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Oltre il divano

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Adolescenti allo specchio: il rapporto con il corpo e altre problematiche della crescita

In adolescenza il malessere psicologico può investire il corpo: vedersi brutti, sentirsi sempre stanchi, disturbi fisici e disordini alimentari. Perché succede e cosa fare.

L’adolescenza è un periodo molto delicato di grandi trasformazioni sul piano biologico, psicologico e sociale.

Il corpo dell’adolescente è in continuo mutamento: per adeguarsi a tali cambiamenti, per integrarli nell’immagine di Sé, il ragazzo o la ragazza devono compiere un grande lavoro psichico, che spiega l’attenzione a volte ossessiva che a questa età è data all’aspetto fisico, l’atteggiamento ipercritico e il forte bisogno d’approvazione.

Se il corpo del bambino è un “corpo silente”, in adolescenza inizia a parlare, anzi ad urlare, catalizzando su di sé dubbi e preoccupazioni. Pensiamo alle ore passate davanti allo specchio, a interrogare la propria immagine, scrutando e soppesando ogni aspetto e presunto difetto.

Il focus sul corpo è ai massimi livelli, poiché è il luogo che testimonia la trasformazione e il “mezzo” che traghetta l’adolescente verso il nuovo mondo che l’aspetta, quello degli adulti.

Cosa guarda veramente l’adolescente allo specchio?

L’adolescente che passa ore davanti allo specchio non fa un discorso puramente estetico, ma interroga l’immagine di Sé, la propria identità profonda: chi sono io, si chiede. Non è più il bambino che è stato, ma non è ancora l’adulto che darà.

Nell’attenzione al suo aspetto fisico, al modo di vestirsi e addobbarsi, c’è in gioco la ricerca dell’identità personale: come si presenterà al mondo al di fuori della famiglia? Come si confronterà con i coetanei? Chi diventerà, alla fine del “viaggio”?

L’adolescente è molto dipendente dall’approvazione degli altri, soprattutto del gruppo dei pari, che è per lui uno specchio, che può rimandare un’immagine di sé positiva o negativa, adeguata o completamente inadeguata. I commenti, le battute dei coetanei, possono pesare come macigni sull’autostima dell’adolescente.

L’adolescente deve separarsi dal bambino che è stato e dai genitori onnipotenti dell’infanzia, che hanno fino a quel momento lo hanno indirizzato e hanno scelto per lui, e imparare chi è e cosa vuole, in maniera autonoma. Come un attore, deve assumere differenti pose, mettere in campo diverse caratteristiche fisiche e psicologiche, varie modalità di relazione, per comprendere cosa fa o meno per lui.

In questa possibilità di “giocare” e sperimentarsi, anche con il proprio corpo, di fare investimenti al di fuori della famiglia, di confrontarsi alla pari con i coetanei, si gioca il suo senso o meno di adeguatezza nella transizione all’età adulta.

In adolescenza tutti i nodi vengono al pettine

Se ci sono fragilità di base e problematiche antecedenti che non permettono all’adolescente, o alla sua famiglia, di sopportare ed elaborare il cambiamento, si può determinare una crisi o uno stallo, con una sintomatologia più o meno grave, che può investire proprio il piano corporeo.

Possiamo emergere allora atteggiamenti dismorfofobici di forte preoccupazione per uno o più difetti fisici che non sono osservabili o appaiono agli altri in modo lieve. Questa preoccupazione induce comportamenti e pensieri ripetitivi, come guardarsi allo specchio, curarsi eccessivamente del proprio aspetto, stuzzicarsi la pelle, cercare rassicurazioni, confrontare continuamente il proprio aspetto con quello degli altri, senza riuscire mai a trovare sollievo dalla propria insicurezza e sofferenza,

Le preoccupazioni ipocodriache, invece, consistono in paure immotivate per la propria salute e nella convinzione di avere o poter contrarre una brutta malattia. I sintomi fisici sono assenti o di lieve entità, ma è presente un forte ansia, che può ripercuotersi fisicamente con tachicardia, problematiche respiratorie, sensazione di vertigine e nausea, formicolio e tutti i sintomi del panico.

Le problematiche attinenti allo sviluppo adolescenziale possono manifestarsi con preoccupazioni eccessive relative alla forma e al peso del corpo, esitando in turbe dell’alimentazione come anoressia, bulimia, abbuffate compulsive o stili alimentari eccessivamente rigidi.

La paura di essere brutti, impresentabili, ripugnanti, deformi, troppo grassi o troppo magri, è legata all’angoscia o al rifiuto delle trasformazioni puberali e di tutto ciò che esse comportano sul piano fisico, psicologico e sociale.

Frequenti sono anche i disturbi psicosomatici, cioè quei disturbi fisici in cui è centrale l’influenza dei fattori psicologici: stanchezza, debolezza, mal di testa, mal di pancia o di stomaco, dolori muscolari, disturbi della pelle, asma.

In questi casi, le emozioni e le tensioni che l’adolescente non riesce a vivere ed elaborare sul piano mentale vengono somatizzate, cioè si scaricano sul corpo, mediante i percorsi chimici e biologici legati allo stress e all’alterazione del funzionamento immunitario, ormonale e neurotrasmettitoriale.

Un percorso alternativo alla somatizzazione è quello della scarica all’esterno attraverso i comportamenti impulsivi o compulsivi: condotte spericolate, abuso di alcol o sostanze, abbuffate, dipendenza da internet o dai videogiochi.

Quando bisogna preoccuparsi e, soprattutto, cosa fare?

Gli adolescenti che fanno questo lavoro hanno difficoltà a mentalizzare, cioè a comprendere i comportamenti propri e degli altri in termini di stati mentali. Parliamo anche di alessitimia, che è l’incapacità di riconoscere e verbalizzare le proprie emozioni, unita a un pensiero concreto, orientato all’esterno, e al blocco dell’attività immaginativa.

Altri fattori di rischio sono ansia e depressione, problemi in famiglia, difficoltà scolastiche, cattive relazioni con i pari, eccessive pressioni e aspettative familiari, cambiamenti di vita, separazioni o lutti, stress o traumi, abusi infantili, tendenza alla dissociazione.

Il ragazzo o la ragazza in difficoltà, insieme alla famiglia, hanno bisogno di un aiuto specialistico per riattivare il percorso di sviluppo che ha subito una deviazione o un arresto. In adolescenza c’è una grande sensibilità ai nuovi input e un percorso terapeutico può avere effetti impensabili in altri momenti della vita, poiché le difficoltà psichiche tendono in seguito a cronicizzarsi.

Bibliografia

American Psychiatric Association (2013), Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione (DSM V), Tr. It. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014.