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Il Coronavirus e la nostra mente: le conseguenze psicologiche dell’emergenza sanitaria

Stress, conseguenze psicologiche e rischi legati all’emergenza Coronavirus

La situazione attuale relativa al Coronavirus ha stravolto le nostre vite: la quarantena, la paura del contagio, l’isolamento forzato, il blocco della maggior parte delle attività, ci hanno portato a confrontarci con livelli elevati di stress.

Per tutti noi le abitudini, gli impegni quotidiani, per quanto talvolta “pesanti” (lavoro, scuola, palestra), nonché la vita socialegli svaghi (cinema, pizza, quattro chiacchiere al bar), sono punti fermi, le nostre “ancore” emotive e psicologiche.

È difficile essere catapultati di punto in bianco in una quotidianità completamente alterata: non lavorare, farlo da casa o in un clima di forte paura e restrizioni, non andare a scuola, non incontrare nessuno al di fuori del nucleo di convivenza, uscire solo per motivi di assoluta necessità. E poi le lunghe file per la spesa, i negozi chiusi, le città deserte, la paura del contagio. Niente a cui potessimo essere preparati, né da un punto di vista pratico, né psicologico.

Se a livello pratico, dopo lo spaesamento iniziale, la società e le persone si stanno “organizzando”, capendo sempre di più come comportarsi, tra le molte comprensibili difficoltà, a livello psicologico la cosa è più complessa e gli effetti più importanti si vedranno sul medio-lungo termine.

I pilastri dell’equilibrio psicologico

L’equilibrio psichico si basa su tre pilastri: biologico, psicologico e sociale. Questa pandemia li mina tutti e tre: c’è chi si ammala e chi ha paura di ammalarsi, dunque di subire un danno organico; la nostra psicologia è messa a dura prova, sia per la paura del virus sia per le conseguenze della quarantena; l’equilibrio sociale è alterato da ogni punto di vista: quotidianità, relazioni, lavoro, ecc.

La cosa più pesante, oltre alla rottura brutale delle proprie abitudini, è sicuramente l’isolamento sociale: chiusi in casa, non possiamo incontrare amici, parenti, colleghi o perfino il partner. Se si vive soli il senso di isolamento può essere assoluto, ma non bisogna sottovalutare le conseguenze della convivenza forzata , che può generare malumori, litigi o vere e proprie crisi.

Va poi tenuto presente il grande spettro, quello della crisi economica: le famiglie sono in forte difficoltà, la maggior parte delle attività hanno chiuso, molti tipi di i lavoratori sono stati violentemente colpiti dalle misure contenitive necessarie per fermare il virus.

Come se non bastasse c’è l’incertezza del futuro: non sappiamo quando tutto questo finirà. Siamo portati a vivere giorno per giorno: il conto dei danni si potrà fare solo alla fine.

I rischi per la nostra salute mentale

Seppur la situazione attuale abbia elementi di assoluta specificità e particolarità, per comprendere quali possano essere gli effetti psicologici della pandemia facciamo riferimento agli studi fatti in occasione di altre emergenze sanitarie e alla vasta mole di ricerche sulle conseguenze di eventi particolarmente stressanti o traumatici.

Sappiamo che i periodi di quarantena possono avere effetti psicologici profondi e duraturi, soprattutto sulle fasce della popolazione più “deboli” e vulnerabili da un punto di vista psicologico, sociale o economico.

Il rischio per ciascuno di noi è legato a diversi fattori: l’equilibrio psicologico precedente all’emergenza, ma anche le condizioni oggettive in cui è affrontata la quarantena: si vive in completo isolamento o con qualcun altro? Il clima affettivo del nucleo di convivenza è sereno? Le condizioni materiali sono favorevoli, o caratterizzate da scarse risorse logistiche ed economiche? L’abitazione è dotata di confort e sufficienti spazi interni ed esterni? Si continua o meno l’attività lavorativa e in che modalità? Si subiscono perdite economiche? Si hanno forti ragioni di temere il contagio (problematiche di salute pregresse, lavoro a rischio)? Ci sono persone vicine contagiate, gravemente ammalate o decedute?

Tra i principali fattori di stress, da valutare attentamente in questa emergenza, abbiamo: paura del contagio, per se stessi o per i propri cari, stravolgimento delle routine quotidiane, isolamento sociale, situazioni di elevata conflittualità o disagio nel nucleo di convivenza, mancanza di beni materiali o immateriali necessari al benessere personale, precarietà sociale e lavorativa, perdite economiche, disinformazione o cattiva informazione, insicurezza e incertezza sul futuro.

Di fronte ad una condizione di forte stress, la persona che non riesce a gestirlo con mezzi e difese psicologiche adeguate, o che non è sufficientemente sostenuta dal proprio ambiente di vita, può andare in crisi e manifestare una sintomatologia psicologica e fisica varia, a seconda della vulnerabilità di base, dell’organizzazione di personalità o di altri fattori cruciali.

I principali quadri clinici

Le problematiche psicologiche che possono emergere o aggravarsi in concomitanza con la crisi in atto sono: perturbazioni emotive, ansia, panico, irritabilità, disturbi dell’umore, depressione, disturbi del sonno, disturbi alimentari, abuso di alcol o sostanze, reazioni acute da stress e perfino i sintomi del disturbo post traumatico da stress.

L’ansia acuta ed il panico si manifestano con palpitazioni o tachicardia, sudorazione, tremori, difficoltà respiratorie, fastidio o dolore al petto, nausea o disturbi addominali, sensazioni di vertigini, sbandamento, instabilità, “testa leggera” o svenimento, brividi o vampate di calore, sensazioni di torpore o formicolio, derealizzazione (senso di irrealtà), depersonalizzazione (essere staccati da se stessi). Nell’attacco di panico, questi sintomi raggiungono il picco in maniera violenta, durando in genere dai 5 ai 20 minuti: la paura è quella di perdere il controllo, impazzire o morire.

I sintomi da stress acuto o disturbo post traumatico riguardano chi è stato confrontato ad esperienze traumatiche, cioè ad eventi talmente stressanti da causare una rottura nella continuità dell’esperienza personale, sovrastando le capacità individuali di gestire le situazioni e difendersi dal loro impatto negativo. Non è tanto, e solo, la drammaticità dell’evento che determina la gravità del trauma, quanto il suo impatto sulle capacità psichiche della persona. Nel caso della pandemia in corso, parliamo di chi si è improvvisamente ammalato in modo grave, chi ha perso una persona cara senza poterla salutare, il personale sanitario che è in costante contatto con la malattia e la morte, con il carico di stress dovuto a turni sfiancanti e alla paura di ammalarsi.

I sintomi post traumatici, includono: intensa e prolungata sofferenza psicologica, umore negativo, comportamento irritabile ed esplosioni di rabbia, ipervigilanza, problemi di concentrazione; tentativi di evitare ricordi o pensieri spiacevoli relativi al trauma, evitando determinati contesti o anche con l’uso di alcol, farmaci o altre sostanze; problemi con il sonno, incubi, flashback dell’esperienza, esagerate risposte d’allarme, reazioni fisiche in risposta a stimoli che ricordano la situazione traumatica.

La depressione si manifesta con abbassamento del tono dell’umore, tristezza, senso di vuoto, demotivazione, In età evolutiva possiamo, invece che umore depresso, irritabilità e iperattività. La persona può aumentare o diminuire di peso e dormire male (poco, troppo, con frequenti risvegli). C’è affaticamento e mancanza di energia, oppure stati di agitazione psicomotoria, una diminuita capacità di concentrazione, mancanza di volontà e l’incapacità di prendere decisioni.

In quarantena, il rapporto con il cibo e il sonno può essere disturbato per lo stress e le preoccupazioni, l’alterazione delle routine quotidiane, la mancanza di attività e l’isolamento forzato. Questo è in parte normale, ma il rischio è lo strutturarsi di veri e propri disturbi del sonno o disturbi alimentari.

Si possono sviluppare o esacerbare, nelle persone inclini, condotte di abuso di alcol, sostanze o farmaci, come tentativo di alleviare lo stress, la noia e l’ansia. Si possono manifestare, sempre nelle persone predisposte o già ammalate, spunti persecutori o deliranti, o veri e propri deliri.

Chi è più a rischio?

Le persone soggette a disturbi d’ansia, attacchi di panico e ipocondria (paura delle malattie) sicuramente vivono un momento molto complicato, perché hanno una situazione di base che rende loro difficile sia confrontarsi con la paura del contagio, sia affrontare le quotidiane condizioni d’incertezza.

Le persone che soffrono di disturbi mentali, anche lievi, e tutte quelle che hanno un equilibrio fragile da un punto di vita psicologico, sono esposti a crolli e scompensi: possono esacerbarsi i sintomi preesistenti o emergere condizioni nuove, dovute allo stravolgimento delle routine e all’impatto di nuovi fattori di stress, che non riescono ad essere gestiti.

Le persone malate o anziane, che sono anche i soggetti più a rischio di conseguenze gravi in caso di contagio, sono comprensibilmente le più spaventate e, dovendo stare particolarmente riguardate, tendono ad essere le più isolate, non uscendo neppure per fare la spesa o brevi passeggiate e non potendo ricevere le visite di familiari o amici.

Per gli adolescenti, naturalmente portati all’attivismo e alla socialità, stare a casa “con le mani in mano”, senza poter incontrare i coetanei, è particolarmente difficile. Inoltre, essendo portati ad una certa incoscienza, dovuta al fisiologico senso d’onnipotenza legato all’età, possono avere difficoltà a comprendere ed accettare la quarantena ed essere tentati di abbassare la guardia rispetto alle norme di igiene e prudenza, se non adeguatamente informati e monitorati dai genitori.

Riguardo ai bambini, invece, sappiamo quanto per loro siano importanti le routine, per cui l’interruzione delle stesse può dar luogo a qualche disagio, ma saranno molto contenti di passare del tempo con mamma e papà. Molto di come vivono questa situazione dipende da come la vivono e gliela presentano gli adulti di riferimento: un clima d’eccessiva apprensione, essere esposti continuamente alla tv senza filtri, non avere una spiegazione chiara di ciò che sta avvenendo, può gettarli in un forte stato di sconforto, che può non essere di immediata evidenza.

Pensiamo, infine, al personale sanitario, in prima linea nell’emergenza, con il rischio oggettivo di contagio, turni massacranti, mezzi spesso insufficienti, esposto alla sofferenza dei pazienti e dei loro familiari, alle morti e ad altre situazioni emotive di difficilissima gestione. Tra loro è molto forte il rischio di burn-out (esaurimento dovuto al carico di lavoro) e disturbi correlati allo stress.

Ci sono, invece, persone che possono non risentire particolarmente delle misure restrittive, o trovarsi stranamente a loro agio in questa situazione: chi soffre di problematiche sociali, chi tende all’isolamento o ha una vita ristretta in quanto a relazioni e interessi. O chi ha una vita particolarmente sregolata, che può non essere eccessivamente turbato da quella che per gli altri comporta una pesante alterazione delle routine. O anche persone con una quotidianità eccessivamente stressante, che hanno l’occasione di riposarsi e recuperare un po’ di energie.

Infine, le persone che stanno stare con se stesse, che apprezzano la solitudine o che hanno una vita familiare serena, che hanno interessi e hobby che possono coltivare da casa, tendono ad affrontare la quarantena senza particolari disagi.

Cosa fare

Se la paura che ci dovrebbe spingere, in modo realistico, a prendere le dovute precauzioni ed osservare scrupolosamente le direttive del governo e dei sanitari, si trasforma invece in panico, monopolizzando la nostra mente, andiamo incontro ad uno stato mentale disorganizzato, che in realtà ci mette ancora più a rischio, poiché non vedremo le cose come sono e agiremo in modo irrazionale. Se abbiamo preoccupazioni continue di difficile gestione, difficoltà di concentrazione, perturbazioni dell’umore, difficoltà con il cibo e il sonno, è il momento di chiedere un aiuto specialistico. Gli psicologi sono come sempre a disposizione della collettività e, grazie alle nuove tecnologie, possono essere di supporto alle persone anche a “distanza di sicurezza”.

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Bibliografia

AGI – Agenzia Italiana (2020), Gli impatti psicologici della quarantena e come prevenirli, www.agi.it