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Coronavirus: come sopravvivere alla quarantena senza impazzire

 

Come affrontare la quarantena, senza eccessivo stress o panico, e renderla un periodo il più possibile costruttivo.

Viviamo tutti un momento molto difficile: ritmi di vita stravolti, isolamento sociale, convivenze forzate, inattività lavorativa, perdite economiche, paura del contagio, famiglie colpite dalla malattie o da lutti improvvisi, incertezza sul futuro. È normale sentirsi spaventati, stressati, profondamente turbati.

Il virus è un pericolo invisibile, strisciante, che genera angoscia, paura dei contatti umani, diffidenza, perfino paranoia. Molti di noi hanno la mente così oberata dall’emergenza sanitaria da non riuscire a pensare ad altro, rincorrendo in continuazione le ultime notizie, alla ricerca di rassicurazioni, ma ottenendo paradossalmente solo ulteriori preoccupazioni.

Cosa può aiutarci in questo momento così difficile? Ecco qualche consiglio per affrontare la quarantena senza eccessivo stress o panico.

Prima di tutto, dobbiamo dare una struttura alle nostre giornate: vestirci al mattino, resistendo alla tentazione di rimanere tutto il giorno in pigiama, dedicare del tempo ad attività costruttive, come leggere un libro, vedere un bel film, sperimentare una ricetta, dedicarsi ad una passione accantonata, rispolverare progetti in sospeso, fare attività fisica. Usare il nostro tempo in maniera produttiva aumenta la nostra sensazione di benessere e soddisfazione, mentre sprecarlo in attività inutili ci fa sentire insoddisfatti, svuotati, prostrati.

È assolutamente sconsigliato passare le giornate tra social e tv, anche per evitare il bombardamento di notizie e messaggi riguardanti l’emergenza in corso che, a fronte della mancanza di altri stimoli, finisce per ipersensibilizzarci alla questione e deformare la nostra visione della realtà, rendendoci più fragili dal punto di vista emotivo. Sarà più che sufficiente tenersi aggiornati una o due volte al giorno sui canali istituzionali (Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità).

Evitiamo di condividere informazioni che non siano ufficiali e verificate e soprattutto notizie allarmanti, che non servono a farci essere più consapevoli, ma solo a minare il nostro morale e a generare ansie e paure. Tutti noi prendiamo già seriamente la situazione e quelli che non lo fanno non agiscono in tal modo perché non informati, ma perché utilizzano specifici meccanismi di difesa psicologici contro l’angoscia, come negazione e onnipotenza, che non vengono scalfiti dalle informazioni angoscianti, bensì accentuati (come le immagini di morte sui pacchetti di sigarette non dissuadono dal fumare).

Restare informati non equivale a rincorrere ossessivamente notizie di dubbia qualità. Agire responsabilmente e prudentemente, perché giustamente preoccupati per l’emergenza in corso, non equivale a non vivere più, o a vivere nel panico, senza mai potersi distrarre e pensare ad altro.

Ci sono altri fenomeni a cui assistiamo questi giorni causati dall’utilizzo da parte delle persone di meccanismi difensivi ben precisi, che si attivano di fronte ad eventi traumatici: ad esempio la ricerca di un capro espiatorio (colpevoli, untori, chi mente, chi si comporta in modo irresponsabile) è da ricondursi al meccanismo della proiezione, per cui spostiamo all’esterno, su qualcuno o qualcos’altro, le nostre emozioni minacciose, di modo che sia l’altro ad essere percepito come minaccioso, diventando il ricettacolo del nostro odio e della nostra rabbia.

L’assalto ai supermercati, la fuga dalle zone rosse, sono invece figli del panico, che produce una disorganizzazione psicologica e comportamentale di fronte alla percezione di una minaccia soverchiante.

Per quanto questi meccanismi siano umanamente comprensibili, non ci aiutano né a stare meglio, né a proteggere noi e la collettività, perché generano comportamenti irrazionali e pericolosi.

Sarebbe importante che anche i media facessero la loro parte e, invece di rincorrere ascolti e visualizzazioni, adottassero una comunicazione improntata alla sobrietà, basata sui dati oggettivi e complessivi e non sui singoli casi d’impatto, seppur le “buone notizie” e i toni moderati attirino meno l’attenzione dei toni drammatici e angoscianti, delle polemiche e delle teorie complottiste.

Possiamo accantonare un po’ il cellulare, che tende a risucchiarci in attività spesso prive di valore, e dedicarci finalmente ad altro. Usiamo piuttosto la tecnologia per favorire le relazioni e la vita sociale, anche se in modo digitale: mandare messaggi alle persone care, videochiamare amici, parenti o colleghi di lavoro, organizzare in gruppo aperitivi o cene online.

Si può riscoprire la vita in famiglia, con un ritmo diverso da quello della quotidianità a cui siamo abituati, sempre-di-corsa. Se si hanno bambini, si può sfruttare questo tempo insieme: anche se averli a casa tutto il giorno può essere faticoso, è l’occasione per parlare, giocare insieme, condividere attività per cui solitamente non abbiamo tempo. Per loro sarà un grande regalo, che può fare dimenticare la tristezza per il fatto di non vedere gli amichetti o non andare più a sport.

Prendiamoci del tempo per noi stessi, per riposarci, aver cura della nostra persona, alimentarci adeguatamente goderci un po’ di tranquillità, fare tutte quelle attività per cui di solito non abbiamo tempo, riprendere le fila dei nostri progetti, coltivare le relazioni sociali tramite tutti i mezzi tecnologici a nostra disposizione.

Questa pausa forzata può essere costruttiva, se siamo capaci di stare con noi stessi e prenderci la responsabilità del nostro tempo e della nostra vita, anche in quarantena.

Sia un eccesso di preoccupazione, sia un atteggiamento fatalista e disimpegnato, non ci aiutano psicologicamente ad affrontare l’emergenza. Ci aiuta invece un atteggiamento costruttivo, responsabile, di progettualità, di tutela della nostra salute e di quella degli altri, di rispetto delle regole e di solidarietà.

Tra le azioni responsabili che si possono compiere c’è il chiedere aiuto: non isolarsi, parlare con i familiari e gli amici delle proprie difficoltà. Si può scoprire che, probabilmente, sono le stesse di tutti gli altri. Condividendo le nostre emozioni possiamo anche aiutare gli altri a sentirsi meno soli. E’ normale sentirsi stressati e spaventati da una situazione oggettivamente difficile. Non c’è nulla di male, qualora se ne senta il bisogno o il desiderio, nel rivolgersi ad un professionista: molti psicologi stanno dando il loro contributo, in maniera solidale, anche a titolo gratuito (qui per informazioni).

La vita normale presto riprenderà, e quello che sarà successo e succederà dipenderà soprattutto da noi.

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