesta anche attraverso il corpo. Ci sono alcuni sintomi fisici che sono considerati tipici di questa condizione (ovviamente se non hanno un’altra causa organica).

Tra questi possiamo annoverare:

  • stanchezza e mancanza di energia;
  • alterazioni dell’appetito: inappetenza ma anche fame insaziabile;
  • turbe del sonno: problemi a dormire o tendenza a dormire troppo;
  • perdita del desiderio sessuale;
  • sensazione di rallentamento o agitazione eccessiva.

A volte il paziente sperimenta solo la dimensione fisica dello stato depressivo, come un dolore localizzato o diffuso, per il quale chiede accertamenti medici senza trovare risposta. Spesso ritiene che l’alterazione dell’umore sia solo una conseguenza di tale condizione organica.

I disturbi somatici maggiormente lamentati sono: pesantezza alla testa, emicrania, mal di stomaco, pressione alla gola, rigidità alla nuca, minzione frequente o stipsi, debolezza, spossatezza, tremori, agitazione, difficoltà respiratorie, dolori diffusi.

 Quali sono le cause della depressione

Tutti possiamo attraversare nella vita periodi di tristezza e angoscia. Ma la maggior parte di coloro che sviluppano una depressione conclamata, che tende a cronicizzarsi o ad attenuarsi solo per ritornare in seguito, presentano una predisposizione all’insorgenza di questo tipo di condizione.

Una persona con questo “sfondo depressivo” può mantenersi in equilibrio per molti anni, finché nella sua vita non subentrano fattori stressanti che mettono alla prova i meccanismi di compenso fino ad allora utilizzati per “funzionare” in modo adeguato.

Molte depressioni s’innescano a seguito di una perdita reale o immaginaria: un lutto, la fine di un amore o di un’amicizia, ma anche un fallimento lavorativo o la perdita di status sociale. Questo perché la persona presenta una fragilità di base e spesso è dipendente dall’esterno per il mantenimento della propria autostima.

Verso l’oggetto della sua dipendenza, il depresso prova anche una certa ostilità che tenta di negare o reprimere, poiché non potrebbe vivere senza quella persona o situazione. Così, per difendersi e difendere l’oggetto d’amore dalla propria rabbia, tende a idealizzarlo: l’altro sarà buono e perfetto, ma proprio per questo sempre più distante e irraggiungibile.

Nasce così l’esigenza di controllare ogni cosa per assicurarsi di non essere abbandonati, di non perdere l’altro, ma anche di non “distruggerlo” con la propria aggressività.

Prima del tracollo depressivo, ci sono spesso vissuti e comportamenti che segnalano già una situazione di squilibrio. Comune è il senso di paralisi, dal quale si tenta di uscire con il distanziamento o con l’iperattività e la negazione di ogni problema. È  il caso delle persone che si tengono in continuo movimento, si mostrano sempre “su” e sembrano non avere mai alcun problema.

Tipico è anche il senso di vuoto: quando non è impegnata nella routine quotidiana o nel lavoro, la persona si sente a disagio, non sa cosa fare, come riempire il tempo. Alcuni iniziano ad abusare di sostanze come l’alcol o gli psicofarmaci, come tentativo di automedicazione. Altri si danno ad attività compulsive: mangiare, fare shopping, giocare d’azzardo, praticare sport in modo estremo. Queste pericolose “soluzioni”, chiaramente, non fanno che aggravare il problema, e ne creano spesso di nuovi.

Spesso chi è depresso ha avuto, nel suo passato, situazioni emotive difficili, come relazioni familiari caratterizzate da assenza emotiva, inadeguato riconoscimento o frustrazioni. Può aver sviluppato una “corazza” per difendersi e farsi accettare dagli altri che nel tempo è diventata una prigione ed ha soffocato la sua energia vitale.

La depressione deve essere curata: come farlo

Riconoscere e addomesticare il proprio dolore non è cosa semplice. È necessario fare un faticoso lavoro su se stessi, che deve partire dalla ricerca dell’aiuto professionale di un terapeuta. Infatti, è necessaria una psicoterapia per spezzare le spirali disfunzionali che alimentano la depressione, a livello di pensieri, emozioni e comportamenti.

Va considerato che nello stato depressivo hanno un ruolo anche meccanismi biologici, che una volta innescati tendono ad autoalimentarsi e per i quali può essere necessario un aiuto farmacologico. In questo caso, il terapeuta si avvale della collaborazione di uno specialista in psichiatria.

L’idea di rivolgersi a uno terapeuta può spaventare. La persona non sa se veramente potrà ricevere l’aiuto che cerca. Talvolta può mancare la forza o la voglia di fare un passo del genere. Ma tutti gli studi dimostrano che la depressione tende a non passare da sola, anzi con il tempo si aggrava e diventa sempre più difficile uscirne.

E’ importante ricevere il più presto possibile un ascolto qualificato e un valido supporto emotivo. E’ necessario intraprendere un lavoro in cui si possa guardare oltre i sintomi e interrogarsi sulle origini e le dinamiche profonde della condizione presente. Dunque, il primo passo è consultare uno psicoterapeuta che potrà consigliare sul percorso migliore da intraprendere.

 

Bibliografia

Beck A. (1967), La depressione, Bollati Boringhieri, Torino, 1978.

Lalli N. (2008), Dal mal di vivere alla depressione, Edizioni Magi, Roma.